FILIPPINE: Assassinio brutale all’aeroporto internazionale di Manila: 4 morti

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L’assassinio brutale di un sindaco di Mindanao alle porte dela capitale Filippina, un terminal dell’aeroporto internazionale di Manila NAIA III, sottolinea ancora una volta come l’iniziale euforia dell’ascesa di benigno Aquino al governo sia diventata amara.

Ora il paese si trova al punto iniziale, in uno stato dove l’assenza di legge colpisce nel cuore della vita.

Il sindaco Ukol Talumpa della città Labangan della provincia di Zamboanga del Sud, sua moglie ed altri due, tra le quali un bimbo di 18 mesi non legato al sindaco, sono stati uccisi da alcuni sicari in motocicletta che hanno violato la sicurezza all’aeroporto internazionale travestiti da polizia di scorta ed hanno lanciato l’imboscata al gruppo che usciva dal terminal degli arrivi.

O stile dell’esecuzione e l’attenta pianificazione che l’ha accompagnata indicano a dei professionisti che sapevano od erano informati dell’arrivo del sindaco all’aeroporto ad oltre mille chilometri dalla sua terra nelle Filippine meridionali.

Non è stato il primo attentato alla sua vita. Il sindaco l’ha scampata altre due volte casa sua ma non a Metro Manila dove pensava che i suoi nemici non l’avrebbero preso e dove ha abbassato la guardia. Questa volta è stata loro fatale, a lui e la moglie.

Il fatto che siano stati uccisi all’aeroporto che porta il nome del padre del presidente, Ninoy Aquino, che fu ucciso lui stesso sulla quella stessa pista, è un ricordo doloroso che tanti degli omicidi politici in questi anni sono restati irrisolti finora.

Che la cultura dell’impunità persiste nel paese oggi poiché tanti dei colpevoli di questi omicidi irrisolti sono riusciti a farla franca, altri sono per giunta riusciti a ritrovare la via verso il potere o a restarci.

Questo ha rafforzato i criminali nelle nostre vite. Fanno i loro crimini violenti con il più profondo spregio delle autorità, se non persino la tacita di qualche autorità.

Non importa più chi sono diventate le vittime: attivisti, giornalisti politici, rappresentanti del governo, civili, criminali. Persino gente che accade di trovarsi lì, come il bambino di oggi.

Non interessa più quanti sono stati uccisi. Quattro, dicei, cento. Persino mille. La pazzia è semplicemente diventata incontrollabile.

Quando tutto questo finirà? Esiste un posto sicuro per tutti?

Edwin Espejo, Asian Corrispondent

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