Famiglie suicide del ISIS e i ripugnanti attentati di Surabaya

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Sono degli atti ripugnanti di violenza gli attentati condotti contro tre chiese cristiane e contro il quartier generale della polizia di Surabaya in cui i terroristi hanno intenzionalmente usato i propri figli per farsi esplodere o per semplicemente accompagnare i propri genitori a fare l’attentato.

Lo scrive Human Rights Watch in un suo rapporto sugli attentati di Surabaya che ricordiamo hanno causato la morte di almeno 12 persone oltre ai 13 membri delle famiglie dei terroristi.

Azioni di martirio queste fatte dal JAD, Jamaah Asnharut Daulah, le definì il Califfato Islamico nel reclamarne la paternità.

“Le bombe alle chiese cristiane mostrano i gravi rischi che le minoranze religiose indonesiane si trovano di fronte ogni giorno” dice Andreas Harsono di HRW Indonesia. “L’orrore di questi attacchi è stato ingigantito dai terroristi che usano i loro propri figli come attentatori suicidi”

Si legge sul comunicato di HRW, dopo aver ricordato la sequenza drammatica e ripugnante degli attentati:

“Per tutta l’Indonesia le minoranze religiose, di cui fanno parte gli Sciiti e i Musulmani Ahmadiyah,vari gruppi cristiani e religioni locali, sono gli obiettivi di violenze, intimidazioni, minacce e sempre più violenza. Il Setara Institute, che studia la libertà di religione in Indonesia, ha documentato centinaia di casi di attacchi violenti contro le minoranze religiose nello scorso decennio… Nell’affrontare questi incidenti violenti, come anche nelle deliberazioni sulla legge nuova contro il terrorismo, le autorità indonesiane devono rispettare gli obblighi internazionali indonesiani della legge internazionale”

L’uso di bambini e di figli in incidenti così è deplorevole e non è assolutamente difendibile, dice Harsono di HRW Indonesia.

Il clamore e l’orrore di vedere intere famiglie sacrificare i propri figli è un passo che non si era ancora visto nelle vicende terroristiche internazionali. Sebbene sia noto l’uso di bambini nel compiere attentati in varie aree del mondo, non si è mai visto dei genitori condurre con sé i propri figli per farli morire.

Scrive Sidney Jones, in un articolo “Surabaya e la famiglia del ISIS” su Lowyinstitute:

“L’Indonesia è esplosa di nuovo in un parossismo di violenza terroristica, ma con una nuova svolta: le famiglie suicide. Potrebbe essere la prima volta al mondo che genitori abbiano portato i loro figli in una gita familiare per farsi saltare in aria.”

L’esperta del IPAC di Giacarta ricorda le sei persone uccise nelle bombe alle tre chiese di domenica, tra cui ci sono i figli Yusuf di 18 anni e Firman di 16, e le due figlie Fahdila di 12 e Pamela Rizkita di 9.

Vi è anche un’esplosione prematura a Sidoarjo dove sono morti i genitori e due figli Hilta Aulia Rahman di 17 anni e Ainur Rahman di 15. Sopravvissuti i piccoli Faisa Putri di 11 e Garida Huda Akbar di 10 anni.

Della terza famiglia che ha condotto l’attacco suicida alla stazione di polizia di Surabaya su due motociclette resta vivo solo il figlio di otto anni.

Scrive Sidney Jones.

“Questo genere di attentati non hanno precedenti. Nel momento della massima influenza della Jemaah Islamiyah, poco prima delle bombe di Bali, le famiglie erano legate alla causa, ma solo un maschio adulto sarebbe stato mai preso in considerazione come un guerriero. Gli uomini della Jemmah Islamiyah sposavano le sorelle o le figlie di altri membri della Jemaah Islamiyah, o sceglievano le mogli dalle loro scuole dove alle ragazze si inculcavano i valori della organizzazione.

Le donne erano madri, insegnanti, corrieri e talvolta gestivano gli affari, ma quasi mai delle combattenti, persino in aree di conflitti settari come Ambon e Poso.

Quando i bambini erano coinvolti come combattenti, era perché erano orfani o abbandonati. Un membro della JI sposò una donna filippina di Mindanao che voleva porre una bomba, sebbene non ci siano prove che lo abbia fatto. Ma non fu una bomba suicida, ed è difficile pensare di qualunque membro della JI con dell’amor proprio mandare deliberatamente la moglie ed i figli alla distruzione.

Ma dagli inizi, il Califfato Islamico è stato un affare di famiglia ed ha deliberatamente incoraggiato intere famiglie a migrare, Berhijrah, in Siria perché i padri potessero combattere, le donne fare figli, insegnare o curare i feriti ed i bambini crescere in un puro stato islamico.

Gli indonesiani risposero, come altri al mondo, con entusiasmo. Talvolta partirono prima gli uomini e le mogli li seguivano dopo con i piccoli e i figli. Talvolta si portavano le loro figlie giovani per farle sposare con persone non indonesiane.

Un prigioniero, Brekele, permise al figlio dodicenne Haft di andare in Siria con i parenti ad agosto 2016. Haft morì in combattimento con un’unità francese del ISIS poco prima del suo tredicesimo compleanno.

Ad agosto 2015 lasciò per andare in Siria una famiglia estesa di 27 persone di età che variavano da pochi mesi di vita fino alla matriarca di 78 anni su sedia a rotelle. Venti di loro ce la fecero, tre morirono in Siria tra cui una donna anziana, e 17 tornarono a luglio 2017. Non era un caso di uomini che si trascinavano donne recalcitranti. Erano figlie e mogli che erano più determinate degli uomini.

ISIS è riuscita a trasformare il concetto di Jihad in questione familiare in cui ognuno ha un ruolo. Le donne erano leonesse ed i figli i cuccioli. A tutti era dato un senso della missione.

Solo avendo famiglie normali che vivono una vita normale l’ISIS poteva sperare di affermare di funzionare come uno stato normale.

Il problema fu che molte donne non erano contente del ruolo molto tradizionale che l’ISIS aveva assegnato loro. Alcune, come si sa osservando i media sociali, volevano agire ed ammiravano le donne suicide in Palestina, Iraq e Cecenia.

Ci sono molte implicazioni con il coinvolgimento delle famiglie che vanno o tornano dal ISIS. Significa che la deradicalizzazione deve aversi a livello familiare, non può essere mirato ai soli uomini. Ed i programmi di deradicalizzazione non possono essere mirati ad inculcare il nazionalismo o a far conoscere le altre interpretazioni del Corano.

Devono affrontare su come le famiglie come cosa unica, spesso indottrinate a credere che chiunque sia fuori dal ISIS sia un nemico, possano essere persuase a cambiare i loro obiettivi come individui e come famiglia.

In altri tipi di organizzazioni estremiste, come i gruppi neonazisti dell’Europa Orientale, le bande in USA, i bambini soldato di Ambon, sono stati fondamentali dei tutori individuali interessati al destino dei loro protetti. Ma in Indonesia il processo di tutoraggio è un processo ad hoc, e quando si hanno sono indirizzati esclusivamente ai prigionieri maschi.

A Poso, dopo che il conflitto religioso si spense, alcuni psicologi provarono a verificare quanto fossero traumatizzati i bambini esposti ai combattimenti, e a disegnare interventi di classe specifici per facilitarlo.

Sarebbe utile sapere se ci sono lezioni da apprendere da Poso da applicare ai bambini influenzati dal ISIS, compresi i bambini dei prigionieri e dei deportati.

Il primo compito comunque è di conoscere le reti pro ISIS e documentare le reti familiari. Il governo ha bisogno d sapere di più di queste famiglie e del loro retroterra prima che possano iniziare a sviluppare programmi strategici.

E’ urgente il bisogno di avere questa conoscenza. Se si possono coinvolgere tre famiglie in attacchi di due giorni a Surabaya, ce ne sono di sicuro altri pronti ad agire.

Sidney Jones, TheInterpreter

 

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