Emigrati illegali, schiavitù e cultura dello sfruttamento

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Questa potrebbe essere la peggiore settimana di sempre per la Thailandia e la sua immagine internazionale dei diritti umani. I media all’estero stanno criticando la nazione in modo pesante per la mancanza di azione sul lavoro sotto schiavitù.

Le incursioni improvvise e fortemente allarmanti, la deportazione forzata di decine di migliaia di migranti hanno attratto un’attenzione forte e negativa nella regione e tra i gruppi non governativi. E nel giro di qualche giorno è quasi certo che la Thailandia sarà gettata da un rapporto statunitense sul traffico umano nella categoria dei più brutali violatori, al pari della Corea del Nord, dell’Arabia saudita e di altri stati che aiutano la schiavitù.

Come si è giunti a questa tempesta imperfetta di umiliazione? E’ particolarmente irritante che il paese conquisti i grandi titoli nei circoli internazionali mentre prova ad adeguarsi ad un altro regime militare. Tra il rifiuto globale a salutare le azioni delle forze armate e una pioggia di critiche sulla questione più fondamentale dei diritti umani, è un periodo difficile. E’ chiaro quello che ha portato il paese in questo casino. E’ ugualmente chiaro che un’azione vigorosa contro il traffico umano risolverà il problema.

Ma non è una cosa così semplice da fare. Consideriamo l’ultimo problema per prima. Per ragioni che sono poco chiare come la maggior parte delle sue azioni, NCPO la scorsa settimana ha cominciato improvvisi e forzati arresti di massa degli emigranti clandestini.

La portavoce dei militari, Sirichan Ngathong, ha detto che gli arresti di massa, per lo più durante il coprifuoco, erano una misura di sicurezza per rimuovere tutti gli stranieri illegali dal paese. Così decine di migliaia di emigranti sono stati ammassati in modo inumano sui camion militari, portati alla frontiera e scaricati. E’ solo un’estensione di un trattamento simile recente e di estorsione di emigranti e rifugiati, per lo più notevolmente Rohingya.

Immediatamente ci sono stati reclami tra le ONG di brutalità, violenze e da fonti cambogiane di nove morti presunte causate dai militari. Il capo del NCPO generale Prayuth una emesso una dichiarazione in cui ammira i lavoratori immigrati intendendo chi lavora legalmente. Ma nella regione ci sono state solo reazioni negative. Si devono affrontare i rapporti di trattamento da selvaggi degli emigrati; le incursioni indiscriminate e scaricamenti senza cuore devono finire. Ma l’appello del nuovo regime al nazionalismo e alle deportazioni probabilmente prevarrà assicurando che l’immagine del paese all’estero continuerà a soffrire.

La scorsa settimana la Thailandia fu il solo paese al mondo a votare contro un nuovo patto dell’organizzazione internazionale del lavoro che invita tutte le nazioni a liberare gli schiavi e a dare degli aiuti. Inoltre una serie di articoli sui giornali inglesi ha una volta ancora denunciato il lavoro costretto che sostiene l’industria potente dei frutti di mare del paese. Persino il più grande conglomerato, CP group, poteva confermare che solo il 72% dei suoi prodotti non sono toccati dal lavoro forzato.

Il rapporto di questa settimana sul traffico umano, considerato uno standard fondamentale da tutto il mondo, probabilmente getterà altra vergogna sul paese. Portare la Thailandia sul livello 3 delle nazioni giunge dopo tre anni di cautela da parte di Washington, ONU ed altri.

Si è sviluppata nel paese una cultura dello sfruttamento degli emigrati di paesi vicini. Questa è stata causata dalla mancanza di azione di vari governi, politici e militari. L’attuale regime invece di fare azioni contro il traffico umano ha aggiunto un altro strato di problemi con la deportazione sostenuta dalle armi.

Non è necessario approvare altre leggi ma rintracciare e arrestare i trafficanti con le leggi attuali. Non è necessario protestare di fronte alla critica internazionale ma notar il problema ed agire di conseguenza.

EDITORIALE DEL BANGKOKPOST

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