Esodo di lavoratori vietnamiti e rottura della catena globale delle merci

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L’ esodo dei lavoratori vietnamiti di ritorno nelle province di origine ha portato ad una mancanza di manodopera che ha preoccupato molte imprese ed il governo che teme una fuga delle imprese dal Vietnam.

L’operaio Le VanTeo per i quattro mesi in cui il Vietnam ha combattuto contro la variante delta è rimasto chiuso nella sua stanza condivisa, nel centro industriale meridionale di Binh Duong sopravvivendo con gli alimenti che gli hanno donato.

Le serrate e le chiusure temporanee delle fabbriche, usate per controllare la crescita di casi di Covid-19, ha significato che i salari degli operai sono stati falcidiati. Hanno visto i loro risparmi svanire e hanno contato sui vicini o sul governo locale per mangiare, cosa che per molti è stata traumatica.

REUTERS/Stringer

Quando il primo di ottobre hanno allentato le restrizioni Teo, che lavora in una fabbrica della plastica, ha deciso che non ne poteva più e si è unito a migliaia di altri operai, provenienti dalle parti più povere del Vietnam, che sono tornati nei loro luoghi di origini.

E’ stato un esodo di lavoratori vietnamiti che ha lasciato gli imprenditori nel panico per la mancanza di operai.

Sono tre milioni e mezzo gli immigrati che lavorano a Ho Chi Minh City e province vicine e secondo i media statali 2,1 milioni vogliono tornare a casa. Sui media sociali si vedono tante immagini di chi inizia il viaggio di ritorno con le moto sovraccariche e con i bambini.

Il Vietnam ha un ruolo enorme nella economia consumistica globale perché dà vestiti, scarpe e apparecchi elettrici delle case di tutto il mondo. Con la catena di rifornimento già interrotta dalla mancanza di lavoro e alti costi di trasporto per la pandemia, il ritardo della produzione in Vietnam colpirà i consumatori ed il commercio attorno a Natale.

Per il governo Vietnamita che negli ultimi anni ha provato ad attrarre industrie globali che vogliono diversificare la produzione dalla Cina a causa delle guerra commerciale USA Cina, la mancanza di lavoro potrebbe rallentare la crescita economica.

Nguyen, ingegnere della qualità che lavora con marchi noti come Decathlon e Adidas, dice che il lavoro e la mancanza di materiali ha impedito ai fornitori di ritornare ai livelli produttivi precedenti.

Il giovane ingegnere lavora con cinque fornitori nel Vietnam del Sud per assicurare che le imprese soddisfino agli standard qualitativi dei compratori. La mancanza di operai significa che è difficile accettare nuovi ordini quando si chiede ai lavoratori di fare più funzioni su differenti linee di manifattura.

“I lavoratori possono trovare nuovi datori di lavoro che offrono migliori condizioni ora che sanno che le fabbriche hanno problemi di organico” dice Nguyen.

A settembre il Vietnam ha esportato scarpe per 700 milioni di dollari, una caduta del 44% rispetto allo stesso mese dell’anno prima secondo l’ufficio del WTO di Hanoi. Circa 80% delle fabbriche del meridione erano chiuse per le serrate anticovid, quando loro producono il 70% delle entrate dalle esportazioni del settore delle scarpe.

Il governo non è riuscito a prevedere questa situazione

Teo che si è spostato all’inizio dell’anno dalla provincia di An Giang nel Delta del Mekong a Binh Duong guadagnava fino a 440 dollari mensili se lavorava 12 ore per sette giorni la settimana in una fabbrica della plastica.

Dice che il viaggio di ritorno di 270 chilometri in moto con le tante famiglie di migranti è stato altrettanto caotico come nei giorni del capodanno lunare vietnamita del Tet.

Aggiunge che aveva finito i soldi per restare a Binh Duong, che insieme alla provincia settentrionale di Bac Ninh e Ho Chi Minh City è la destinazione più popolare per chi cerca lavoro.

Teo non aveva molti risparmi perché ogni mese invia dei soldi alla madre e usa il resto per l’affitto e per mangiare. Durante la serrata il proprietario della casa gli ha concesso di dilazionare l’affitto e ha vissuto per i doni occasionali di alimenti dai vicini.

Ha anche avuto dei sussidi dal governo locale e dal datore di lavoro che gli anno appena permesso di tirare avanti. E’ la stessa esperienza di tanti lavoratori migranti in Vietnam che dopo aver perso i loro guadagni hanno trovato che dovendo lottare per sostenersi nella serrata hanno subito dei contraccolpi sulla loro salute mentale.

“Mia madre è stata a dirmi di tornare a casa e che dopo aggiusteremo le cose. Dopo la quarantena troverò un lavoro, ma non ho deciso se sarà qui oppure se torno a Binh Duong” dice Teo.

Il cattivo morale tra i lavoratori e le domande sul se o sul quando torneranno al lavoro hanno acceso la preoccupazione che il Vietnam, che anche durante la pandemia è stata una storia di successo, potesse vivere un contraccolpo sul PIL domestico. Il governo stima una crescita del PIL del 2,5% ben sotto la crescita da 7% degli ultimi anni.

L’anziano consigliere economico di cinque premier vietnamiti Le Dang Doanh ha chiesto alle autorità locali di fare la loro parte nell’incoraggiare i migranti a tornare nei centri produttivi promettendo anche loro qualcosa per la casa e i trasporti.

“Il governo aveva tre pacchetti di aiuto la cui applicazione è stata lenta e la cifra non era sufficiente e quindi i lavoratori sono andati via perché hanno perso il loro sostentamento” dice l’economista il quale aggiunge che ad essere tra i più colpiti sono chi lavora nei ristoranti e a vendere i biglietti della lotteria.

“La pandemia è un test serio per l’efficacia del sistema. Il governo non è riuscito a prevedere questa situazione. E’ stato troppo lento nel preparare i vaccini, la serrata e il distanziamento sono stati troppo vasti e lunghi causando un danno socioeconomico non necessario”

Già precario

Ma Nguyen Phuong Tu, ricercatrice dell’università di Adelaide, dice che all’ esodo di lavoratori vietnamiti non ha contribuito solo la pandemia, dal momento che le condizioni di vita e lavoro dei migranti erano già precarie prima del COVID-19.

I lavoratori già lottavano per sopravvivere con quelle paghe basse per lavori che non richiedono qualifiche particolari e specifiche, mentre l’accesso alla sanità e l’accesso dei figli alla scuola nelle province e città dove si sono spostati erano anche difficili a causa del sistema nazionale di registrazione delle famiglie

Tu ha detto che chi aveva contratti di lavoro e assicurazione sociale a causa del proprio lavoro se l’è cavata meglio dei lavoratori precari, anche se persino loro rischiavano la perdita del lavoro, la trasformazione in lavoratori precari e alcuni datori di lavoro non aderivano alla legge sul lavoro.

“La prolungata pandemia e così tanta incertezza e rischio per il lavoro, la salute, la sopravvivenza hanno consumato quello che hanno per continuare a restare nelle province e città di destinazione” dice la ricercatrice la quale aggiunge come questa situazione incerta del lavoro potrebbe far ricredere gli investitori nell’investire ancora e spingerli ad abbandonare il Vietnam.

L’associazione industriale vietnamita VITAS ha detto in un articolo della scorsa settimana che gli ultimi tre mesi di questo anno saranno un periodo estremamente difficile per il settore della moda e c’è il rischio che i compratori se ne andranno altrove.

Bloomberg comunque dice che ci sono segni di miglioramento con le zone industriali e di esportazione a HCMC che riaprono ed il 57% dei lavoratori che sono tornati in fabbrica al 6 ottobre, quando il 1 ottobre erano appena il 24%.

Le infezioni giornaliere vietnamite sono cadute a 5000 al giorno dai 10mila dello scorso mese. Mentre è vaccinato solo il 14% della popolazione dei 98 milioni di abitanti, il paese raggiungerà il 70% dei vaccinati a marzo prossimo.

Il presidente di VITAS parlava della mancanza di lavoratori come “un grande problema per la comunità degli imprenditori quando non esiste un piano ottimale per reclutare lavoratori nella ‘nuova normalità’”.

L’associazione invitava i propri iscritti a mostrare attenzione vera per i lavoratori e aiutare chi ha i requisiti per i programmi di sostegno del governo a richiedere quello che è loro dovuto.

Sen Nguyen e Giang Pham, SCMP

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