Etica dei media thailandesi, un nuovo bavaglio alla libertà di stampa

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La bozza di legge di promozione dell’ etica dei media e degli standard professionali sarà presto all’esame del parlamento thailandese, dopo essere stata approvata dal governo del primo ministro Prayuth Chanocha.

A proporre questa legge di promozione dell’etica thailandese è il dipartimento delle pubbliche relazioni del governo, che è presieduto dal generale Sansern Kaewkamnerd che fu il portavoce della giunta militare presieduta sempre dal generale Prayuth Chanocha.

Con questa legge si vuole dare una vestigia di legalità e moralità ad una pratica consolidata di pressioni indebite sulla stampa e sui giornalisti, non legati al guinzaglio, che in questi giorni prende ad obiettivo alcuni giornalisti.

La loro colpa è di “seguire la mobilitazione politica sin da luglio 2020 quando scoppiarono le manifestazioni contro il governo.” come scrive Thai Enquirer che racconta come un suo giornalista sia stato accusato di fare parte del gruppo Thalugaz.

Un altro giornalista di Voice TV, Sirote Klampaiboon, si è vista la polizia in casa perché svelò una lista di personalità e giornalisti sotto la stretta osservazione della polizia e militari anche se contro di loro non esistevano azioni giudiziarie.

Sono intimidazioni che vogliono creare un clima di paura nella famiglia e far spaventare la madre anziana, secondo Sirote che è anche accusato di aver partecipato alle proteste dello scorso anno, quando lui faceva solo il proprio mestiere di reporter.

Con la bozza di legge di promozione dell’ etica dei media questa intimidazione spingerebbe la Thailandia ancor di più lungo una china totalitaria.

La nuova legge richiederebbe alle organizzazioni dei media di avere la licenza e di essere sorvegliati da una nuova agenzia definita “Consiglio Professionale della Stampa”, fatta da 11 persone scelte dalle varie organizzazioni dei media, un gruppo di esperti ed un rappresentante del Thai Media Fund controllato dal governo.

Questo nuovo consiglio ha il potere di stendere un insieme di regole etiche dei media e fare azioni sui media o sugli individui che pubblicassero qualcosa di non-etico. Privati cittadini potranno anche denunciare se credono di essere colpiti dal lavoro di giornalisti poco etici, un po’ alla maniera della legge di lesa maestà che può essere azionata su semplice denuncia di singoli cittadini.

Poiché la libertà di stampa è garantita, “l’esercizio non deve andare contro i doveri del popolo thai o la buona morale delle persone”

I doveri del popolo thai o la buone morale delle persone sono gli argomenti con cui la corte costituzionale thai ha impedito qualunque discussione della monarchia thai o con cui ha rigettato l’equiparazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Su queste tematiche della libertà di stampa, toccata pesantemente da questa etica dei media e degli standard professionali, traduciamo il commento del giornalista thai Pravit Rojanaphruk che ha vissuto nel passato due volte due arresti senza mandato, definiti dalla giunta militare di allora, aggiustamento delle attitudini.

Come trasformare i giornalisti thai in PR servi dello stato

Nel sogno proibito di un quasi dittatore, lo stato “democratico” riesce a decidere chi può diventare un giornalista, chi no, e quale giornalista non può scrivere su un argomento, trasformandoli essenzialmente in servi da pubblica relazione.

Questo è uno dei sogni di sempre del regime di Prayuth Chanocha e dei suoi amici ed ora si avvicina a diventare realtà.

Il governo guidato da Prayuth Chanocha ha approvato una legge per dare la licenza, controllare e punire la stampa. La bozza è stata scritta dal Dipartimento delle pubbliche relazioni guidato dal noto generale Sansern Kaewkamnerd.

Ecco come si prova a portarla in porto senza che si possa sospettare che ci sia qualcosa di sospetto.

Primo stadio: offuscare, usare il fumo negli occhi e gli eufemismi e chiamare la legge con belle parole come bozza di legge di promozione dell’ etica dei media e degli standard professionali.

Come si fa ad opporsi ad una legge dai toni così belli?

Nessuno sospetterebbe che ci sia qualcosa di sinistro in essa. Fidatevi di loro, lo hanno fatto prima.

Dopo il golpe del maggio 2014, la giunta si presentò con il termine “aggiustamento delle attitudini” come un eufemismo per la detenzione senza accusa formale per gli oppositori, reali o presunti, fino a 7 giorni.

Il sottoscritto l’ha vissuto questo trattamento due volte e la prima volta in una base militare nella provincia di Ratchaburi. Sansern fece visita insieme ad un gruppo di gente dei media della TV militare per far sapere al mondo che non eravamo trattati mali. E lui salutò il sottoscritto chiamandomi “fratello maggiore Pravit”.

Secondo stadio: far salire sulla barca qualche giornalista ben disposto a minare questa libertà di stampa di basso livello creando un Consiglio Professionale della Stampa e pagarli.

Questo porterà quel velo sottile di rispettabilità e indipendenza nel Consiglio Professionale della Stampa di undici membri. Secondo la legge, cinque di loro saranno rappresentanti di varie associazioni di media. Cinque saranno scelti in un gruppo di esperti ed uno, da fondo dei media statale, per rompere l’eventuale parità se c’è un forte disaccordo.

I cinque esperti non dovrebbero essere un problema perché il parlamento vicino a Prayuth può scegliere gli ‘esperti’ vicini al regime che crede.

Per i cinque delle organizzazioni dei media, ci sono così tante effimere organizzazioni che ci vogliono qualche centinaia di parole per scrivere i loro nomi.

Persino una associazione grossa come la TJA, associazione dei giornalisti thai, ha tra i suoi membri molto meno della metà di professionisti dei media. Inoltre TJA ha una storia di tutto rispetto come quella di un presidente che si dimette per entrare nel ben retribuito Consiglio di Riforma nazionale dopo il golpe del 2014 guidato da Prayuth che ha dato il suo assenso cerimoniale a questa legge di controllo della stampa.

Un altro presidente del passato era, e lo è ancora, un sostenitore inflessibile della legge di lesa maestà quando guidava la TJA.

Non sarà troppo difficile trovare tra i giornalisti e le associazioni dei media chi voglia entrare per servire nel nuovo consiglio proposto, specialmente col prestigio e gli stipendi commisurati alle loro opportuni aspirazioni e alla loro mancanza di principi della libertà di stampa.

Terzo stadio: introdurre un sistema di licenza dei media, rafforzare il consiglio proposto con l’autorità di dare o revocare licenze ai giornalisti e organizzazioni dei media col pretesto di mantenere la buona morale della gente.

La legge afferma che mentre la stampa ha la libertà di riportare le notizie, “l’esercizio della libertà non deve andare contro i doveri del popolo thai o la buona morale”. Poi date al consiglio il compito di presentare standard etici per riportare notizie e commenti ed il problema è risolto.

Sì, la buona morale delle persone, qualunque cosa voglia dire. Sapete cosa vuol dire? Il termine è così vago da poter classificare di tutto sotto la voce “buona morale delle persone” e definire tutto come contrario alla “buona morale delle persone”.

Dopo tutto la moralità di una persona è l’oppressione dell’altro. Sarà questo il criterio fondamentale per dare o meno, o revocare la licenza di stampa nel futuro se Prayuth l’ha vinta.

Riportare diffusamente ed in modo empatico del movimento di riforma della monarchia va contro la buona morale delle persone? Forse sì, se sei un ultramonarchico o lavori per il dipartimento delle Pubbliche Relazioni.

Si può dire lo stesso su chi riporta diffusamente sui ‘combattenti della libertà’ a Patani, nel profondo meridione, definiti dallo stato come separatisti e persino da alcuni media come ‘criminali del meridione’.

Così cosa rimane allo stato della libertà di stampa thai dopo che diventano legge il controllo dei media e la licenza? Non molto davvero. I giornalisti veri diventeranno giornalisti ribelli mentre i lecchini dei media o i volenterosi ufficiali delle pubbliche relazioni avranno la loro licenza da giornalisti fidati.

Questa è una dichiarazione di guerra contro la libertà di stampa in Thailandia e la gente ha il diritto di essere informata delle differenti notizie e opinioni.

Chi pensano di credere di imbrogliare Prayuth e Sansern, il suo capo delle Pubbliche Relazioni dai tempi della giunta fino ad ora? Chiaramente tutti.

Pravit Rojanaphruk, KH

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