Ex presidente filippino Pnoy, Noynoy Aquino è morto a 61 anni

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L’ex-presidente filippino Benigno Simeon C. Aquino III, o Presidente Noynoy, anche Pnoy come era chiamato, si è spento in ospedale martedì scorso all’età di 61 anni per le conseguenze del diabete.

Pinky Aquino-Abellada, sorella maggiore di Pnoy, Noynoy Aquino, ha detto che l’ex presidente è morto durante il sonno nel letto di ospedale dove era ricoverato a causa del peggioramento delle sue condizioni complessive. Era sotto dialisi ed era in attesa di un trapianto di reni.

Pnoy e Murad Ibrahim del MILF

“Il suo certificato di morte ha definito l’orario alle 6:30 del mattino, a causa di una malattia renale secondaria causata dal diabete. Non ci sono parole per esprimere il dolore dei nostri cuori né quanto tempo ci vorrà per accettare la realtà che non c’è più” ha detto la sorella Pinky.

Noynoy Aquino Pnoy è stato cremato e le sue ceneri sepolte per scelta delle sorelle in un cimitero di famiglia.

Noynoy era l’unico figlio maschio di Corazon Aquino e Ninoy Aquino, due icone della storia contemporanea filippina nella lotta alla dittatura del presidente Marcos.

Ninoy fu ucciso nel 1983 sulla pista dell’aeroporto di Manila, dopo essere stato prelevato dall’aereo che lo riportò nelle Filippine dagli USA, da sicari armati della famiglia Marcos.

A riportare la democrazia nelle Filippine fu un movimento popolare non violento che trovò nella moglie di Ninoy, signora Corazon Aquino, Tita Cory, la guida politica che riuscì ad unificare un fronte politico democratico abbastanza frastagliato.

Durante uno dei tanti tentativi di golpe lanciati da militari fedeli a Marcos durante la presidenza di Tita Cory, l’attacco al palazzo presidenziale vide la morte di tre guardie del corpo di Noynoy il quale fu colpito da cinque proiettili. Un proiettile gli è rimasto conficcato per sempre nel collo.

Prima di diventare presidente ha proseguito la carriera politica iniziata dal padre sia come deputato che come senatore, finché nel 2010 fu eletto presidente delle Filippine, anche sull’onda emotiva della morte della madre nel 2009 durante la lunga presidenza della Gloria Macapagal Arroyo.

Scrive businessmirror.com.ph

“Il suo periodo nel Congresso Filippino forse ha sorpreso molti perché non era affatto ‘il figlio di quel padre’. Non era il capo carismatico che cerca di stare sotto i riflettori né professionalmente né individualmente.

Voleva riformare il modo in cui funziona il governo, sia in termini di rappresentanti pubblici che rispondono per le proprie azioni che per istituzioni governative che rispondono agli elettori. Resta il fatto che la maggioranza delle sue leggi di riforma non sono mai diventate leggi a testimonianza del processo politico delle Filippine e di se stesso”

Alla notizie della sua morte sono state ovviamente tantissime le dichiarazioni di amici, politici, parenti, pubblici ufficiali, e persino del palazzo presidenziale, mentre sono state alzate a mezz’asta le bandiere filippine del Senato e del Palazzo presidenziale.

“E’ succeduto alla presidenza più lunga della storia filippina, quella di Gloria Macapagal-Arroyo la quale subentrò da vice presidente a Joseph Erap Estrada, che fu deposto da una sollevazione popolare, EDSAII, e poi fu rieletta a presidente. Negli ultimi anni della presidenza Arroyo, martoriata da accuse di corruzione, si creò uno spazio politico per una nuova figura.

La morte della ex-presidente Corazon Aquino nel 2015, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, creò una attenzione pubblica sul figlio Noynoy che nonostante le tante sue note esitazioni alla fine vinse le elezioni nel 2010 con un forte voto popolare nella promessa di condurre il paese sul ‘giusto percorso’ e di combattere la corruzione”

Uno dei suoi motti fu infatti Kung walang korap, walang mahirap, cioè se non c’è corruzione non c’è povertà.

Nei primi anni della sua presidenza ci furono vari eventi di crisi. Il primo fu il sequestro di un bus di turisti cinesi terminato con la morte di molti ostaggi e con la Cina che pretese le scuse da parte del presidente, scuse dirette che non arrivarono mai.

Successivamente un grande scandalo finanziario del PDAF, che coinvolse molti senatori eccellenti, legato a Janet Lim Napoles. Furono portati sotto processo vari senatori tra cui il presidente del Senato Juan Ponce Enrile che terminò così la sua lunga carriera. Da militare fedele a Marcos, collaborò poi insieme a Fidel Marcos per evitare un intervento militare contro la popolazione civile nel 1986, per poi diventare uno dei golpisti che provarono ad abbattere il nuovo governo di Corazon Aquino. Dopo essere stato strumento essenziale per la messa sotto accusa del presidente della Corte Costituzionale Corona, incappa nello scandalo del PDAF, o Pork Barrel, con cui tanti politici intascavano soldi destinati ad opere pubbliche.

Degno di nota fu il rapido sviluppo economico che hanno avuto le Filippine, cresciute anche del 6,9% annuo, permettendole di potersi disfare della definizione di Paese Malato dell’Asia.

Degli interventi economici di Pnoy gode ancora il presidente Duterte.

Resta comunque di quelle politiche la scarsa ricaduta che hanno avuto sulla popolazione del paese in termini di occupazione e di salari, come lamentato spesso da molti suoi critici.

Sull’eredità della presidenza Aquino c’è molta discussione ed i più indicano come eredità maggiore la vittoria dell’Arbitrato al Tribunale del UNCLOS de L’Aia, con cui fu smentita la grande maggioranza delle pretese cinesi sul Mare Cinese Meridionale.

Si devono citare però anche la legge sulla salute riproduttiva che ha aperto la società filippino all’uso della contraccezione e che gli è valsa l’inimicizia della chiesa, e soprattutto l’accordo quadro per la ridefinizione del concetto di autonomia per l’area musulmana Moro definita come Bangsamoro.

Con quest’ultimo accordo si fondò il reale percorso di pace tra governo filippino e MILF che fu portato a termine dal governo Duterte con la dichiarazione formale della nascita del BARMM. Ci volle però l’assedio di Marawi da parte del IS e la distruzione quasi totale dell’unica città musulmana del meridione filippino.

L’accordo di pace della Bangsamoro non fu portato a termine dalla presidenza Aquino per la tragedia dell’incidente di Mamasapano nel 2015 quando morirono 44 poliziotti speciali filippini e dove uscirono fuori allo scoperto i limiti umani e di politico di Pnoy.

Delle tantissime espressioni di cordoglio vogliamo ricordarne tre fondamentalmente.

La prima è quella del Presidente Duterte che ha anche proclamato il lutto nazionale per dieci giorni:
“Usiamo questa opportunità per unirci nella preghiera e mettere da parte le nostre differenze mentre diamo rispetto ad un leader che ha dato del proprio meglio per servire il popolo filippino. La sua memoria e l’eredità della sua famiglia di offrire la propria vita per la causa della democrazia resterà per sempre scolpita nei nostri cuori”

La seconda dichiarazione che ci piace riportare è quella dell’attuale ministro degli esteri Teddy Locsin che partecipò al governo di Cory Aquino ma che ebbe dei rapporti conflittuali con Noynoy

“Sono fuori da Twitterr per il dolore per la morte di una persona cristallina e incorruttibile, di un coraggioso sotto gli attacchi armati, ferito dal fuoco incrociato, indifferente al potere e alle sue trappole, ed ha governato il nostro paese con freddezza sconcertante solo perché nascondeva i propri sentimenti così bene da far crederne che non ne avesse; era il modo in cui furono cresciuti lui e le sue sorelle da una grande donna, la loro madre e la madre della nostra democrazia rimessa in piedi. Lei creò quello spazio democratico che lo rese possibile. Lei credeva che non ci si deve mai lasciare andare indipendentemente dall’occasione o provocazione; mostrare i sentimenti era volgare, cosa che credo anche io ma di cui sono colpevole… Lui non era orgoglioso di me ma non riesco proprio a non ammirarlo”

La terza dichiarazione è quella della Vice Presidente Leni Robredo che con Aquino ha condiviso molte battaglie. Il compianto marito Jesse Robredo fu ministro del governo Aquino.

“La notizia della morte di Pnoy scuote tutti i cuori. Ha provato a fare quello che era giusto fare persino quando non era una cosa popolare … Era un uomo sia gentile che duro. E Pnoy era prima di ogni cosa, un uomo di integrità ed onore, un umo che antepone il benessere della popolazione al centro e prima di tutto … Nessuna distorsione storica possono cambiare la verità: ogni decisione che prendeva era orientata verso il miglioramento del popolo filippino”

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