FILIPPINE: Aquino a metà del suo mandato. Come sta il paese e la sua gente?

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Il presidente Noynoy Aquino si avvicina a completare il suo terzo anno da presidente. Come sta il paese e i suoi abitanti?

Noynoy Aquino

Il portavoce del presidente Edwin Lacierda definì il 2012 l’anno della “ricostruzione e del restauro, il culmine di un periodo di rinnovamento del paese nel giro di due anni e mezzo”. Nel 2012 “ la nazione ha cominciato a sentire l’effetto completo del voler politico usato in modo giusto”

In un numero di un quotidiano Lacierda diceva: “Secondo tutti gli indicatori questo è stato l’anno migliore per le Filippine da tanti anni” senza menzionare questi indicatori concretamente. Comunque nel suo resoconto ha specificato gli indicatori: le leggi fondamentali approvate, le riforme del sistema giuridico dopo la messa sotto accusa del capo della corte suprema Renato Corona; una economia che corre secondo i dati del PIL e dell’indice di borsa; gli investimenti del governo nelle infrastrutture sociali, la firma dell’accordo quadro su Bangsamoro col MILF.

Come un fattore decisivo: “Abbiamo svoltato l’angolo, aggiustato i danni causati dai modi corrotti del passato (amministrazione Arroyo) e stabilito ancora che il percorso giusto è l’unico percorso possibile. Mentre l’amministrazione entra nel 2013, ci sono tutte le ragioni perché i Filippini continuino a muoversi lungo il percorso giusto sotto la direzione di Aquino e di chi aderisce alla sua nobile causa.”

In un altro rapporto si citava un altro portavoce Abigail Valte, “Il governo vuole assicurare che la crescita inclusiva sia di beneficio per ogni filippino nel prossimo anno mediante la generazione di lavoro e di programmi in favore dei poveri per sostenere l’ottimismo della gente”. Dopo aver citato il grado molto buono di popolarità di Aquino e il sorprendente valore del PIL dice: “Il compito è di continuare a rendere la crescita inclusiva, non attendere che essa si trascini ma avere un intervento diretto al quinto quintile”, cioè la parte più povera della popolazione.

La stessa Valte ha ammesso che la parte più povera dei poveri è restata fuori dai benefici della crescita del 2012, promettendo la loro inclusione nel 2013 ed implicando che non ci sono stati molti posti di lavoro creati e programmi per la povertà implementati durante la prima metà della presidenza Aquino. Nonostante questo i poveri sono ancora ottimisti per il proprio futuro sotto Aquino. Le promesse saranno di sostegno a questo “ottimismo popolare”?

Se la crescita attesa tra il cinque al sei percento del PIL e la ottima prestazione della borsa ha reso il 2012 “uno dei migliori anni di sempre nella storia del paese, il 2013 promette ancora meglio stando alle previsioni di alcuni grandi esecutivi delle grandi aziende.

Con “buoni fondamentali economici” nel 2012 prevedono una crescita economica più veloce e l’ottenimento del grade investment, “qualcosa che negli ultimi tre decenni non si è mai visto” che potrebbe portare a maggior investimenti in arrivo, secondo alcuni direttori esecutivi.

Citando gli indicatori della crescita economica e i fattori che essi vedono, dicono di aver atto piani “per il 2013 sulla premessa che l’economia filippina farà bene”. Vedono statistiche incoraggianti sul PIL, sul rapporto prestiti PIL, deficit fiscale, la raccolta delle tasse. Vedono un mercato interno del consumo forte e crescente; per il 2013 inoltre le elezioni faranno esplodere la spesa.

Ovviamente per loro le preoccupazioni sono gli investimenti ed il profitto, quanto il loro capitale possa essere investito in sicurezza e con profitto. Mentre le società sono coinvolte in progetti civivi e sociali per migliorare la povertà, questo è secondario rispetto ai loro interessi. Le persone sono consumatori. Più spendono per servizi e consumi più alti sono i profitti che ottengono.

Per attrarre investimenti il governo costruisce infrastrutture e crea un clima adatto agli affari. L’assunzione, la montatura nei fatti, è che l’investimento crea lavoro e diminuisce la disoccupazione e povertà. L’assunzione e fallace sia che si tratti di Aquino che dei passati presidenti.

Nel suo discorso ufficiale Aquino ha detto con entusiasmo, attraverso anche i suoi portavoce e direttori esecutivi, che invece di importare tonnellate di riso il paese sarà autosufficiente nel 2013 se non un esportatore. Le scuole avranno aule a sufficienza, banchi e tablet; ci sono abbastanza libri per gli alunni. Ha detto che le Filippine sono state per tanto tempo ridicolizzate come “il malato dell’Asia”. Ora gli investitori si precipitano nel paese per l’economia florida. E sembra che gioiremo per un po’ di tempo questa confidenza mondiale nella nostra economia.

A rendere critico il 2013 sono le elezioni di maggio. La crescita delle riforme che abbiamo segnato dipende dai rappresentati eletti, senatori, rappresentanti e rappresentanti locali. Aquino implora il paese a scrutinare criticamente quelli che andranno ad eleggere, ovviamente non solo le loro qualifiche ma il loro impegno verso il buon governo.

Ha detto Aquino: “Perciò la nostra ferma posizione e seria considerazione sul corso che il nostro paese deve prendere presenta due opzioni: dobbiamo lavorare insieme per mantenere alto il benessere del popolo filippino? Oppure permetteremo ancora che le Filippine siano portate via da un’ondata di opportunismo, divisione e corruzione?” Poi si è appellato: “Il mio desiderio per il 2013: manteniamo vivo lo spirito della collaborazione, mano a mano, marciamo verso il futuro luminoso e prosperoso della nostra nazione”

Nell’editoriale dl 31 dicembre il quotidiano Philippine’s Daily Inquirer si è aggiunto al motivo: “I filippini hanno ragione per affrontare il nuovo anno con nuova speranza. Vale a dire, per quanto concerne l’economia. Da tutti gli indicatori il il miglior risultato dell’Asia nel 2012 è destinato per un secondo anno.” L’editoriale cita anche le affermazioni del Fondo Monetario Internazionale, delle agenzie di monitoraggio e degli analisti esteri oltre che l’indagine del Global Consumer Confidence.

Christine Legarde che ha visitato Manila a dicembre ha detto: “Le Filippine sono forse la sola nazione in cui abbiamo accresciuto le nostre previsioni contro quelle degli altri paesi dive le abbiamo attenuate.” Gli indicatori statistici e di testimonial che descrivono lo sviluppo economico nelle Filippine durante la prima metà del governo Aquino devono essere accettate positivamente piuttosto che dubitate o negate. Comunque il quadro completo deve essere visto dalla sua propria prospettiva in relazione al filippino comune o alle masse popolari.

Sviluppo economico significa costruire le infrastrutture. Quali infrastrutture e per chi? Molte molte altre infrastrutture devono essere promosse e sostenere gli investitori interni ed esteri, in paragone molto meno sono nelle aree rurali, come strade irrigazione dal coltivatore al mercato, per accellerare l’agricoltura e le piccole industrie. Ci vuole un esperto per dire il significato reale sociale di questo sviluppo economico che Aquino ha ereditato e mancato di correggere?

Sviluppo economico significa aumentare le entrate. Le entrate di chi e per cosa? Un crescente PIL significa più denaro per le classi ricche mentre quasi appena sufficiente per vivere per i poveri. La crescita nazionale economica beneficia molto per i ricchi, meno per la classe media. Cosa va alla grande parte della popolazione? La Valte ha ammesso appena un rigagnolo, promettendo una crescita inclusiva o l’intervento diretto nel 2013.

In una economia guidata dai consumi il ruolo principale della gente comune è di pagare tasse per sostenere il governo e la spesa qualunque denaro riescono a tirar fuori da beni e servizi, facendo del loro meglio per contenere i costi crescenti per aiutare l’industria. Finché l’industria fa profitti e il governo ha entrate crescenti l’economia cresce. Non importa l’attuale esistenza sociale ed economica della massa.

Perché non lasciar che la gente esprima la propria parola su cosa la crescita economica significhi davvero? La loro esistenza attuale suggerisce chiaramente. Sfortunatamente solo gli stupidi vedono la verità: la misura ultima della crescita economica è la vita sociale ed economica di tutta la gente. Naturalmente industria, governo ed esperti non sono stupidi.

Quanta giustizia economica si riflette nella crescita economica sotto Aquino come pure i passati presidenti?

I media hanno anche ragionato su quelli che si potrebbero chiamare i “guastafeste” del quadro roseo della prima metà del governo Aquino definita dalla robusta crescita economica. Questi guastafeste permettono ai critici anti Aquino di chiedere: “Quale sviluppo?” ed i ben intenzionati dicono “deve essere fatto di più”.

Da gennaio a novembre 2012 il deficit di bilancio era 127 miliardi di peso, 32% in più dello stesso periodo del 2011 ma meno della metà dei 279 miliardi di previsione del 2012. Il governo è felice: “Il rischio di avere il deficit che supera il programma è quasi eliminato questo anno.” Semplice! Un tetto del deficit alto assicura i gestori economici che non dovranno eccedere il deficit programmato anche se le spese eccedono le entrate o la raccolta delle tasse cade sotto il target. Domanda: E’ la spesa del deficit mentre facilmente giustificato un indicatore della vera crescita economica?

Una critica contro il prestito massiccio del presidente Marcos era che i Filippini che dovevano ancora nascere erano già indebitati. Questo è un fatto e non una percezione. I quattro presidenti dopo Marcos lo hanno corretto? E’ solo un ricordo sotto Noynoy Aquino?

Due resoconti (Philippine Star che dice “debito nazionale crescente di 214 miliardi l’anno” e Philippine Daily Inquirer “crescono i prestiti del governo, pagamenti in declino”) molto rilevanti rispetto al finanziamento del deficit. Il governo di Noynoy Aquino sembra non essersi districato da quella ragnatela chiamata “prestito”

L’Inquirer riportava citando L’Ufficio del Tesoro che il governo “negli 11 mesi fino a Novembre aveva un prestito netto di 477 miliardi di peso, circa 5 volte i 99,7 miliardi registrati nello stesso periodo dello scorso anno”. Ogni anno, come mostrato nella Commissione di Conto “i debiti nazionali e domestici del governo sono accresciuti alla velocità media di 214 miliardi di peso all’anno”.

Il giornale Inquirer spiegava che da gennaio a novembre 2012 il governo ha chiesto in prestito di più ad una velocità maggiore 852,7 miliardi di peso o il 70% più dei 501 miliardi che chiese nel 2011 per lo stesso periodo; d’altro canto “il governo ha fissato 375 miliardi in obbligazioni, che era il 7% meno del 401 miliardi pagati nello stesso periodo lo scorso anno. (2011)” Il giornale Star spiegava che “il debito nazionale cresceva da 4,701 trilioni del 2010 a 4,940 del 2011 (debito totale nazionale di quell’anno) con 2860 trilioni rappresentavano il debito nazionale e 2080 quello estero. Quello estero cresceva di 83 miliardi. Lo steso giornale diceva che nel periodo 2002 2011 “il debito nazionale mostrava un tasso di crescita media del 6,58 o 132 miliardi all’anno, mentre la crescita annuale del debito estero è 5,38 o 81,34 miliardi annui.

La commissione di controllo giustificava i prestiti del governo come necessari “per finanziare il deficit come pure sostenere le spese per vari progetti di sviluppo compresi le infrastrutture”. E’ un fatto che fin a quando il governo non evita il finanziamento del deficit il prestito continua. Altrimenti la crescita dell’economia non ci sarà. Potrà Aquino cambiare questa tendenza?

Il presidente e i suoi ministri economici oltre ai gestori amministrativi hanno attribuito la crescita economica senza precedenti al buon governo che segue il percorso giusto, cioè buona pianificazione, spesa attenta e nessuna corruzione. Il Palazzo ha detto: “Col duro lavoro, l’abile presa di decisione, l’intensa volontà politica, il presidente ha gettato le fondamenta della crescita giusta ed inclusiva. Continua a fare pulizie, eliminare sprechi, e a restaurare per primo la fiducia nelle nostre istituzioni e ha mantenuto la disciplina fiscale, iniziato riforme per accrescere la spesa pubblica di qualità ed ha investito pesantemente sulle infrastrutture sociali e fisiche”

Comunque secondo Inquirer “una burocrazia libera dalla corruzione è ancora una strada lunga da fare” citando l’indice di percezione della corruzione per il 2012 che pone le Filippine al 105° posto della classifica di 176 paesi. “I rappresentanti dell’amministrazione sognano se credono che la corruzione si affronti con l’incriminazione di rappresentanti del passato regime.. la corruzione resta rampante nei livelli più bassi del governo”.

Come il giornale riconosce la crescita economica, il messaggio positivo è che il governo di Noynoy Aquino può raggiungere una crescita maggiore se i fondi, forse miliardi di peso che si perdono per la corruzione, si spendano per progetti di sviluppo.

In un articolo apparso su Philippine Daily Inquirer il consulente Peter Wallace ha dato delle osservazioni e critiche utile e franche che si riassumono qui.

1-Il presidente merita voti alti per la lotta consistente conto la corruzione che ha stimolato la confidenza delle imprese e lo ha reso capo popolare. Ma resta molto da fare se le Filippine devono sfuggire alla trappola della povertà e sfortunatamente Aquino non sembra impegnato ed entusiasto abbastanza da vedere queste riforme necessarie sprecando il suo capitale politico.

2- “Il presidente Aquino può usare il capitale politico per prendere decisioni dure ed impopolari. Perché non lo fa?” Aquino può esercitare la sua volontà politica considerevole per far costrurie infrastrutture vitali, spendere il denaro che il dipartimento delle finanze ha sborsato per accrescere l’economia, per risolvere il divieto di miniera a cielo aperto che ha messo in pericolo le attività minerarie, e per migliorare i cieli delle Filippine.

3- Mentre dice “tranne che per qualche cambiamento, la volontà politica di far fare le cose manca” Wallace ammette “che a parte qualche sbaglio la confidenza degli affari e l’ottimismo che non erano lì sotto il governo di Arroyo, sono ora presenti e i cambi politici sono avvenuti”.

4- Nonostante miglioramenti in varie graduatorie mondiali, i miglioramenti nell’ambiente degli affari si devono ancora trovare. Le Filippine non si trovano in alto per la facilità di iniziare un’impresa, nella percezione globale e nella logistica del commercio come riflesso dell’investimento diretto estero (FDI). Le Filippine hanno registrato finora 2,3 miliardi di dollari di FDI dal 2011 alla prima metà del 2012, contro i 57 miliardi di Singapore, 27 dell’Indonesia e 10,6 della Thailandia. Questi sostanziavano il suo critico commento: “Aquino deve comprendere che la leadership è un lavoro a tempo pieno, non solo dalle 9 di mattina alle 5 della sera. E’ tempo di agire più come Presidente e meno come P-Noy (il suo nomignolo).”

L’ex presidente delle Filippine Ramos, ospite di onore all’incontro del 30° anniversario del Business Forum, si è detto d’accordo con Wallace. Il presidente deve lavorare molto di più perché è quello che il suo lavoro richiede. Ramos lo ha paragonato al comandante di una nave e vorrebbe che Aquino “agisse da comandante di una nave e dare l’esempio” poiché dava l’impressione di mancare in termini di motivazioni e di impegno.

Ovviamente il Palazzo e altri critici non sono d’accordo. Ma essi hanno livellato il quadro. Avvicinandosi alla metà del suo mandato amministrativo, il presidente Noynoy Aquino ha fatto molto, ma c’è molto altro ancora che deve fare.

 Patrizio DIaz, MindaView

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