Famiglie Rohingya prese tra militari birmani e ribelli Rakhine

Listen to this article

Famiglie Rohingya a Cox’s Bazar hanno visto il rapimento di propri giovani da fare arruolare nella guerra civile in corso nel Raksine birmano

La conquista della città di Buthidaung nello stato Rakhine del Myanmar da parte del Arakan Army ha comportato l’esodo di almeno 150mila Rohingya dalla città dove c’è una forte presenza Rohingya rimasta lì dopo l’esodo di un milione di persone nel 2017 verso il Bangladesh a causa delle pulizie etniche.

A tal proposito Free Rohingya Coalition ha detto che “il 17 maggio l’Arakan Army ha ordinato alla popolazione della città di Buhidaung di abbandonare la città entro le dieci del mattino del 18 maggio. Quando i Rohingya hanno rifiutato di andarsene, AA ha messo a fuoco l’intera area centrale alle 9,30 di sera, senza neanche attendere l’ora da loro stabilita”.

frontiera Birmania Bangladesh

Da parte sua Arakan Army ha negato di aver preso di mira la popolazione Rohingya a Buthidaung ma di aver trovato Rohingya che combattevano al fianco dei militari birmani, come anche di aver aiutato famiglie Rohingya che scappavano dai combattimenti.

Sull’arruolamento obbligatorio in Myanmar traduciamo un articolo di Shafiur Rahman sul rapimento di giovani Rohingya da mandare a combattere nel Rakhine, dove l’Arakan Army ha rotto il cessate il fuoco che aveva con i militari birmani e combatte per l’Indipendenza dello stato dell’Arakan che i Rohingya reclamano anche come propria terra.

Famiglie Rohingya distrutte dall’arruolamento forzato

Nelle prime ore del giorno 3 maggio, furono irrimediabilmente cambiate le vite di tre famiglie Rohingya.

Tre loro figli dagli pseudonimi di Zakir, Rohman Ali e Yunus sono stati presi con la forza da individui armati dalla loro capanna nei campi profughi del Bangladesh.

Questo fatto fa parte di una campagna più vasta e sinistra dei militari del Myanmar e loro alleati che prendono di mira i vulnerabili rifugiati Rohingya e rafforzano le proprie fila sempre più lasche nel conflitto in corso con l’Arakan Army, AA.

Il rapimento si è avuto nel pomeriggio tardi quando i giovani riposavano dopo una giornata di lavoro rilassandosi in un negozio vicino alla loro capanna.

famiglie rohingya a Cox's Bazar

E’ stato lì che due fratelli si sono avvicinati con le pistole in mano:

“Sono conosciuti perché fanno parte del RSO, Organizzazione di Solidarietà Rohingya, e ci hanno intimato con la pistola di non muoverci e ai nostri figli di seguirli.” ha raccontato una delle madri. La paura era palpabile e ricordava le violenze continue e le minacce vissute quotidianamente dai Rohingya nei campi profughi.

I tre rapiti erano qualcosa di più dei loro nomi, ma membri amati delle proprie famiglie con sogni, speranze con una voglia di sostenere di continuo i propri cari.

Zakir che lavorava facendo pulizie per una ONG del posto, Rohmat Ali e Yunus, manovali giornalieri, erano fondamentali per la sopravvivenza delle loro famiglie.

Pur non avendo un’istruzione formale, avevano aspirazioni tanto semplici quanto profonde: dare alle proprie famiglie un futuro migliore.

“Zakir amava scherzare con gli amici ed era sempre onesto” dice la madre con la voce rotta dalla emozione. “Come anche Rohmat Ali e Yunus. Erano buoni lavoratori e amati da chi li conosceva”.

Sin dal loro rapimento le tre famiglie Rohingya hanno avuto comunicazioni rare con i figli che erano facilitate dai loro sequestratori con un cellulare.

“Ci hanno detto di essere stati portati a Myo Thu Gyi, l’area cinque del Battaglione di polizia a Maungdaw” ha raccontato una madre. Pochi alimenti, scarsezza di acqua e una totale mancanza di medicine: è ciò che descrive il quadro cattivo della loro esistenza giornaliera.

I tre giovani sono stati venduti per qualcosa e secondo il loro racconto ci sono oltre 500 individui, “battaglione Rohingya” nell’area 5 di Myo Thu Gyi.

“Tra di loro ci sono 150 persone rapite dai loro campi profughi del Bangladesh mandati lì come vittime di schiavismo dal RSO” ha detto un altro familiare dei tre giovani.

Sono profonde le conseguenze del rapimento delle tre famiglie Rohingya.

“Non abbiamo speranze per il loro ritorno” ha detto uno dei padri con gli occhi gonfi di lacrime. “I loro figli piangono ogni giorno. E’ un vuoto che nessuno riesce a colmare”.

Il tributo psicologico è immenso, con le famiglie alle prese con un misto di disperazione e un debole barlume di speranza che i loro figli possano tornare. I tre rapiti hanno 10 bambini che hanno tutti meno di otto anni.

Ad accrescere l’orrore provato da queste famiglie è la loro convinzione nel coinvolgimento delle autorità dei campi che appaiono in collusione con i rapitori.

Nonostante le suppliche disperate delle famiglie e delle denunce formali a tutte le autorità nei campi, dalla polizia al UNHCR, le azioni sono poche.

“Abbiamo informato la polizia del nostro campo, l’ufficiale incaricato del campo, il Bangladesh Legal Aid and Services Trust (BLAST), e UNHCR. Quando lo abbiamo detto alla polizia, ci è stato detto di tornare alle nostre capanne. Temiamo che le autorità del campo siano profondamente coinvolte con RSO.” ha raccontato un padre.

Il senso di essere stati abbandonati dalle autorità lo si tocca con la mano nelle tre famiglie che ora si rivolgono alla comunità internazionale per essere aiutati.

“Chiediamo al mondo di prestare attenzione alla nostra situazione. I nostri figli rischiano di essere usati come scudi umani contro l’esercito dell’Arakan. Imploriamo il loro rilascio e il loro ritorno in sicurezza. I nostri figli sono in pericolo di essere usati come scudi umani contro l’Arakan Army. Supplichiamo per il loro rilascio e il loro ritorno sani e salvi” ha raccontato una madre.

La comunità internazionale, comprese voci di spicco come il Segretario generale delle Nazioni Unite e l’Unicef, ha sollevato serie preoccupazioni per le violenze in corso e le loro ripercussioni sui civili.

In particolare, in cittadine come Buthidaung e Sittwe, i militari hanno manipolato i civili rohingya per indurli a protestare contro gli AA, ricorrendo alla coercizione e a minacce terribili come l’incendio delle case per imporre la partecipazione.

Questi manifestanti, sotto costrizione, portavano striscioni con messaggi come “Non vogliamo la guerra” e “No AA”, che simboleggiavano il rifiuto del conflitto causato dalla presenza degli AA nei loro villaggi.

Allo stesso tempo, i Rohingya hanno osservato con trepidazione la leadership di Twan Mrat Naing dell’AA, che li ha sempre più etichettati come “bengalesi” e ha pubblicamente respinto le accuse di genocidio come “false”. Essi considerano queste azioni come tentativi deliberati di screditare ed emarginare ulteriormente la loro comunità.

Questo contesto di coercizione, manipolazione e sfruttamento delle tensioni etniche ha creato le premesse per il reclutamento forzato dei Rohingya da parte degli AA e dell’esercito di Myanmar. Le pratiche coercitive di arruolamento evidenziano le gravi limitazioni e le scelte difficili che i Rohingya devono affrontare.

Lo spettro della coscrizione forzata aleggia nei campi profughi Rohingya in Bangladesh e colpisce numerose famiglie contribuendo a creare un’atmosfera di paura e controllo. In tutti i campi, giovani Rohingya hanno abbandonato i loro rifugi per evitare la coscrizione.

Recenti messaggi di Ko Ko Linn della RSO indicano il coinvolgimento della RSO e dell’Esercito Rohingya dell’Arakan (ARA) nel reclutamento di Rohingya da coinvolgere nei conflitti in Arakan. I rapporti suggeriscono che le reclute sono consegnate non solo all’esercito del Myanmar, che è storicamente responsabile di atti di genocidio contro la loro comunità, ma anche alle AA.

In risposta alle crescenti preoccupazioni, Ko Ko Linn, leader della RSO, ha dichiarato che le loro azioni si concentrano solo su quegli individui che hanno precedentemente ricevuto un addestramento dalla RSO e dall’ARA.

“Voglio chiarire che stiamo prendendo solo i nostri membri addestrati dai campi; non stiamo prendendo la gente qualunque” ha sottolineato Ko Ko Linn che non ha risposto alla richiesta di commenti su questo argomento.

Con un sorprendente tocco di ironia, Khaing Thuka, portavoce dell’AA, ha condannato apertamente le pratiche di reclutamento che avvengono nei campi profughi in Bangladesh, bollando come “riprovevoli” le azioni di gruppi come ARSA, ARA e RSO. Khaing Thuka ha criticato questi gruppi per aver ingannato i giovani inducendoli a collaborare con l’esercito di Myanmar.

Per queste famiglie, le tribolazioni non sono affatto finite. Rimangono salde, aggrappandosi a ogni briciolo di speranza che i loro figli tornino.

“Pensiamo che ci siano meno possibilità di comunicazione, ma non ci arrenderemo mai”, ha giurato una madre. Il loro messaggio al mondo è chiaro: “Rivogliamo i nostri figli. Meritano di vivere in pace, liberi dalla paura e dalla persecuzione”.

Di fronte a tali avversità, l’amore delle famiglie per i loro figli risplende. “Vi pensiamo in ogni momento”, hanno scritto in un messaggio accorato. “Siate forti e sappiate che stiamo facendo tutto il possibile per riportarvi a casa. Non perdete mai la speranza”.

Shafiur Rahman, DT

Taggato su: ,
Ottimizzato da Optimole