Emigrazione cambogiana, tra matrimoni falsi e la schiavitù

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Tante donne cambogiane giungono in Cina o Corea del Sud per sposarsi ma si ritrovano solo ad essere scelte come amanti, denunciano le organizzazioni del lavoro. Mentre i giovani cambogiani, che si spostano per lavorare sui pescherecci in Thailandia, cadono vittima della droga.

Sono la perdita della terra, il debito, le paghe basse e i prezzi elevati del carburante e dell’elettricità a spingere i giovani delle zone povere della Cambogia verso terre straniere talvolta con conseguenze disastrose.

Le condizioni di lavoro misere nel settore della manifattura hanno soltanto peggiorato lo scenario del traffico della foza lavoro.

Tola Moeun, responsabile del Centro di Educazione legale delle Comunità (CLEC) dice che i contadini delle province rappresentano 80% della popolazione cambogiana, ma si ritrovano sempre più nei debiti a causa di prestiti da usura che comportano che i giovani devono lasciare la casa per cercarsi un lavoro.

Inoltre la prospettiva di diventare lavoratore nella manifattura di indumenti, secondo Tola Moeun, è così terribile che spesso le donne farebbero qualunque cosa pur di scappare a quel destino. “Lavoratrici del settore della manifattura scelgono spesso di andar in Corea del Sud per scppare dalla situazione”.

schiavitù e matrimoni combinatiLa sua associazione ha ricevuto numerose richieste dalle famiglie le cui figlie stanno vivendo esperienze di “matrimoni” turbolenti con uomini cinesi e Coreani rivelatisi poi matrimoni fantasma. Tola dice che le famiglie accettano il denaro dagli intermediari di matrimonio senza comprendere la situazione. La verità emerge quando le donne arrivano in Corea del Sud e si ritrovano allineate in una stanza tra le quali il “marito” farà la sua scelta.

“Nel 2011 andai in Corea del Sud, e mi spiegarono che le donne coreane non sono preoccupate delle lavoratrici del sesso poiché i loro mariti si prendono una amante. Così sceglie una donna cambogiana da sposare” dice Tola. “In Cina c’è penuria di donne nella provincia. Gli uomini vogliono una donna ce lavori con lui senza dare soldi. Così la donna diventa non solo una schiava ma anche una schiava del sesso.”

Ammette comunque Tola che non tutti i matrimoni internazionali sono falsi.

Una donna di 24 anni dice di conoscere molti casi di relazioni che sono andate avanti attraverso gli intermediari di matrimonio. Ma un’altra volta ha dovuto contattare la stampa, IPS, quando una donna di trentanni era perseguitata dall’intermediario dopo aver cambiato idea su una offerta fatta. L’intermediario si tirò indietro solo quando si parlo del CLEC.

“Tante donne cambogiane sposano uomini coreani. Queste sono relazioni reali. La gente davvero povera fa questo. Talvolta le donne ritornano e possono costruirsi una casa per la famiglia e migliorare la propria vita.”

I giovani uomini cambogiani si spostano in Thailandia per lavorare nell’edilizia, sui pescherecci o nelle industrie di trasformazione del pesce. Entrano sia legalmente con un visto che illegalmente.

“In caso di offerte illegali il reclutatore chiamerà per dire ‘vuoi un lavoro?’. La persona attraverserà la frontiera di notte, lontano dai punti di frontiera, nascosto su un camion insieme ad altri sotto varie merci che si stanno trasportando.” dice Tola.

Brahm Press della Raks Thai Foundation che dà assistenza ai lavoratori dell’emigrazione, dice che gran parte dei problemi sono causati dai contratti fatti in Cambogia.

“A luglio 2013 8000 cambogiani erano registrati a Bangkok, dei quali 5000 uomini. E loro sono tutti nel settore delle costruzioni. Ho sentito che dopo le detrazioni per le agenzie di reclutamento e la casa, ne escono fuori con meno di dieci dollari al giorno della paga minima.” dice Press.

Secondo lui gran parte dei problemi accadono per incomprensione sugli accordi di lavoro e le tasse quando i passaporti sono trattenuti per assicurarsi che i lavoratori paghino il loro debito di reclutamento.

Di recente 13 giovani cambogiani, 11 uomini e 2 donne tra i 15 e 23 anni, sono entrati in Thailandia con l’aiuto degli intermediari a cui hanno pagato 500 dollari ognuno, dice il padre di uno dei giovani.

“Fu promesso loro un buon lavoro e un buon salario di 300 baht al giorno, circa 8 euro, Per due mesi lavorarono in una azienda del caucciù, una azienda di lavorazione dei metalli ed infine nel settore delle costruzioni che è dove iniziarono i loro problemi.”

“Fummo pagati molto poco, circa 120 baht, 3 euro al giorno. Non volevamo lavorare più poiché avevamo troppa fame” dice Si Pesith di venti anni.

Tola dice che i lavoratori chiesero da mangiare e protestarono, ma il datore di lavoro li fece arrestare come lavoratori illegali. La detenzione di solito dura da sei a nove mesi, ma l’ambasciatore cambogiano You Ay è intervenuto e furono inviati a casa nel giro di una settimana.

Dopo il suo rimpatrio IPS parla con uno di loro Pesith: “Se paragoniamo il lavoro in Thailandia e quello in Cambogia, non ci sono grandi differenze.”

I pescherecci thailandesi sono stati additati dal dipartimento di stato americano in un rapporto sul traffico umano come potenziali imbrogli di traffico di lavoratori per gli emigranti cambogiani.

Secondo Press le condizioni sui pescherecci sono notoriamente difficili da monitorare. Il lavoro lì è legato all’uso di droga dal momento che i lavoratori devono sottostare a turni di lavoro che durano anche fino a 20 ore.

“Quando gli emigranti, prima birmani e poi cambogiani, erano a rimpiazzare principalmente i thai sulle navi, le anfetamine stavano alimentando la rabbia.” dice Press “Prima ci fu la Ya-Ma, che era più dolce della attuale Ya-Ba, ma non dava meno dipendenza. Durante il decennio scorso c’erano dei rapporti leggeri, secondo cui gli emigranti sui pescherecci che volontariamente prendevano la Ya-Ma, poi storie di capitani che drogavano l’acqua da bere.” Poi queste storie sono diventate meno frequenti.

Eliot Albers, direttore del INPUD, dice che la criminalizzazione dell’uso della droga rende più difficile l’assistenza delle persone che l’assumono specie per gli emigrati. “Povertà e alti carichi di lavoro peggiorano la relazione con la droga. Soffrono per il carico di lavoro e la droga li aiuta a passare la giornata” dice Albers.

I lavoratori dell’emigrazione mancano di una rappresentanza sindacale che li rende più facile a subire la violenza. Se sono lavoratori formali il processo dell’emigrazione costa molto, fino a 500 euro l’uno, che richiede un reclutatore ed un debito. Se sono informali costa di meno. Ma rischiano detenzione e deportazione da parte della polizia thailandese quando si lamentano delle condizioni del lavoro.

Eppure i lavoratori rimpatriati spesso lasciano la Cambogia un’altra volta.

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