Carlos Celdran e gli offesi sentimenti religiosi filippini

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Nell’indomani dell’approvazione della legge sulla salute riproduttiva, la legge RH, e della sua entrata in vigore, si è celebrato il processo con condanna ad un anno di reclusione contro Carlos Celdran, una guida turistica che nel 2010, a sostegno dell’approvazione della legge RH, interruppe un evento nella Cattedrale di Intramuros a Manila gridando nei confronti dei prelati lì radunati “Damaso”. Ha ottenuto, per aver offeso i sentimenti religiosi, così la condanna più dura.

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Ovviamente non sappiamo in Italia cosa significhi “Damaso”, ma per le Filippine è ben diverso. Padre Damaso è nel romanzo “Noli me tangere” del padre delle Filippine, Josè Rizal, il sacerdote che denunciò l’eroe del romanzo, antesignano della libertà del paese dal dominio spagnolo e della chiesa cattolica, nonché padre dell’eroina del romanzo e amante dell’eroe del romanzo filippino.

Non poteva essere più chiara di così la denuncia di Josè Rizal dell’intreccio tra potere religioso e potere coloniale nelle Filippine della fine 800.

Ma poiché questa lettura libertaria di Rizal si è un po’ persa e Rizal è letto in traduzione inglese o tagalog in quanto Rizal scriveva in spagnolo, si capisce la tragica ironia. Carlos Celdran, vestito come l’eroe di Rizal, entra in chiesa ed urla ai prelati di non immischiarsi con i fatti dello stato, di non immischiarsi con la discussione della legge sulla salute riproduttiva. Damaso è il personaggio prete ipocrita e reazionario del romanzo “Noli me tangere” che con una figlia nascosta predica contro chi vuole la libertà.

Appunto la gerarchia della chiesa cattolica filippina che, con una campagna contro l’approvazione della legge RH che promuove la pianificazione familiare, per decenni, la tiene bloccata nei cassetti delle varie amministrazioni succedutesi nel tempo, per essere scoperta poi di essere aver sostenuto l’amministrazione Arroyo in cambio di tante regalie milionarie.

Di contro ora, nonostante che nella costituzione attuale sia garantita la separazione dei poteri dello stato e della chiesa, il presidente Aquino ha subito le pressioni più forti col rischio persino della scomunica durante l’iter di approvazione della legge.

La sentenza è stata emessa da un tribunale di primo grado per violazione dell’articolo 133 del codice penale filippino. Per il suo avvocato “Se non sarà cancellata dalle corti di più alto grado si compieranno dei passi indietro e ritornare ai tempi in cui le nostre fondamentali libertà non erano garantite dalla costituzione.”

Ovviamente il Celdran farà ricorso alle corti superiori ed eventualmente alla Corte Suprema ponendo la questione della libertà di pensiero. “Il problema è diventato più grande di me, della possibilità di mettere in dubbio l’autorità …. E’ sulla religione. Qualunque cosa che potrebbe offendere il proprio sentimento religioso potrebbe costare il carcere. Questo è un precedente pericoloso. Dobbiamo proteggere la nostra libertà di parola e proteggerci alle minacce non solo dalla chiesa ma da tutti i poteri forti” ha detto Celdran.

Secondo il suo avvocato c’è solo un altro caso di un filippino processato per aver offeso i sentimenti religiosi negli anni 30, e il suo difeso potrebbe essere il primo dopo l’approvazione della costituzione del 1987, cioè dopo la caduta della dittatura di Marcos.

Questo articolo 133 fa parte del codice penale formulato nel 1930 ed entrato in vigore nel 1932 e dice che si può dare il carcere a “chiunque, in un luogo legato al culto religioso o durante una qualunque celebrazione religiosa faccia atti notoriamente offensivi dei sentimenti dei fedeli”.

Dall’entrata in vigore del codice penale, oltre ottanta anni fa, le Filippine hanno attraversato vari periodi cambiando cinque costituzioni nel 1935, 1943, 1973, 1986 e 1987. L’attuale costituzione del 1987 cita chiaramente “Non sarà approvata nessuna legge che riduca la libertà di parola, espressione o di stampa”.

Per l’avvocato di Cedran, Manuel Marlon, “Questo è il solo caso di questa natura con la costituzione del 1987 in vigore. Questo caso è quindi un passo indietro se si parla di libertà garantite dalla costituzione… Come viaggiare indietro nel tempo verso il medioevo quando la chiesa condannava al rogo gli eretici.”

Ovviamente né l’avvocato né Celdran si attendevano un simile verdetto ed anzi per loro non c’è stata un’offesa tanto seria da meritare la condanna, tenendo da parte per un momento l’istanza della costituzionalità. “Per ogni cattolico la dissacrazione di ogni oggetto sacro offende il sentimento religioso, come la dissacrazione del Corano offende i sentimenti religiosi dei Musulmani. Ma la parola Damaso non è affatto la stessa cosa “. Ovviamente quel 30 settembre del 2010, chi ha organizzato l’evento o il programma è stato disturbato, ma chi ha fatto la denuncia non si è presentato al processo a testimoniare.

Mentre non ci dovrebbe essere alcun carcere per Celdran, sono già giunte le proteste di Human Rights Watch. “Siamo allarmati dalla decisione della corte che trova colpevole l’attivista Carlos Celdran di aver offeso i sentimenti religiosi e di averlo condannato ad un massimo di un anno di prigione. E’ un ostacolo alla libera espressione nelle Filippine che si vanta di essere una democrazia. Questo verdetto deve essere cambiato. Nessuno deve essere arrestato per aver dato voce ad un’opinione o posizione, specialmente su argomenti che hanno a cuore la vita di milioni di donne e madri filippine.” dice Carlos Conde di Humar Rights Watch. “Il governo dovrebbe assicurare che gli attivisti di questa legge non siano presi a bersaglio con queste leggi arcaiche del Codice Penale Filippino. Questo caso mostra le potenzialità di un cattivo uso e accusa malevola e di qui si rende necessaria una riforma urgente di questo articolo del codice”

http://asiancorrespondent.com/96434/for-offending-church-ph-tour-guide-jailed/

http://www.rappler.com/nation/20615-punishing-celdran-a-test-case-for-free-speech

http://blogwatch.tv/2013/01/hrw-reaction-to-carlosceldran-conviction/

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