FILIPPINE: Bangsamoro, per non rifare gli errori del passato

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Non possiamo andare avanti e di nuovo rifare gli errori del passato.

Ho seguito nel passato ogni mossa e cambiamento negli sforzi di pace del passato con i Bangsamoro, ed ora posso solo meravigliarmi dello scrupolo, della cura e della pazienza che hanno mostrato gli attuali negoziatori del governo e del MILF nello stilare un documento che può essere accettato dai loro rispettivi capi.

Avevo esitato nel celebrare la firma tanto pubblicizzata dell’accordo quadro Bangsamoro oltre un anno fa, credendolo nient’altro che un impegno nel continuare il dialogo fintanto che non si firmi una bozza di accordo comprensivo. Credo che, con l’attuale completamento dell’allegato sulla condivisione dei poteri, possiamo dire che la cosa improbabile è diventata davvero possibile.

Il prossimo passo del giorno è l’allegato finale sulla normalizzazione che ci si attende sia meno problematico. Ma poi inizia la prossima fase del duro lavoro, la stesura della bozza della legge fondamentale che creerà il nuovo governo Bangsamoro. Questo potere è delegato al Congresso Filippino e al presidente. Ci si attende che analizzino l’accordo e i suoi allegati, e che disegnino a partire da questi documenti le basi per una legge organica che stabilisca la struttura politica Bangsamoro dentro la struttura del sistema politico attuale. E non sarà una passeggiata di sicuro.

Saranno sollevati problemi procedurali e sostanziali. Alcuni chiederanno se l’approvazione di una nuova legge organica per Bangsamoro significhi automaticamente la dissoluzione dell’esistente ARMM. E se così non si richiede l’emendamento della costituzione del 1987? Mentre gli allegati sulla condivisione delle ricchezze e del potere si assomigliano a quello he da vicino si aspetta di trovare in un sistema parlamentare federale, forse si scontrano con quelli abituati alla precisione dell’istituzione unitari presidenziale.

Finora la ricezione pubblica dei colloqui di pace con il MILF è incoraggiante. Senza dubbio si è costruita una fiducia tremenda nel corso del grandioso lavoro che è andato nella formulazione degli allegati. I commenti sostanziosi sugli allegati comunque sono stati scarsi. C’è da attendersi un’analisi più stridente quando la questione raggiungerà il parlamento. A quel punto, l’intero progetto può andare avanti con sostegno inequivocabile del presidente e l’attiva partecipazione di un pubblico informato che crede nel vedere lo sforzo di pace fino alla sua conclusione.

Perché continuano i vecchi sospetti. Fuori daMindanao, il punto di vista fondamentale è che qualunque discussione sull’autonomia di Mindanao è un preludio rischioso allo smembramento della repubblica. E’ importante ricordare che i delegati al congresso di Malolos del 1898, che erano tra i più istruiti della loro generazione, non avevano alcuna simpatia per il diritto all’autodeterminazione della Mindanao musulmana. Di fronte alla sfida della creazione di una nuova repubblica dalle braci dell’impero spagnolo presumettero, in modo sbagliato, di poter parlare per ogni abitante di queste isole.

Infatti fu il militare Generale Aguinaldo che, conscio del bisogno di assicurare il successo della rivoluzione, si prese il compito di scrivere al sultano di Sulu prima della promulgazione della costituzione di Malolos. Aguinaldo, nella sua lettera del 19 gennaio 1899, firmando come nuovo presidente filippino disse al sultano che “I Filippini, dopo aver buttato a mare il giogo della dominazione straniera non possono dimenticare i loro fratelli di Jolo a cui sono legati da legami di razza, interesse, sicurezza e difesa di questa regione del Lontano Oriente.” Senza voler presumere nulla, il giovane capo estese al sultano ed ai suoi sudditi “l’assicurazione più alta di amicizia, considerazione e stima”.

La visione federalista di Aguinaldo faceva a pugni con il paradigma unitario che informava la stesura della costituzione di Malolos. Il sultano non si prese a briga di rispondere alla lettera di Aguinaldo, indaffarato a negoziare lo status della sua gente con i nuovi conquistatori americani. Dopo aver accettato il trattato di Parigi del 1898 gli spagnoli fecero dietro front e restaurarono Jolo al suo legittimo padrone, il sultano di Sulu. Questo prese gli americano di sorpresa che li spinse a tenere un altro accordo separato con il re musulmano per non perdere la Terra Moro. Du il trattato di Bates del 1899.

Il risultato di questi eventi, secondo O.D. Corpuz nelle sue “Roots of The Filipino Nation”, è che non è stato mai chiarito il posto dei musulmani filippini nella nuova nazione. “Che essi, le isole della Mindanao musulmana, furono rese da allora in poi parte delle Filippine sotto l’occupazione coloniale del regime americano significa una cosa completamente differente da quello che sarebbe stato, se fossero diventate parte della repubblica sotto l’approccio fraterno del concetto di Aguinaldo di ‘solidarietà nazionale sulla base di una reale federazione e di un assoluto rispetto dei loro credi e tradizioni’”.

Gli americani non riuscirono mai ad avere un controllo completo di Mindanao Musulmana. Prima provarono una politica di non interferenza. Quando questa non funzionò , crearono una provincia Moro separata nel 1903 con l’intenzione di amministrare direttamente tutta Mindanao con l’eccezione di Misamis e Surigao. Il risultato fu una lunga e sanguinosa campagna che fu combattuta nel cuore musulmano di Sulu, Maguindanao e Lanao. Le cosiddette guerre Moro durarono fino al 1912. Gli americani affermarono la vittoria militare decisiva in tutte le grandi battaglie, ma non riuscirono a soggiogare i Moro che, secondo Capiz, lottarono “per mantenere il loro modo di vita. Se fossero stati lasciati a loro stessi, sarebbero rimasti in una pace rancorosa forse tetra e sospettosa. Lottarono perché furono attaccati ed erano preparati a morire.”

RANDY DAVID: http://opinion.inquirer.net/67633/the-bangsamoro-future#ixzz2nsrHzWlN

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