L’eredità delle camicie rosse nelle manifestazioni di Bangkok

Chiang Mai Anon Nampha
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L’aria umida serale era densa di slogan di insulti a Re Maha Vajiralongkorn quel 15 ottobre 2020, e l’incrocio di Ratchaprasong a Bangkok Centro si riempiva di oltre diecimila giovani manifestanti.

eredità delle camicie rosse a Bangkok
Photo by Nick Nostitz

Mentre osservavo quanto avveniva a Bangkok dalla Germania, la mia mente tornò indietro a quel 19 settembre 2010.

Questo sconvolgimento politico thailandese non è affatto nuovo ma una prosecuzione di un’altra agitazione, che a malapena raggiunse i titoli di gran parte dei media.

In quel giorno lontano di settembre, i capi del UDD, il maggior gruppo nel movimento contro il potere delle Camicie Rosse, erano nel trambusto totale. Per metà erano in carcere e la maggioranza degli altri era scappata all’estero.

Ma Sombat Boongamanong, un capo indipendente delle Camicie Rosse, annunciò che sarebbe tornato a Ratchaprasong per commemorare i manifestanti uccisi nella brutale repressione militare che terminò il 19 maggio con oltre 90 morti e 1800 feriti.

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All’invito di Sombat aderirono oltre diecimila Camicie Rosse che sorpresero del tutto sia Sombath che una non incurante polizia. Gli fu permesso di salire su un mezzo della polizia con un sistema di altoparlanti e provò a spostare la folla verso Wat Pathum Wanaram, un grande tempio lì vicino.

I manifestanti si rifiutarono, gridando “sono venuto da me”. Poi tutto cambiò. Un sussurro si diffuse da un angolo verso la folla, che cresceva sempre più forte. Re Bhumibol Adulyadei, padre del re attuale, era accusato di ordinare l’omicidio delle camicie rosse. Furono scritti dovunque manifesti e graffiti di offesa.

Le proteste senza capi delle camicie rosse continuarono per dieci settimane cambiando posto ogni due settimane tra Ratchaprasong e il Monumento della Democrazia. Ogni volta c’erano i soliti slogan contro la monarchia ed i graffiti che dovevano essere cancellati o oscurati in fretta.

Agli inizi di dicembre si formò un nuovo consiglio del UDD sotto la guida di Tida Thawornset, la principale stratega. Aveva una grande paura per i manifestanti e andò dalle organizzazioni di base del movimento nel paese invitandoli a lasciar cadere la posizione antimonarchica.

C’erano sempre tanti gruppi indipendenti degli UDD come il gruppo progressista 24 giugno e il rivoluzionario Daeng Siam, o Rosso Siam. Loro e le stazioni radio di comunità continuavano a fare propaganda contro la monarchia nella speranza che le elezioni del 2011 di Yingluck sarebbero state di liberazione.

Yingluck era la sorella minore di Thaksin Shinawatra, il primo ministro che i militari cacciarono a settembre 2006 ed il simbolo principale del movimento delle Camicie Rosse.

La maggioranza dei sostenitori di Thaksin nel 2006 erano realisti radicati che amavano il vecchio re. Ma tutto cambiò negli anni che seguirono mentre la Thailandia si polarizzava e si approfondiva il conflitto con gli iperrealisti delle Camicie Gialle.

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L’amore per la monarchia che è infusa in ogni thailandese sin dalla nascita era annullato dalla violenza di strada e dalle repressione violente, dai golpe, da discutibili decisioni dei tribunali, e il costante rovesciamento dei governi sostenuti da Thaksin da parte del vecchio ordine.

Fino al golpe del 2014, la monarchia, la società e la politica erano continuamente discusse in innumerevoli situazioni, seminari, rappresentazioni teatrali e musicali e nei media alternativi.

Non c’erano reazioni ufficiali degne di nota ma i militari raccoglievano comunque informazioni.

Uno dei primi palchi critici della monarchia fu la Voce della Gente di Sanam Luang, VSLP, che si formò alla fine del 2006 e che produsse uno dei primi grandi processi di lesa maestà nel conflitto Rosso Gialli: Daranee Charnchoengsilpakul, conosciuta come Da Torpedo, che passò otto anni in carcere.

Torniamo velocemente a luglio di quest’anno, quando Arnon Nampa ha messo in moto il tutto. Lo si descrive correttamente come un avvocato dei diritti umani, ma nella sua storia ha fatto parte del gruppo legale delle camicie rosse ed è stato di militante critico della monarchia.

Il mese successivo alla richiesta di riforma della monarchia di Arnon, gli studenti in un’altra manifestazione lessero l’agenda di dieci punti che chiedevano in dettaglio cosa si doveva fare.

Questa non era come molte agenzie hanno detto un nuovo inizio, ma il tornare in superficie di qualcosa che iniziò almeno un decennio prima.

Perché tutto questo era diventato clandestino? L’amara risposta è che all’indomani del golpe del 2014 fatto dall’allora capo dell’esercito generale Prayuth Chanocha la maggioranza dei militanti più coraggiosi finì in prigione, oppure in esilio oppure morì.

Chucheep Chivasut, conosciuto Zio Sanam Luang, organizzatore del VSLP, scomparve nel 2019 e si presume sia morto. Surachai Danwattananusorn, cofondatore di Rosso Siam fu presumibilmente ucciso in esilio in Laos nel 2018. Wuthipong Kachathamakul, or Go Tee, il più sfacciato commentatore radiofonico, fu rapito e si pensa sia stato assassinato in Laos.

Alcuni non furono posti in silenzio. Il gruppo musicale Fai Yen sopravvisse in Laos e conquistò l’asilo politico in Francia.

Somyot Pruksakasemsuk, capo del gruppo 24 Giugno, fu messo in prigione e rilasciato ma è stato di recente riarrestato. Lo storico Somsak Jeamteerasakul che fuggì in esilio in Francia nel 2010 propose un’agenda di riforma in sette punti della monarchia, ed è da una sua foto in grandezza naturale che i laureandi della Thammasat University hanno scelto simbolicamente di ricevere la loro laurea, non dal re.

Mentre la storia si muove in modo drammaticamente veloce, non è ragionevole attendersi che dei giornalisti agiscano da storici, ma va detto che il loro racconto di una ribellione giovanile spontanea ignora la storia recente.

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I manifestanti chiedono la fine del feudalesimo allo stesso modo delle Camicie Rosse. In parte ciò è dovuto al risentimento nel vedere la limitazione della loro libertà, ma c’è continuità.

E’ un conflitto che si è trasmesso alla nuova generazione.

Sebbene i media locali non parlino di come sia cambiata la percezione della monarchia e molte cose siano dei dettagli di sfondo per i media esteri, tantissime cose sono in ballo.

La stradina in cui ho vissuto per 15 anni prima di essere costretto ad andarmene dalla Thailandia nel 2016 per la sicurezza mia e della mia famiglia era alquanto tipica della divisione irriconciliabile tra Rossi e Gialli.

Della Monarchia si discuteva apertamente nella comunità. Gli amici di mio figlio sono ora adolescenti e come tutti gli altri giovani che protestano ora è cresciuto in quella atmosfera.

E’ giusto dire che l’ondata attuale di proteste sia stata innescata dalla dissoluzione di febbraio da parte della Corte Suprema del partito sostenuto dai giovani Future Forward.

Ma non si deve dimenticare che FFP ebbe tantissimi voti dalla dissoluzione del Thai Raksa Chart Party appena prima delle elezioni del 2019, un partito delle Camicie Rosse sostenuto da Thaksin.

Persino il saluto delle tre dita che si ispira ai film di The Hunger Games che ritroviamo in tutti gli articoli recenti non è una cosa nuova. Fu adottato dai militanti delle Camicie rosse pochi giorni dopo il golpe del 2014.

Mentre si collegano questi amari fili storici, la domanda da porsi è se la Thailandia può imparare almeno una volta dalla propria storia.

Il paese ha raggiunto un momento critico e la riforma della monarchia è una delle tre richieste dei manifestanti, una che probabilmente non sarà lasciata cadere.

anon nampa

Il potere realista considera ogni critica come una violazione insopportabile della santità della monarchia e uguaglia la richiesta di riforma ai tentativi di rovesciarla. Ha iniziato a mobilitare il sostegno di strada mentre attendono che che le proteste raggiungano un picco prima di fare la loro mossa e prima che le autorità liberino una valanga legale sui capi delle proteste, se non peggio.

C’è una tradizione triste in Thailandia: il versamento di sangue precede il negoziato ed il compromesso. Quest’ultimo è spesso di breve vita e lo si definisce meglio col termine sottomissione.

Gli ingredienti di uno scontro sono tutti lì. La domanda è se la Thailandia questa volta possa riuscire ad evitare il ciclo vizioso di violenza politica ed oppressione per andare verso una società che si mostra da qualche decennio.

Nick Nostitz, NAR