Fase stagnante dell’economia filippina oppure crassa ignoranza di Duterte?

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Come va l’economia filippina dopo due anni di presidenza Duterte?

Il 24 giugno, ad un mese dal suo terzo discorso alla nazione, ha fatto una diagnosi rara ed amara: “L’economia si trova in una fase stagnante”

Ha fatto il suo ragionamento a partire dai crescenti tassi di interessi, la moneta debole e l’inizio fiacco dei progetti nelle regioni. Ha anche accusato un calo nelle attività economiche della provincia a cui l’antidoto, a suo dire, sarebbe il jueteng, un lotto illegale.

Prima di tutto, sebbene l’economia non sia di per sé “in una fase stagnante”, ci sono dei segnali che potrebbero trasformarsi in guai seri se non sono affrontati immediatamente dalla amministrazione.

Seconda cosa che è persino più allarmante, è la sempre più crassa ignoranza economica di Duterte.

Oltre ad essere penosa da vedere, tale crassa ignoranza potrebbe portare a politiche che minacciano le entrate ed il benessere dei filippini. Infatti abbiamo avuto già un saggio di tali politiche negli scorsi due anni.

Per nulla in una fase stagnante

Quando si dice che qualcosa è in fase stagnante, si dice che si trova in uno stato di inattività, stagnazione o recessione. Ma l’economia filippina è tutt’altro che inattiva, stagnante o recessione.

Per il primo trimestre del 2018 il paese è cresciuto del 6.8%. Sebbene al di sotto dell’obiettivo fissato dai ministri economici tra il 7 e 8% è ancora il tasso di crescita maggiore in Asia Pacifico.

Duterte ha fatto il suo commento più in riferimento ad un presunto calo dell’attività economica nelle province.

Ha detto: “A Manila cominciano bene i grandi progetti e suppongo che stiano nei tempi. Ma nelle province è qualcosa di lento”.

Ma la figura due mostra che le economie regionali vanno alquanto bene.

Lo scorso anno, otto delle 17 regioni sono cresciute più velocemente del paese complessivamente.

Persino La regione di Davao è cresciuto del 11% contro una crescita complessiva del 6.7%.

I dati confermano che il progetto infrastrutturale “Build build build” è già partito nonostante i ritardi iniziali. Nei primi tre mesi del 2018 il settore delle costruzioni pubbliche è cresciuto del 25%, quasi il doppio della spesa totale del governo. Il settore privato delle costruzioni è cresciuto del 7% dallo zero di un anno fa. La crescita economica robusta si manifesta anche sulle cifre del lavoro.

Sebbene il paese abbia perso 663000 posti di lavoro nel 2017 quasi tutti in agricoltura, disoccupazione e sottooccupazione hanno continuato a scendere segnando il 5.5% e 17% rispettivamente ad aprile 2018.

Una simile tendenza a scendere lo si rivela nei dati dei disoccupati del SWS.

Segni di problemi

Tutto sommato l’economia non è in fase stagnante per dirla con Duterte. Ma non facciamoci illusioni: se si guarda agli altri indicatori ci sono segni di guai economici che crescono.

Negli ultimi mesi i prezzi sono saliti. Il 4.6 di maggio è il più alto in cinque anni ed è il 53% maggiore dell’obiettivo della Banca Centrale Filippina. Se Duterte non dimentica, in parte lo si deve al suo governo questo salto dell’inflazione.

Sebbene l’aumento dei prezzi del petrolio lo possano spiegare il governo Duterte è responsabile a causa del TRAIN, la nuova riforma delle tasse e l’approfittarsi che ha ispirato, come anche alla crescita del prezzo commerciale del riso, a causa della cattiva gestione nell’ente alimentare, NFA.

Duterte ha lamentato il tasso degli interessi in crescita ed ha detto che “distrugge i guadagni economici esistenti”. Ma si noti che la Banca Centrale ha innalzato i tassi fondamentali due volte proprio per moderare l’inflazione dovuta in parte al TRAIN.

Duterte ha dato un altro colpo mortale alla teoria economica quando ha detto: “accrescete i tassi di interesse e il peso scende, teoricamente”

M qui Duterte si sbaglia di nuovo: i fondamenti di economia ci dicono esattamente che accade proprio l’opposto. Alti tassi attirano capitali esteri e mentre gli investitori mettono il loro denaro nel paese scambiano dollari con peso. Questo arrivo maggiore di dollari fa crescere il valore del peso, rafforzandone e non deprimendo il suo valore.

Il peso, scambiato a 53 contro un dollaro, non solo è il valore più basso in 12 anni ma anche il più debole nel ASEAN.

Per ammissione dei ministri economici di Duterte, il peso è debole a causa del crescente deficit di partite correnti, a sua volta accelerata dalle colossali importazioni del “Build build build”.

In altre parole il peso debole segnala che stiamo sempre più chiedendo prestiti al resto del mondo perché Duterte possa pagare i suoi progetti di bandiera.

In questo senso “Build build build” è finanziato dal presta presta presta.

Altre al fatto che indebolisce il peso, c’è un’altra ragione per credere che il programma infrastrutturale esaspererà l’inflazione, proprio come il TRAIN, mentre la sua domanda addizionale si riversa in tutta l’economia.

Alcuni analisti mettono in guardia contro il rischio che l’economia filippina possa trovarsi vicino ad una fase di surriscaldamento.

Complessivamente prezzi in crescita, maggiori tassi di d’interesse ed una moneta debole possono essere riportate per quanto indirettamente alle grandi politiche di Duterte, TRAIN e “Build build build”.

Persino così Duterte sembra perfettamente e pericolosamente incosciente di come le sue politiche colpiscano l’economia nel complesso.

Jueteng e federalismo

Oltre a non comprendere ciò che accade nell’economia, Duterte nutre un piano incoerente e senza senso di accelerare lo sviluppo regionale.

Per promuovere l’economia delle province, la prima soluzione che viene in mente a Duterte è di mantenere il Jueteng. “Se c’è il Jueteng il denaro almeno gira. Alcuni avranno fame altri otranno mangiare ma c’è attività commerciale.

Oltre al fatto che è illegale e non è tassabile, Jueteng non è affatto ciò che muove l’economia nelle province, indipendentemente da quanto possa sembrare grande. Anche se lo si sostituisse con una forma legale la gran parte dell’economia filippina non si basa su tali giochi.

Mentre si rimedia al guaio creato da queste insolite raccomandazioni economiche, il palazzo ha colto l’occasione di esaltare il federalismo come un altro modo di esaltare lo sviluppo regionale.

Harry Roque, portavoce presidenziale, ha sostenuto che il federalismo “fornirà davvero la soluzione alla ineguale distribuzione delle ricchezze”

Il noto obiettivo del federalismo di Duterte è di detronizzare la Manila Imperiale una volta per tutte e democratizzare la crescita economica nel paese.

Davvero tante regioni sono lasciate indietro. Ma una forma federale di governo non garantisce una maggiore prosperità nelle province. Se fatto male, il federalismo potrebbe peggiorare piuttosto che mitigare gli squilibri regionali.

Primo, i dati indicano che una grande maggioranza delle regioni non sono pronte all’indipendenza fiscale. Le regioni più ricche tendono ad affidarsi maggiormente su se stesse economicamente.

Questo è fondamentale perché, se è assente una strategica condivisione di risorse, i nuovi stati con piccola base fiscale (ARMM e Samar Orientale) potrebbero trovarsi dipendenti dai versamenti degli stati più ricchi.

Gli economisti sostengono da tempo che le regioni più povere possono godere di maggiori finanze senza un cambio di governo federale. Molti uomini di affari sono dubbiosi che questo sconvolgimento politico ed economico potrebbe portare a maggiori costi e minori benefici.

Complessivamente il problema dello sviluppo regionale è così complesso che suggerire Jueteng o federalismo come cure risolutive tradisce non solo la mentalità incurabilmente piccola del presidente ma anche la sua crassa ignoranza di economia.

Dove ci dirigiamo?

In un certo senso abbiamo sempre saputo che Duterte non capisce di economia. Ma mentre inizia il suo terzo anno di presidenza le cose non possono continuare ad andare così.

Una profonda inettitudine di come funziona l’economia è tanto minacciosa ed intimidatoria quanto le tendenze autoritarie di Duterte e la sua radicale misoginia.

Di già Duterte ha mostrato la sua incapacità di mettere insieme e applicare tali politiche pericolose come la chiusura di Boracay, la cattiva gestione della NFA o l’insostenibile crescita delle pensioni del SSS.

Quante altr cattive politiche economiche Duterte spargerà nei prossimi quattro anni e come potremo sostenerle?

La frase in una fase stagnante si riferiva originariamente ad una regione di venti calmi vicino all’equatore che rallentava le navi che passavano.

Se pensiamo all’economia filippina come ad una nave, non abbiamo ancora rallentato a causa della fase stagnante.

Eppure potremmo avere un problema maggiore tra le mani: da lontano sembra che il nostro capitano sia del tutto ubriaco oppure assonnato. Comunque sia non ha nessuna idea di dove stiamo andando ed è incapace di disegnare un corso stabile per la nostra economia nei prossimi quattro anni.

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