Esecuzione sommaria di Fernando Baldomero e Noynoy Aquino

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Un’altra delle esecuzioni extragiudiziali nelle Filippine: Fernando Baldomero.

61 anni, membro del partito di sinistra Bayan Muna e consigliere comunale a Kalibo, è stato ucciso con due colpi alla testa, alle 6,30 di mattina, mentre portava a scuola il figlio dodicenne sulla sua motocicletta.

fernando baldomero
HRW

In precedenza aveva già subito un attacco con granate da cui era uscito illeso. E’ il primo omicidio accaduto sotto la presidenza Aquino che, tra i tanti lasciti della Arroyo, ha anche più di 1200 esecuzioni sommarie di attivisti di sinistra, avvocati dei diritti civili, preti e vescovi, lavoratori.

Il segretario del partito Bayan Muna ha chiesto al presidente Aquino di fare luce e giustizia in questo caso come in tutti i precedenti, e di sospendere il programma di controinsorgenza “Oplan Bantay LayaIII”.

Questo programma permette di classificare qualunque membro della sinistra come “nemico dello stato” e che ha giustificato le tante esecuzioni sommarie e le scomparse di tanti giovani da parte di squadre paramilitari legate all’esercito e alla polizia. “Mr Aquino deve mandare un messaggio chiaro alle forze di sicurezza che questi omicidi devono finire e che gli esecutori saranno perseguiti.”

esecuzioni extragiudiziali
Reuters

Il gruppo di diritti civili Human Rights Now ha lasciato una dichiarazione ed un invito per Noynoy Aquino.

Come figlio di un presidente molto rispettato e di un’icona della democrazia, Benigno Noynoy Aquino eredita le speranze di cambiamento che la gente delle Filippine aveva riposto sulla madre, Corazon, in seguito alla rivoluzione del “Potere Popolare” del 1986.

Ma nel cominciare nel suo mandato, il Presidente Aquino affronta anche le tragedie continue della sua nazione. Le forze di sicurezza e i loro scagnozzi hanno ucciso, negli ultimi anni, centinaia di attivisti della sinistra e membri dei partiti politici, personaggi coraggiosi della chiesa e difensori dei diritti civili nella quasi più completa impunità.

“Le squadre della morte” a Davao e dovunque hanno preso a bersaglio piccoli criminali e altri cittadini marginalizzati. E potenti signorotti locali eliminano con violenza i propri oppositori e giornalisti attivi, senza colpa.

Quando il numero degli omicidi, inseguito ad una campagna internazionale dei gruppi dei diritti civili e di gruppi di pressione, diminuì di molto nel 2007 e 2008, si sperò da più parti che il problema fosse scomparso.

Ma fu il massacro di almeno 58 persone attribuito alla famiglia regnante a Maguindanao nel novembre del 2009 a ricordare a tutto il mondoche nulla era davvero cambiato. Sin dal 9 di giugno quando Aquino fu proclamato vincitore delle elezioni, tre giornalisti e un testimone chiave del massacro di Maguindanao sono stati uccisi.

I governi successivi a Manila hanno per lo meno mancato di combattere le esecuzioni. In alcuni casi il governo ha giustificato queste esecuzioni portando il bisogno di combattere l’insorgenza comunista e dei militanti islamici. Ma quella non può essere una scusa per le atrocità fatte dal governo.

L’eredità di Noynoy Aquino come presidente può dipendere moltissimo dal porre fine a questi versamenti di sangue e dallo scoprire i responsabili.Durante la sua campagna, Aquino ha fatto discorsi elevati sull’importanza della giustizia, sul porre fine alle esecuzioni e sull’abolizione delle armate private, ma finora non ha presentato alcuna misura specifica per combattere questi problemi.

Se non si muove velocemente con politiche chiare ed efficaci, rischia di replicare le cifre profondamente raccapriccianti dei suoi predecessori.Per prima e più importante cosa, deve immediatamente dare inizio alle riforme necessarie per porre fine all’immunità per le violazioni serie.

Deve ordinare un’inchiesta al NBI (Ufficio nazionale delle indagini) a carico del personale della polizia e dell’esercito a livello di comando che sono stati implicati nelle uccisioni.  Deve anche chiarire alla polizia che devono perseguire con vigore qualunque crimine commesso da ufficiali del governo e della polizia o saranno essi stessi oggetto di indagini.

Per seconda cosa, Aquino deve immediatamente fare dei passi per creare un programma di protezione dei testimoni indipendente, accessibile e finanziato in modo adeguato. I testimoni nelle Filippine risolvono o distruggono un processo, dove la loro testimonianza è spesso la sola prova che lega il sospettato al crimine.

Tuttavia, in una nazione dove i testimoni nei processi politici si trovano sotto grandi rischi personali, il governo fa così tanto poco per loro. L’assassinio del 14 giugno del testimone della strage di Maguindanao, le cui suppliche di avere protezione sono state ignorate dal governo, è stato soltanto l’ultimo esempio delle conseguenze di questa politica di negazione.

Terzo, Aquino deve portare avanti la sua promessa di affrontare una delle cause degli omicidi: la proliferazione delle cosiddette armate private, dei gruppi armati al soldo dei politici locali. Sfortunatamente, Aquino forse ha una visione eccessivamente stretta del problema.

Nell’incontro di Aprile, diceva che la promessa di abolire le armate private non si estendeva allo smantellamento delle forze paramilitari che non cadono nella catena di comando della polizia o dell’esercito, dicendo che erano necessarie molte forze moltiplicatrici. Il massacro di Maguindanao dimostra che le supposte armate private sono spesso composte di milizie sponsorizzate dal governo, compreso le forze paramilitari e della polizia. Una promessa di abolizione delle armate private è una promessa vuota se si esclude di affrontare il problema delle forze del governo che non stanno nella catena di comando.

La sicurezza nazionale non deve essere mai costruita a partire da forze che hanno una storia così notevole  di atrocità. Aquino dovrebbe iniziare escludendo l’Ordine Esecutivo 546 che è stato interpretato dai governi locali e dalla polizia come autorizzazione ad armare queste armate private. E per impedire che sindaci e governatori utilizzino soldati e poliziotti per i loro interessi personali, deve porre al Congresso una legge di Priorità per assicurare che le forze di sicurezza rispondano esclusivamente alla catena di comando della polizia o dell’esercito piuttosto che ai membri del governo locale.

Tutti i leader vogliono lasciare una eredità in positivo, e Aquino ha promesso di migliorare le condizioni di vita dei filippini.Porre fine agli omicidi e riportare sotto controllo le forze responsabili sarebbe certamente qualcosa che i filippini celebreranno a lungo.
Kenneth Roth, Direttore esecutivo, Human Rights Watch

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