FILIPPINE: Contadini di giorno, sfollati di notte a Cotabato del Nord

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I cittadini dei distretti Bual Norte, Palongoguen e Malingao a Cotabato del Nord, Mindanao, provavano a riprendere un po’ di normalità nelle loro vite a due giorni dagli scontri tra esercito filippino e militanti del BIFF, una fazione fuoriuscita dal MILF perché non accettava i colloqui di pace, che hanno costretto almeno 2000 famiglie a scappare. Malingao e Palonguguen sembravano due villaggi fantasma.

Ma martedì, si potevano vedere i contadini di Bual Norte mentre lavoravano nelle risaie a mettere il fertilizzante o a rafforzare gli argini, come visto da alcuni reporter di Mindanews lungo una stradina sporca a fianco del canale di irrigazione.

La scuola ora è ripresa alla scuola elementare dello stesso distretto e persino nelle scuole che sono servite come centri di evacuazione.

Bual Norte, un centro di produzione di riso e sede dell’Istituto di ricerca filippino del riso, si trova a quattro chilometri dalla vera città.

A Palonguguen alcuni uomini sedevano vicino una vecchia casa mentre una mitraglietta stava sul tavolo davanti a loro. Renato de Arroz, un ex sindaco rieletto per due volte, beve il suo caffè mentre dà il benvenuto ai giornalisti di Mindanews offrendo loro di sedersi. Gli altri uomini lavorano nei campi. Quando gli si chiede del ritorno alle case delle famiglie De Arroz risponde: “Sono qui di giorno e ritornano nei centri di evacuazione prima che fa notte”.

Una pratica “normale” per gli abitanti quando si hanno degli scontri a fuoco: “Ho consigliato loro di lavorare nei campi a gruppi. Mentre alcuni lavorano ci deve essere qualcuno in allerta nel caso che i ribelli ritornano” dice l’ex sindaco in dialetto Ilongo che aggiunge che non abbassano la guardia anche se si sono ritirati dopo le operazioni di “ripulitura” di martedì.

Un quarto d’ora dopo un gruppo di uomini armati passano con le loro motociclette, alcuni in uniforme di fatica ed altri in pantaloncini con le bandoliere di munizioni avvolte sul corpo.

“Sono dell’Organizzazione di volontari civili, CVO. Siamo ancora attenti perché ci troviamo a due chilometri dagli acquitrini” dice il sindaco parlando di una zona acquitrinosa di Ligawasan dove i ribelli si erano ritirati dopo gli scontri portando con loro 14 ostaggi poi rilasciati.

L’area acquitrinosa è il confine di questa città con Libungan e la città di Kabuntalan che fa parte della provincia di Maguindanao. Da lì provenivano i volontari civili che erano in perlustrazione per le case distrutte e per la sicurezza dei lavoratori delle campagne.

Malingao è stata nel frattempo liberata dai ribelli del BIFF e non si segnalano scontri.

Dalla strada si può notare una tenda al fianco di una capanna sotto un albero di tamarindo. Non era una delle tende che di solito servono a mettere al riparo le anatre perché era stata fortificata con sacchi di sabbia e c’era lo spazio per un’arma per i volontari civili.

A meno di cento metri alcuni uomini caricavano le loro cose su un traino: “Portiamo le nostre cose” dice un contadino di 40 anni. A 400 metri dal posto di guardia alcuni del CVO si erano fermati per ispezionare una diga di irrigazione, dove indicano alcune macchie di sangue: “I ribelli erano qui durante gli scontri” dice un volontario che prende da terra alcune cartucce vuote. Spiegano che i ribelli del BIFF erano posizionati dietro muri di cemento e si nascondevano nelle pozzanghere e nelle case.

Una casa, appartenente ad una donna anziana che tre mesi prima si era spostata a Esperanza in Sultano Kudarat, era stata bruciata dai ribelli in ritirata.

A circa duecento metri i CVO si fermano ed uno avvisa il gruppo di stare attenti mentre loro vanno a verificare un po’ più giù chi è sceso da una barca al porticciolo, consigliandoci di indietreggiare verso il posto di guardia. “Era questo il punto di entrata ed uscita ogni volta che venivano a disturbare i contadini” dice uno dei CVO parlando della stradina che porta dall’area acquitrinosa verso il posto di guardia.

Al nostro ritorno al posto di guardia gli uomini che caricavano le loro cose se ne sono andati. Il padrone della casa dice che i ribelli avevano setacciato la casa e distrutto un po’ di mobili. Lì si erano sistemati quando avevano rovistato nel posto di guardia. “Ho ripulito il posto di tanti bossoli di mitragliatrici e fucili sparsi per terra”. Il proprietario dice che non erano lì da maggio per paura di ritrovarsi nel mezzo degli scontri quando i ribelli tornavano ad attaccar il posto. Ora la sua famiglia stava in città vicino la sede del distretto.

Mentre il gruppo di giornalisti sta per andarsene, tira fuori la sua carabina e la mette sul tavolo. “Resterò per tenere un occhio alla mia casa” dice ai volontari che erano ormai ritornati.

Non è la prima volta che il villaggio e le aree vicine sono attaccati dai ribelli Moro in tanti anni di scontri in queste aree.

Dopo gli scontri di lunedì de Arroz dsfollati cotabatoice che molti non sono tornati ancora a casa. Loro stessi non sanno per quanto tempo restare in allerta e “non sono sicuro quando i miei compaesani torneranno, dipende dalla situazione qui”.

Jeanette Umatong è una vedova di Palongugen e ricorda quando lavorava con altri tre contadini nella sua azienda all’arrivo dei ribelli.

La donna ricorda che i ribelli corsero subito verso la sede del distretto prima dello scoppio degli scontri. “Avevamo ancora il corpo coperto di fango quando siamo evacuati. Ed era all’ora di pranzo quando abbiamo potuto lavarci.

Per ora la donna se ne sta con i parenti a Bual Norte e non è affatto sicura di quando rientrerà a casa. La casa bruciata apparteneva alla zia, ora settantenne. “Era stata quasi uccisa durante le violenze di magio scorso. La sua fortuna è stata di essere caduta nella pozzanghera.”

De Arroz dice che gli scontri di lunedì non sono i primi nell’anno. “All’inizio dell’anno ci hanno attaccati. Credo sia la terza volta quest’anno”

L’attacco peggiore fu nel 2002 quando molte case furono distrutte e tanti animali di allevamento presi dai ribelli. “Ci hanno attaccato due volte quest’anno. Non so cosa vogliano da noi. Possono inviarci un messaggio e dirci quello che vogliono e forse ne possiamo parlarne.”

http://www.mindanews.com/top-stories/2013/09/25/midsayap-villagers-farmers-by-day-bakwits-by-night/

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