Che la pace non sia ostaggio di protocolli e formalità

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“Che la pace non sia ostaggio di protocolli e formalità” di Manny Pinol è un commento apparso su Mindanews.com dopo l’annuncio dell’incontro segreto tra Noynoy Aquino e il responsabile del MILF, Murad.

ostaggio di protocolli

Aquino è il primo capo di stato filippino ad incontrare un capo del MILF dopo l’inconro che sua madre Corazon Aquino ebbe da capo di stato a Jolo con il capo del MILF al tempo. Tra le varie posizioni interessante sembra questa di Pinol per la sua storia politica.

Manny Pinol è stato governatore della provincia di Cotabato del Nord dal 1998 al 2007, il periodo più sanguinoso della campagna governativa contro il MILF. Dal 1999 al 2001 fu bloccato in un duro conflitto col gruppo armato che provò a invadere la provincia, superando vari tentativi di assassinio. Nel 2008 scoprì un accordo segreto di pace tra l’amministrazione Arroyo ed il MILF per stabilire uno stato islamico semi indipendente ed espanso nelle Filippine Meridionali. Si rivolse alla Corte Suprema e mise in dubbio il Memorandum of Agreement sui Domini Ancestrali che avrebbe permesso la creazione di una entità giuridica di Bangsamoro. Nell’ottobre del 2008 la Corte dichiarò l’accordo incostituzionale, mentre il MILF lo pose tra i politici filippini più odiati e nelle ultime elezioni, quando cercò di ritornare al governo della provincia, non ricevette alcun voto nelle aree controllate o influenzate dal MILF. Attualmente scrive per un quotidiano filippino.

E’ stata una sorpresa ma senza paura. E’ quello che ho provato quando la notizia dell’incontro del Presidente Noynoy e il Fronte di Liberazione Islamico Moro a Tokyo è apparsa sulle televisioni. Ci sono differenti reazioni all’incontro “segreto” del Presidente con Ibrahim Murad, il capo del MILF, in un hotel vicino l’aeroporto Narita a Tokyo.

Qualcuno ha detto che il Presidente Aquino ha fatto una cosa inconcepibile andando a parlare con un capo dei ribelli che non è uguale in statura. Per un diplomatico anonimo citato dalla televisione, l’atto del presidente è stato l’equivalente ad un tradimento.

Altri hanno applaudito per essere uscito dal seminato ed aver ignorato il protocollo diplomatico e le formalità per avere una franca discussione ravvicinata con il capo del gruppo ribelle in una manifestazione di sincero desiderio di porre fine alle ostilità nelle Filippine meridionali.

Sono osservazioni ugualmente valide che hanno delle basi.

Il presidente potrebbe aver violato i protocolli diplomatici avviando un colloquio diretto col capo dei ribelli che non ha ancora firmato un accordo di pace col governo filippino. Ma certo, il franco incontro a quattrocchi mostra che il Presidente Aquino è seriamente impegnato a portare il conflitto nel Meridione, che ha bloccato la crescita della regione e causato miserie indicibili alla gente, ad una conclusione pacifica.

I capi cristiani a Mindanao, che in tutta modestia mi consideravano il loro campione nel difendere la posizione della popolazione cristiana nei negoziati mi hanno mandato, con paura, messaggi per chiedermi se il presidente “non ci abbia tradito”. La mia risposta è stata: “Rilassatevi. Diamogli uno spazio di manovra nell’affrontare questo problema.”

Secondo me la mossa del Presidente potrebbe davvero essere un riflesso di ingenuità politica e mostrare quanto semplicistica sia la sua visione del negoziato. Ma c’è da aver paura? Poco o nulla. Mi sento a mio agio con questo presidente che sa da dove viene da prima della sua ascesa alla più alta carica del paese e certo delle sue nobili intenzioni nei confronti dei Filippini.

Va ricordato a tutti che l’allora senatore Aquino fu uno dei capi principali del partito liberale quando denunciai l’amministrazione della presidente Arroyo davanti alla Corte Suprema per il Memorandum OF Agreament.

Ci sono ancora le foto che lo mostrano seduto al fianco del Senatore Mar Roxas, del senatore Drillon e me stesso quando lanciammo la campagna contro la firma “segreta” del documento che avrebbe stabilito uno stato islamico semi indipendente che abbracciava metà dell’isola di Mindanao.

Questo è un presidente con il modo di fare di un Grane Fratello che vorrebbe portare le parti in conflitto insieme e chiedere loro “Qual’è il vostro problema?”

Era questo ciò che mancò nei negoziati passati. Erano solo tanto formali e legati ai protocolli e formalità diplomatici da muoversi appena in avanti.

Uno dei problemi fondamentali che sollevai con i precedenti gruppi di pace, anche quando era segretario Jesus Dureza, era la comprensione che i territori creduti controllati dal MILF non sarebbero dovuti essere toccati per lo sviluppo dal governo locale, compreso quello che io guidavo, fino a che non fosse firmato un accordo di pace formale.

Questo punto di vista, condiviso e accettato anche dalle nazioni e organizzazioni donatrici straniere, ha contribuito al peggioramento delle condizioni di povertà nelle aree controllate o influenzate dal gruppo dei ribelli.

Diversamente dalla posizione del Presidente Aquino ora che è informale ed inclusiva, i precedenti negoziati di pace erano condotti usando il concetto di Guerra delle nazioni dove gli intermediari erano necessari per facilitare con l’obiettivo di sottoscrivere un pezzo di carta per porre fine formalmente al conflitto. Nel caso dell’insorgenza del MILF, fu convocato il governo malese che a sua volta inviò i suoi ufficiali militari a Mindanao per agire da facilitatori e monitorare la pace.

Se si cerca una manifestazione di ingenuità, questo era il miglior esempio.

Chiunque abbia aderito all’idea della Malesia come facilitatore forse non ha valutato bene il fatto che siamo in un conflitto “tecnico” con quella nazione per lo stato di Sabah. Creare un accordo di pace tra il governo filippino e il MILF darebbe alla Malesia un grande strumento nel risolvere il problema di Sabah. E come potrebbero le Filippine permettere ai rappresentanti malesi, essenzialmente dello spionaggio, accedere a tutte le istallazioni militari importanti nel sud delle Filippine? Come chiedere al nostro nemico di contare quanti coltelli abbiamo in cucina.

Gli osservatori devono attentamente comprendere le implicazioni dell’ultimissima mossa del presidente. Per prima cosa è stata tenuta in Giappone, non in Malesia. C’è un messaggio nascosto che potrebbe essere il riflesso dei punti di vista della popolazione di Mindanao che si domandano i motivi della Malesia per facilitare il colloquio di pace. In secondo luogo, la decisione del Presidente di parlare allo stesso Murad potrebbe essere semplicemente interpretato come una manifestazione della sua attitudine molto informale nel risolvere i problemi anche se si tratta di un gigantesco dilemma come quello di Mindanao.

E’ come die al presidente del MILF: “Fratello, vieni qui e parliamoci sinceramente. Cosa vuoi davvero?”

E questa è la corretta attitudine nell’affrontare il Problema di Mindanao che io e molti osservatori abbiamo sponsorizzato d tanto tempo. Quelli coinvolti nel conflitto devono sedersi da Filippini e trovare una soluzione ad un problema locale.

Per tanto tempo, i negoziatori sono stati preoccupati con le soluzioni politiche e i protocolli diplomatici dimenticando che le ragioni della ribellione stanno nella povertà della gente che è stata negata per così tanto tempo.

GLI USA, UK, Indonesia, Malesia, Thailandia Indonesia e naturalmente il Giappone sono stati coinvolti a risolvere un problema che ha le radici nella povertà e nelle privazioni su cui i movimenti estremistici internazionali hanno giocato per chiedere l’instaurazione di una nazione musulmana indipendente.

Gli sviluppi internazionali nella campagna contro l’estremismo islamico sta di fatto aiutando l’amministrazione Aquino a semplificare l’approccio al problema di Mindanao.

Con la morte di Osama Bin Laden, il leader riconosciuto dell’estremismo islamico nel mondo, con la primavera araba, e il ritiro dei gruppi islamici più intransigenti di fronte alla campagna senza sosta americana, il sogno di Jemaah Islamiya e di altri gruppi di stabilire una nazione pan islamica che includesse il meridione della Thailandia, la Malesia, Indonesia e Mindanao è stata di fatto distrutta.

La mossa del MILF d dichiarare di abbandonare la loro agenda secessionista è davvero una mossa pragmatica da parte del gruppo piuttosto che una concessione all’amministrazione Aquino che deve ora andare avanti velocemente nel mezzo di questi sviluppi internazionali, tenendo a mente le due importanti posizioni abbracciate dalla popolazione di Mindanao:

1-Nessun substato islamico e nessuna espansione dell’area autonoma. Non ha senso espandere una regione che è la più povera nella regione e dove il governo è segnato da una massiccia corruzione e nel creare un substato su base religiosa potrebbe far sorgere un’altra questione istituzionale.

2- Le soluzioni socio economiche devono essere esaltate sugli accordi e gli accomodamenti politici. Nessun trattato di pace potrebbe assicurare che ci sarà una fine al conflitto in Mindanao se i musulmani continuano a sguazzare nella povertà e nelle privazioni, se non possono mandare i figli a scuola e se non vengono dati i servizi a loro dovuti come cittadini della repubblica.

Buttiamo nel cestino dei rifiuti della storia filippina tutte quelle formalità e i protocolli diplomatici che hanno appesantito la ricerca della pace nelle Filippine Meridionali.

Ci sono tanti metodi e modi per risolvere un conflitto e dobbiamo dare al presidente Aquino la flessibilità di fare le cose che crede debbano essere fatte per raggiungere l’obiettivo. Sentiamoci sicuri del pensiero che questo Presidente, per quanto semplicistica sia il suo modo di intendere il governo, non possiede un desiderio insaziabile per il denaro o non cerca un allungamento del suo mandato.

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