Emigrazione cinese nel Sudestasiatico: manna o maledizione

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Per scelta e per vicinanza la Cina ha un’immensa influenza sulla regione del Sudestasiatico.

Lo spostamento di popolazioni cinesi verso parti della regione ha aiutato a facilitare il trasferimento di cultura e sviluppare una nozione di storia condivisa tra queste due regioni

La prima ondata di cinesi ebbe luogo tra il decimo e il quindicesimo secolo con molti che si stabilirono in quelle zone che oggi sono la Cambogia, Thailandia, Indonesia e Borneo, sposando gente del posto ed integrandosi con la popolazione locale.

Appena dopo la caduta della dinastia Ming nel XVII secolo iniziò la seconda ondata di emigrazione cinese quando molti cinesi si stabilirono in parti della Cambogia e della penisola malese.

Il terzo e più riconoscibile movimento di massa dei cinesi nella regione avvenne durante l’era coloniale britannica con un grande flusso di uomini cinesi attratti dalle prospettive di lavoro nelle miniere di stagno. Molti di loro erano anche motivati dalla carestia a causa della guerra civile cinese.

L’impronta del movimento di popolazioni cinesi in questa parte del mondo è chiara nella sola massa numerica della diaspora dentro il sudestasiatico. La popolazione cinese emigrata in Thailandia, Indonesia e Malesia sola rappresenta più di un terzo del numero totale di cinesi discendenti che vivono fuori della Cina continentale.

Nel mondo globalizzato di oggi, i nazionali cinesi guardano al Sudestasiatico per opportunità di lavoro. Le economie dei paesi del ASEAN vantano alti tassi di crescita e provano a fare passi in avanti in vari campi compresa la tecnologia, l’energia, la manifattura ed il turismo.

I giganti della tecnologia cinese, Alibaba e Tencent sostengono che la regione sarà la prossima frontiera dello sviluppo dopo la Cina continentale per la sua prossimità a quest’ultima.

Le stime della Divisione demografica dell’ONU indicano che il numero di emigrati cinesi è in costante crescita. Nel 2015 il numero di cinesi che vivevano all’estero si è più che raddoppiato dai 4.2 milioni del 1990 ai 9,5 milioni. Oltre la metà di questo numero la si può attribuire alla migrazione in altre parti dell’Asia, principalmente il sudestasiatico.

Un altro immenso fattore che spinge una nuova ondata di emigrazione cinese è l’ambiziosa nuova via della seta, BRI. Insieme con questo flusso di investimento cinese diretto nei progetti infrastrutturali miliardari nel Brunei, in Cambogia, Filippine ed Indonesia si aggiunge il movimento di impiegati di stato, di lavoratori, di imprenditori e di membri delle loro famiglie in questi paesi.

Secondo Raya Muttarak, direttore del Wittgenstein Centre for Demography and Global Human Capital, la tendenza generale verso l’emigrante cinese nei paesi della Nuova Via della seta dipende dal livello di specializzazione di questi individui. Non è poi molto distante dalla tendenza generale delle attitudini verso gli emigranti: quelli che provengono dalle file più basse della scala socioeconomica sono percepiti in modo negativo rispetto a quelli con lavori specializzati.

In un articolo dello scorso anno, Raya Mutturak concludeva che diversamente dai suoi predecessori che erano per lo più poveri e senza istruzione questa nuova ondata di emigranti sono imprenditori molto istruiti. Molti di loro cercano opportunità di investimento nella regione come conseguenza dei piani di espansione economici cinesi all’estero che sono stati messi in moto negli anni 90.

Con la logica prevalente che emigranti specializzati per il fatto di guadagnarsi da vivere e accumulare capitale danno un contributo sostanziale alle entrate fiscali nei paesi di destinazione, l’idea pubblica su questi emigranti è sostanzialmente positiva.

Comunque la mobilità di manodopera cinese può accendere i risentimenti tra i lavoratori poco specializzati del posto, particolarmente contro quelli portati dalla Cina come manovali per lavorare nei progetti infrastrutturali.

Con i piani per il BRI che non vedono segni di rallentamento, i paesi del BRI devono attendersi una crescita di emigrazione cinese nei loro porti. A giudicare dalle esperienze globali recenti con l’emigrazione, potrebbe aprire il vaso di Pandora in termini di come saranno integrati questi emigranti nella cultura e società locali.

Se alla fine l’emigrazione cinese sarà una manna o una maledizione per il sudestasiatico potrebbe dipendere molto certamente da questo fattore.

TheAseanPost

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