Elezioni del 13 maggio e le dinastie politiche filippine

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Le elezioni di domani 13 maggio nelle Filippine sono fortemente contese specie per il senato. Dei 33 candidati 16 sono considerati aver una possibilità statistica di vincere. Una delle interpretazioni più accettate di tale dinamica è legata alle dinastie politiche, alle grandi famiglie politiche.

Sin da quando sono state presentate le candidature lo scorso ottobre, il discorso pubblico si è focalizzato sul vantaggio chiaramente sproporzionato dei candidati che hanno parenti vicini che siedono al momento nelle posizioni nazionali. La tradizionale combinazione delle elezioni come armi, teppisti e denaro è stata riformulata, per dirla con le parole di un candidato, “denaro, proclami ai clan politici”. E’ una tendenza per cui ho espresso una profonda preoccupazione.

Una visione più larga dell’insieme dei candidati senatoriali può meglio contestualizzare la politica el privilegio nella nostra democrazia elettorale. Strettamente legati ai legami di sangue ci sono altre caratteristiche del luogo democratico di oggi.

Un gruppo dell’Università delle Filippine ha fornito un profilo dei candidati del senato che fornisce un’indicazione del disegno di inclusione ed esclusione nella corsa elettorale.

Primo la nostra politica elettorale resta essere uno spazio maschile. Solo otto, vale a dire un quarto dei candidati di quest’anno sono donne. Sono Nancy Binay, Tingting Cojuangco, Risa Hontiveros, Loren Legarda, Jamby Madrigal, Mitos Magsaysay, Grace Poe, e Cynthia Villar.

Vari studi hanno anche osservato che mentre la donna filippina ha giocato un ruolo preminente nella politica, il loro capitale politico è di solito costruito sulla loro relazione con un padre o marito politicamente importante. Binay, Cojuangco, Magsaysay, Villar e fino ad un certo punto Poe cadono sotto questa categoria.

Si può con attenzione fare un’affermazione che l’elezione di questi candidati sfida i guadagni di senatori donna presenti. Mentre Miriam Defensor Santiago e Loren Legarda hanno costruito la loro carriera di successo senza affidarsi ad un membro maschio della famiglia, l’entrata di senatori donna con nomi di famiglia politici rinforza lo sfortunato disegno di donne che partecipano alla politica come un’estensione della carriera del loro familiare maschio.

Inoltre la combinazione di politiche dinastiche e sessiste impedisce alla filippina comune di avere una possibilità equa di conquistare un posto in un’istituzione nazionale.

Secondo. La gara di quest’anno è di particolare interesse a causa della chiara cattiva azione dei candidati più giovani. Questo fa dire al senatore Miriam Defensor Santiago di votare i giovani e rigettare i settuagenari alquanto opportunamente. L’età media dei candidati senatori è di 53 anni ma c’è una maggiore differenza tra l’età dei candidati che vanno bene nelle indagini statistiche (da 1 a 16) e quelli che non vanno bene (12 a 33): l’età media nel primo caso è 46,5 mentre nel secondo 57,4.

Comunque questo non vuol dire che i candidati giovani vanno meglio. C’è una grande differenza tra i sondaggi che valutano i candidati sotto i 40 anni. Bam Aquino, 35 anni, e Binay, anni, sono i migliori candidati nelle classifiche mentre Belgica (34) Seneres (36) e Llasos (37) sono tra i peggiori delle classifiche dei sondaggi. E’ da notare che sono Belgica e Seneres che hanno formale esperienza in posti pubblici eletti.

Infine, i candidati al senato registrano un retroterra di istruzione impressionante. L’ottanta percento di loro ha una laurea avanzata, facendo del diploma post laurea la norma piuttosto che l’eccezione tra i candidati. La maggioranza di loro provengono anche da scuole di elite con 18 su 33 che provengono dall’Università delle Filippine. Questo profilo invita alla riflessione se i cittadini testimoniano l’ascesa della meritocrazia con l’emergere di una classe politica fortemente istruita o il consolidamento di una democrazia elitaria dove solo quelli che hanno accesso a istituzioni educative esclusive hanno una possibilità di vincere un posto al senato.

Mentre esiste il merito innegabile nell’avere una classe politica fortemente istruita, è ugualmente importante essere cosciente dei suoi limiti nell’aggiustare il nostro immaginario politico. Nello scorso decennio, il sud del mondo ha testimoniato vittorie democratiche simboliche dove un ex lavoratore dell’acciaio diventava presidente del Brasile, un autista subentra alla presidenza del compianto Chavez in Venezuela, e un contadino di coca scriveva la storia divenendo il primo presidente indio della Bolivia. Sono conquiste politiche importanti poiché danno vita all’ideale dell’uguaglianza politica per cui gruppi storicamente marginalizzati possono raggiungere il potere. Ci potrebbe essere il pericolo nel romanticizzare i capi che segnano la storia ma è ugualmente pericoloso avere una fede cieca nelle elite fortemente istruite.

Si è detto che le elezioni nelle Filippine sono semplicemente deleghe per una competizione nella elite. Tale caratterizzazione non è difficile da accettare considerando i dati esposti sopra. Comunque la buona notizia è che la politica filippina non può essere ridotta alla esclusività della politica delle elite, perché significherebbe ignorare l’attività intensa e vibrante tra i cittadini nelle ONG, organizzazioni popolari, coalizioni di scopo e persino i social media. La democrazia, stando alle parole di Coleman, “è un progetto creativo, il cui successo dipende su un certo modo di sensibilità” tra i suoi cittadini che rifiutano di alzare la bandiera bianca contro a democrazia delle eliteche si pongono come meritocrazia. Votare è un passaggio nel continuare tale lotta, ma la massa del lavoro nel rendere più incisiva la democrazia si ha dopo il 13 di maggio.

Nicole Curato, http://www.interaksyon.com

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