Energia rinnovabile in Vietnam e la rete elettrica di corruzione

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Lo scorso aprile l’Ispettorato Governativo vietnamita ha mostrato varie violazioni nel campo delle licenze e nella certificazione dei progetti di energia rinnovabile in Vietnam.

A fine 2023 gli ispettori vietnamiti del Partito Comunista Vietnamita trovarono che Tran Tuan Anh, che guidava la Commissione Economica del Partito, e Trinh Dinh Dung, ex vice primoministro, erano tra i responsabili per “le mancanze nei processi di consulenza e di legiferazione per lo sviluppo di progetti solari ed eolici oltre che nell’applicazione del Piano di Sviluppo Energetico emendato PDP7”.

Gli ispettori hanno perciò raccomandato azioni disciplinari contro Anh, Dung e gli altri esponenti del partito coinvolti.

Foto L.Bằng

Anh è stato ministro dell’industria e del commercio mentre Dung era vice primo ministro che presiedeva gli affari economici tra il 2016 e 2021 compreso il settore solare.

Nel loro periodo al governo il Vietnam ha assistito ad una notevole crescita di energia rinnovabile in cui in tre anni sono stati completati numerosi progetti eolici e solari.

Secondo la EVN, la compagnia statale di elettricità, tutto ciò ha portato ad una crescita di energia rinnovabile che dai 997 GWh del 2018 è passata agli impressionanti 37865 GWh nel 2022.

Il Vietnam è emerso quindi come il paese guida del Sud Est Asiatico nel campo delle energie rinnovabili producendo il 69% della generazione energetica rinnovabile della regione nel 2022.

Questi successi non sono comunque giunti senza problemi.

Lo scorso aprile l’ispezione fatta dall’Ispettorato Governativo ha mostrato numerose violazioni nel campo delle licenze e nella certificazione dei progetti di energia rinnovabile in Vietnam.

Per esempio il PDP7 sottolineava l’obiettivo di installare 850MW di energia solare entro il 2020 che deve crescere a 4000 MW per il 2025. In modo analogo il piano prevedeva 800MW di energia eolica per il 2020 con l’obiettivo di 2000MW entro il 2025.

A maggio 2023 la capacità totale installata di eolica, solare e progetti solari sui tetti aveva già raggiunto un impressionante 21839 MW che superava alla grande gli obiettivi del PDP7.

Questa crescita improvvisa di energia rinnovabile ha messo a dura prova la rete elettrica vietnamita specialmente nella zona centrale dove era localizzata la maggior parte dei progetti di energia rinnovabile. Inoltre nello stesso periodo non sono state costruite nuove centrali elettriche tradizionali, necessarie per fornire un carico di base stabile alle fonti di energia rinnovabile, che sono più dipendenti dalle condizioni atmosferiche e quindi meno affidabili.

Ciò ha creato problemi significativi di sicurezza per il sistema energetico nazionale. L’ente elettrico vietnamita di conseguenza ha dovuto tagliare la quantità di energia che acquistava da fonti rinnovabili con perdite finanziare sostanziali per i proprietari dei progetti.

Ciò che ha spinto la rapida crescita del Vietnam nelle energie rinnovabili è stata l’applicazione di alte tariffe di alimentazione per progetti certificati che iniziavano le operazioni commerciali prima di una data specifica.

Per esempio le aziende solari che diventavano operative entro il 30 giugno 2019 erano eleggibili di una tariffa di 9,35 centesimi di dollaro a kWh, mentre i progetti eolici onshore e offshore che iniziavano le operazioni commerciali il 1 novembre 2021 ricevevano una tariffa di 8,5 centesimi al kWh e 9.8 kWh rispettivamente.

Nel frattempo le tariffe per i progetti solari sui tetti che operavano prima del 31 dicembre 2020 è di 8,38 centesimi al kWh. Per tutti il quadro temporale è di 20 anni.

Queste preziose tariffe hanno acceso la forte competizione tra gli investitori locali a costruire progetti solari ed eolici, ma la maggioranza di loro non ha competenza nel settore energetico.

Loro hanno usato principalmente legami che spesso coinvolgevano pagamenti di mazzette per assicurarsi le licenze dei progetti, poi si affidavano pesantemente sui finanziamenti bancari o società obbligazionarie per finanziare lo sviluppo dei progetti.

A causa della pandemia e della accesissima competizione per i materiali e le maestranze, 62 progetti eolici non riuscirono a far partire le operazioni prima della data prestabilita.

Non potendo vendere la loro energia all’ente elettrico vietnamita, questi progetti sono andati incontro a difficoltà finanziarie. Persino quei progetti che erano qualificati per le alte tariffe si trovavano a problemi crescenti. Oltre alla riduzione imposta da EVN, l’Ispettorato governativo ha riscontrato violazioni nella certificazione di molti progetti, mettendoli a rischio di squalifica dal FITs. Gli investitori stranieri che acquistavano progetti da investitori locali potevano incorrere in potenziali perdite se fossero riscontrate violazioni simili.

La situazione impatta anche in modo negativo lo stato e l’economia più vasta. La maggioranza dei prezzi pagati sono maggiori dei prezzi al dettaglio dell’elettricità a significare che lo stato e gli utenti finali essenzialmente sostengono i progetti di energia rinnovabile.

Queste alte tariffe di alimentazione hanno contribuito alle perdite crescenti accumulate da EVN negli ultimi due anni, che raggiungeranno i 55.000 miliardi di VND (2,3 miliardi di dollari) entro settembre 2023. Il governo non ha quindi avuto altra scelta che permettere a EVN di aumentare i prezzi al dettaglio dell’elettricità, esercitando una pressione al rialzo sull’inflazione e minando la competitività del Vietnam.

Alla luce di queste gravi conseguenze il governoe ha provato a contenere i danni. L’ente elettrico ha smesso di comprare energia elettrica dai progetti solari a tetto completati dopo il 31 dicembre 2020 lasciando migliaia di investitori nel limbo.

Le autorità hanno ispezionato per bene la maggioranza degli impatti di energia rinnovabile. I progetti che hanno commesso gravi violazioni, come la mancanza di permessi di costruzione o l’assenza di una certificazione di destinazione d’uso del terreno e di funzionamento commerciale, potrebbero vedersi rescindere i contratti di acquisto di energia elettrica con EVN.

Lo scorso mese l’ente elettrico vietnamita ha proposto persino di abbassare il prezzo per 38 progetti per ritirare la proposta il giorno dopo, a riflettere le difficoltà del governo a trovare una soluzione soddisfacente.

Un approccio indulgente perpetuerà le perdite per il bilancio dello Stato, ma un approccio pesante potrebbe causare ampie perdite finanziarie per gli investitori, con potenziali ripercussioni sul sistema bancario, dato che gli investitori fanno grande affidamento sui finanziamenti bancari. Questo potrebbe anche avere un impatto negativo sulla fiducia degli investitori nel clima di investimento del Vietnam e sollevare dubbi sull’impegno del Paese nella transizione energetica.

Al momento, non sembra esserci una soluzione diretta. Non è ancora chiaro come il Vietnam affronterà e imparerà da questa situazione per le future decisioni politiche.

Tuttavia, è inevitabile che i responsabili di questa situazione debbano presto affrontare gravi conseguenze per quello che potrebbe diventare uno dei più gravi errori politici della storia recente del Vietnam.

Le Hong Hiep, FULCRUM.sg

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