Filippine di Ferdinando Marcos e le nuove polarità della geopolitica globale

Le nuove polarità di potere nell’Indo Pacifico definiscono un nuovo ambiente più turbolento ed inquieto in cui il nuovo presidente filippino Bongbong Marcos dovrà destreggiarsi

Quando il presidente filippino neoeletto Ferdinando Bongbong Marcos si insedierà il 30 giugno prossimo, dovrà destreggiarsi in condizioni esterne più tumultuose di quelle viste dai suoi predecessori.

nuove polarità nel sudest asiatico

Gli attributi di sistema del mondo di oggi entrano più profondamente nella multipolarità con la maggioranza delle grandi potenze asiatiche emergenti come Cina, India e Giappone. La rinascita della potenza della Russia, insieme alle sue manovre attive nell’Europa Orientale si aggiungono anche alla complessità degli spostamenti strutturali. Si aggiunga il declino delle capacità materiali dell’Occidente a causa, tra l’altro, delle questioni demografiche ha alimentato il loro desiderio di dialogare di più ad Oriente.

Perciò le Filippine dialogheranno in tutto il panorama asiatico in un momento in cui il continente ha cementato la propria posizione nel centro della geopolitica globale.

Le recenti tendenze nell’ambiente attorno a Manila

Gli USA sono il solo alleato di trattato delle Filippine, e forse il suo più importante partner della sicurezza nel panorama geopolitico in evoluzione. Gli USA si sono sempre considerati il tradizionale assertore della sicurezza ed una potenza residente del Pacifico. Comunque con la crisi finanziaria del 2008, con la crescita continua della Cina e il suo declino nelle capacità materiali, Washington ha capito di non poter più affidarsi alle sole proprie capacità per mantenere la stabilità dell’ordine centrato sulle regole a guida statunitense.

La politica di Obama di Perno dell’Asia e le strategie dell’Indo-Pacifico dei presidenti Trump e Biden contano sulla premessa di dialogare strettamente con potenze della stessa mentalità per mantenere lo status quo, giungendo alla rinascita del Quad2.0 con Giappone, India e Australia nel 2017 e la creazione di un patto di difesa AUKUS con il Regno Unito e Australia nel 2021. Questi accordi mirano ad assicurare il mantenimento dell’ordine basato sulle regole e ad affrontare la crescita della Cina sia nel campo militare che economico.

Questi accordi hanno causato risposte divergenti dagli stati asiatici, in particolare nel Sud Est Asiatico, dove la prossimità geografica della Cina, la sua influenza economica e la forza militare continuano a detenere un posto critico nei calcoli strategici degli stati della regione.

Mentre la maggior parte degli stati del Sud Est Asiatico sono diffidenti sulla funzione di questi accordi, la reazione delle Filippine e del Vietnam sono state più ottimistiche.

Il Quad è composto di paesi capaci e fortemente potenti, ma la mancanza di un quadro unificato, consistente e di lungo termine tra i quattro membri ha generato criticità significative in termini di legittimità. In particolare è problematica l’incapacità di indicare una agenda concreta nell’assicurare la stabilità nella regione.

Inoltre le preoccupazioni degli USA per le altre parti del mondo ha anche creato preoccupazioni sulla longevità del Quad. Gli incontri del Quad hanno anche allungato l’agenda per accomodare un vasto campo di questioni come il cambiamento climatico, diritti umani, cyberspazio, sanità ed altro. Mentre questa strategia cerca di convincere gli stati della regione che l’accordo è multidimensionale e non legato principalmente alla Cina, un’agenda troppo vasta potrebbe diluire il valore del gruppo dei quattro paesi.

Un altro problema è che gli accordi del Quad e AUKUS sono spesso percepiti a guida americana. Nonostante si proietti come una potenza residente, gli USA sono visti spesso con ambivalenza dagli stati del Sud Est Asiatico. Inoltre gli eventi recenti come il ritiro tumultuoso dall’Afghanistan, il rifiuto della NATO di difendere direttamente gli Ucraini contro l’invasione russa o a creare un’atmosfera che porta al dialogo, e la continua ambiguità verso la protezione di Taiwan nel caso di un attacco esterno si aggiungono all’incertezza sulle intenzioni occidentali non solo dagli stati asiatici ma anche dagli stati in Africa e America Latina.

Questo crescente livello di ambivalenza tra gli stati asiatici presenta la Cina come un’opportunità importante per dare un’alternativa all’ordine dello status quo nel continente. Il 21 aprile il presidente Xi Jinping lanciò l’idea di una Iniziativa di Sicurezza Globale che attinge al Nuovo Concetto Di sicurezza Asiatica proposto dalla Cina nel 2014. Oltre al fatto che l’Iniziativa di Sicurezza Globale mira a promuovere la guida politica cinese, il quadro rigetta accordi esclusivi ed è centrato sull’Idea di Asia per gli Asiatici. Inoltre date le caratteristiche cinesi si incoraggerà la risoluzione bilaterale delle dispute con dialoghi bilaterali. Questo creerà problemi data la chiara asimmetria del potere nella regione. In aggiunta mentre mentre mantiene una considerevole influenza nell’Asia del Sud Est per il vantaggio geopolitico, l’influenza cinese in Asia lentamente fa nascere più apprensione se non il rifiuto.

Mentre è presente da tempo la critica della presuntadiplomazia della trappola del debito” cinese, la crisi economica ultima nello Sri Lanka e il declino economico crescente del Pakistan, due maggiori partner economici cinesi, hanno messo in luce il livello di dubbio tra le altre nazioni sulla troppa dipendenza dal BRI, la nuova via della seta. Oltretutto, viste le criticità demografiche e strutturali cinesi, gli esperti implicano una significativa revisione al ribasso nella narrazione crescente della Cina per i decenni futuri. Perciò le limitazioni da entrambe le estremità dello spettro e la corsa contro il tempo accresceranno significativamente le tensioni dentro l’architettura della sicurezza asiatica. Il costante spostamento nel potere e le divergenti percezioni tra le maggiori potenze complicheranno le dinamiche strutturali della politica mondiale.

Cosa possono fare le Filippine di Ferdinando Bongbong Marcos

Le Filippine si trovano nel centro della competizione delle superpotenze. Sia che USA che la Cina sono componenti vitali della sua politica estera, della sicurezza ed economia; in modo simile le Filippine sono un componente inevitabile nelle equazioni strategiche sia di Washington che di Pechino.

Mentre molti osservatori sostengono che le Filippine non devono essere neutrali o non allineate, è difficile per un alleato di trattato restare tale. Perciò si propone una strada definita come Autonomia Propositiva

L’autonomia propositiva è “un approccio che fa perno sugli attributi nazionali del paese per massimizzare i propri interessi tra gli spostamenti sistemici nella distribuzione globale del potere senza cadere vittima delle dinamiche delle grandi potenze”. L’autonomia propositiva quindi serve come un tampone pragmatico tra gli effetti delle forze strutturali e la traiettoria della politica estera di uno stato. Di conseguenza la prossima amministrazione Marcos ha illustrato la propria volontà di usare la flessibilità con le maggiori potenze mentre aderisce alle responsabilità delle Filippine nel quadro dell’alleanza con gli USA.

Mentre si può assumere che Marcos continuerà a mantenere legami positivi con la Cina come partner importante, lui ha sottolineato il proprio impegno nel mantenere l’integrità territoriale e i diritti sovrani delle Filippine nel Mare Cinese Meridionale. Comunque questo non significherà che il governo Marcos utilizzerà una strategia di bilancio simile a quella del Presidente Aquino o ad un approccio di equilibrio simile alla presidentessa Arroyo. Piuttosto che reagire agli spostamenti strutturali, le Filippine dovrebbero poter sfruttare la propria posizione mantenendo la sua centralità piuttosto che essere inghiottita nelle dinamiche di potere.

Un paese più fiducioso potrà dare alle maggiori potenze un percorso meno ambiguo di impegno senza temere la perdita di sostegno da entrambi gli stati data la propria importanza. Inoltre questo non significa che le Filippine cercheranno di cambiare l’equilibrio. Piuttosto Manila deve mirare a mantenere lo status quo senza esacerbare ulteriormente il bilancio di potere. Questo darà alle Filippine un ambiente più favorevole alla crescita, allo sviluppo e alla sicurezza.

Mentre il comportamento aggressivo della Cina nel Mare Cinese Meridionale continua ad essere fonte di preoccupazione, Manila deve riuscire ad istituzionalizzare strutture di consultazione con Pechino creando più linee efficaci di comunicazione e gestione della crisi.

Tagliare fuori la Cina non è una opzione viste le realtà geopolitiche della regione ma mantenere lo status quo è di gran lunga più importante per lo sviluppo e la sicurezza delle Filippine dell’iniziare una attività che potrebbe comportare una fluttuazione radicale delle relazioni bilaterali.

D’altro canto le Filippine devono continuare con l’ammodernamento delle proprie forze armate e la diversificazione dei partner internazionali.

Mentre il Quad cercherà di dialogare con gli stati del Sud Est Asiatico, Manila potrebbe scegliere di dialogare a livello bilaterale o trilaterale con i membri del Quad come Giappone ed India piuttosto che col gruppo per tagliare fuori ogni interpretazione provocatoria.

Inoltre gli USA resteranno un partner significativo per la stabilità della regione, ma è necessario che l’alleanza evolvi secondo le tendenze geopolitiche correnti. Stemperare l’IPEF americano assicurando che i suoi principi saranno attorno agli standard e non le tariffe o l’accesso ai mercati mostra che Washington comprende che quadri economici rigidi non sono attraenti per gli stati asiatici a causa della loro natura dinamica. D’altronde gli USA e le Filippine devono continuare a cooperare su tante questioni di sicurezza senza insinuare alcuna strategia binaria che metterebbe in pericolo gli interessi di Manila data la sua realtà geografica.

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In modo simile la Cina deve capire che le Filippine vogliono aderire alla propria alleanza che però non la definisce in termini di dialoghi esterni. Quindi la Cina avrà la responsabilità di assicurare che le condizioni restino favorevoli a Manila per massimizzare i livelli di autonomia propositiva.

Comunque se Pechino o Washington fanno qualcosa che mette in pericolo gli interessi di Manila, possono essere inevitabili cambi di politica che complicherebbero ancora di più l’architettura della sicurezza della regione.

Don McLain Gill, TheDiplomat

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