Faye Simanjutak, le forze armate indonesiane e la verginità

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Non accade troppo spesso che sia una ragazzina a far cambiare idea al potente esercito indonesiano forte di 300 mila uomini, ma è ciò che ha fatto Faye Simanjutak quando ha dato una mano a porre fine alla pratica invisa di fare il test di verginità alle reclute donne.

In attesa di una promozione a comandante delle forze armate indonesiane del TNI, il muscoloso capo di stato maggiore generale Andika Perkasa ha intrapreso una strada popolare cancellando finalmente i codici che risalgono ad oltre cinquantanni fa.

faye simanjuntak
Faye Simanjuntak Image: Facebook

Andika ha fatto conoscere le sue idee a giugno quando ha dichiarato che il reclutamento degli uomini deve essere lo stesso di quello delle donne.

“Se l’imene era stato rotto anche solo parzialmente era parte delle indagini. Ora non c’è più” disse au giornalisti.

Ci sono voluti gli sforzi separati ma concertati della Commissione Nazionale sulla Violenza contro le Donne KP, il ramo indonesiano di HRW, i medici militari, le mogli dei militari ed i bambini del personale di servizio per convincere le forze armate ad essere all’altezza dei tempi.

La giovane Faye Simanjutak col suo profilo popolare di Instagram era nella posizione perfetta per fare pressioni, dato che è la figlia del generale Maruli Simanjuntak, già comandante della forza di sicurezza presidenziale ed attuale comandante regionale del Nusa Tenggara.

E’ anche la nipote indipendente del potente ministro Luhut Panjaitan, ex generale a 4 stelle che iniziò la carriera politica dopo il suo pensionamento nel 1999, un anno dopo la caduta di Suharto.

Non è chiaro se il ministro abbia sostenuto la campagna di Faye Simanjutak ma fu Kerri la più giovane delle due figlie che lo persuase a vendere legname da una concessione di foreste che aveva nel Borneo Indonesiano ad un proprietario di un impresa di arredi in legno che si chiamava Joko Widodo piuttosto che venderlo ad un’impresa di produzione di carta.

Faye Simanjutak che sin dai suoi 13 anni si batte per le associazioni dei bambini si è laureata nella prestigiosa Jakarta Intercultural School e si sta laureando all’università per studi diplomatici a Washington.

Più di recente ha posto attenzione ai diritti delle donne e dice che tutte le donne arruolatesi che ha incontrato nel corso della sua campagna sono state oggetto di test di verginità.

La polizia nazionale indonesiana che faceva prima parte della catena di comando dei militari pose termine alla pratica senza troppi clamori nel 2015, un anno dopo che HRW descrisse la pratica nel suo rapporto come abusiva, degradante e discriminatoria.

“Le donne rappresentano il 15% delle 400mila persone di servizio, ma la percentuale maggiore si trova nella marina ed aviazione, che devono ancora seguire l’indicazione di Perkasa.

“Se non ci sono altri fattori, credo che lo faranno” dice Andreas Harsono di HRW Indonesia.

I test di verginità che sono comuni in Egitto, India e Afghanistan, sono considerati come violazione dei diritti umani secondo la Convenzione Internazionale ICPPR e Convenzione contro la Tortura che l’Indonesia ha ratificato.

Non è stato facile rompere le barriere. Nel 2015 l’allora comandante del TNI generale Moeldoko, che ora è segretario particolare di Joko Widodo, affermava che il test mirava a mettere in risalto le soldatesse più qualificate senza però spiegare la logica di questa affermazione.

“Non c’è logica di discriminazione nel test di verginità” diceva nei suoi discorsi notando che le reclute erano valutate per i criteri mentali, intellettuali e fisici e la verginità ricade nella categoria dei criteri fisici.

I rappresentanti indonesiani avevano prima sostenuto che il cosiddetto test delle due dita, con cui i medici controllavano l’imene delle nuove reclute secondo una pratica degli anni 60, era importante nel valutare la moralità e la salute mentale di una recluta.

“Se non sono più vergini, se sono discole, vuol dire che la loro mentalità non è buona” spiegò ad un certo punto un portavoce militare.

Saliti ai vertici dell’arma in un periodo in cui il TNI viveva un embargo militare americano, Moeldoko e il successore Gatot Nurmantyo avevano poca esperienza all’estero e come altri generali dell’epoca le loro dichiarazioni pubbliche riflettevano un modo di pensare datato.

Ma anche altri ufficiali che avevano studiato in occidente non hanno fatto nulla per fermare la pratica e furono i medici militari a dire chela direzione doveva giungere dal comando del TNI.

“I militari sono un’organizzazione diretta dall’alto. Dobbiamo eseguire gli ordini”.

Difatti durante la presidenza del generale Susilo Bambang Yudhoyono tra il 2004 e il 2014 i governi locali emisero una serie di regolamenti discriminatori contro le donne che indicavano come si dovevano sedere sulla moto, che vestiti indossare e le ore del giorno in cui poter uscire da sole.

Parte degli sforzi vasti di respingere l’Islam conservatore dopo le elezioni divise del 2019, il governo Widodo ha cancellato i regolamenti adottati da oltre un quinto dei 514 governatorati indonesiani che costringevano le studentesse a portare l’hijab.

Il presidente non ha avuto un ruolo chiaro nell’ultima azione, ma le militanti del KP hanno tenuto numerosi incontri sulla questione del test col comandante del TNI Maresciallo Hadi Tjahjanto ed altri ufficiali prima che Perkasa prendesse l’iniziativa.

Il comandante dell’esercito è in competizione con il capo della marina indonesiana Ammiraglio Yudo Margono per sostituire Tjahjanto, un fedele di Widodo che va in pensione a novembre dopo quattro anni di comando senza precedenti.

Da genero dell’ex capo dei servizi segreti generale Hendropriyono, Perkasa ha tutte le carte a posto per essere il successore, ma ora è la volta della marina ad occupare la posizione secondo la pratica consolidata di rotazione tra le tre branche dei militari.

Sebbene l’affondamento di un vecchio sottomarino a largo di Bali dello scorso aprile abbia causato un intoppo alle possibilità di Margono, gli analisti dicono che un ammiraglio al comando del TNI sarebbe ancora una cosa positiva nella attuale situazione geopolitica.

Prima di diventare comandante della Marina a maggio, Margono aveva comandato la flotta occidentale e guidato le operazioni congiunte nel Mare di Natuna, dove le navi guardia costa e pescherecci cinesi vantano diritti di Pesca nella Zona Economica Esclusiva Indonesiana.

Mentre ci sono quattro fregate a pattugliare l’arcipelago di Natuna e procedono i lavori per estendere la pista e le difese dell’isola principale, la Cina ha evitato intrusioni nei passati tre anni spostando la propria flottiglia nel Pacifico.

John MCBETH, Asiatimes

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