FILIPPINE: Il divorzio ha la maggioranza tra i Filippini

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Sempre più filippini sono in favore del divorzio oggi rispetto all’ultima indagine del 2005, secondo l’istituto filippino SWS, Social Weather Stations, che nella conferenza stampa del 1 giugno 2011 ha illustrato i risultati dell’indagine rispetto alla affermazione posta:

“Si dovrebbe permettere alle coppie sposate, che sono già separate e non riescono a riconciliarsi più, di divorziare cosi da potersi risposare legalmente”.

L’istituto ha dichiarato che il 50% degli adulti filippini si dice d’accordo mentre il 33% si dichiara contrario all’affermazione posta nell’indagine. Il rimanente 16% si è dichiarato indeciso.

Rispetto alla precedente indagine del 2005, quando nono esisteva un bilancio netto tra favorevole e contrari, vi è ora una differenza del 18% di filippini in favore del divorzio. Guardando nel dettaglio dell’analisi, si nota che nella regione Visayas si è passati dall’opposizione netta al divorzio, con un 24% contrari al divorzio, al sostegno netto con +13%. Nella regione di Manila, dove nel 2005 c’era un sostanziale pareggio tra favorevoli e contrari, ora si passa al +17% in favore del divorzio.
In tutte le regioni dell’arcipelago, comunque, si registra una situazione simile: un sostegno netto verso il divorzio.

Nel frattempo, il presidente della Camera Filippina, Feliciano Belmonte, ha già posto il problema della legge sul divorzio all’ordine del giorno esprimendo anche il suo sostegno personale alla legge, mentre la rappresentante del Partito Gabriela, che ha firmato la proposta di legge col numero 1799, ha dichiarato alla Camera:

“Non manteniamo la nostra nazione nel medio evo. Mi appello ai miei colleghi della Camera di iniziare a lavorare su questa legge senza altri indugi per dare alle coppie filippine che si trovano in una fase infelice ed irreparabile dei loro matrimoni questa possibilità”

Al pari della legge sulla Paternità Responsabile che sta vivendo una fortissima opposizione da parte della gerarchia della chiesa cattolica, anche questa legge, come ha dichiarato lo stesso Belmonte, troverà la forte opposizione delle gerarchie. Le Filippine sono per altro l’unica nazione oltre al Vaticano che non ha una legge in favore del divorzio.

Di seguito è presentato un articolo risalente al 2006 che spiega perché la proposta di divorzio si arenò nella sabbie della Camera vari anni prima.

PERCHE’ Il CONGRESSO NON RIESCE AD APPROVARE UNA LEGGE SUL DIVORZIO

Otto anni fa, il rappresentante de La Union, Manuel Ortega, osò presentare la proposta di legge 6993, il primo tentativo di legalizzare il divorzio nelle Filippine. Fu un testo chiave che in qualche modo segnò il destino delle leggi per il divorzio.

Il primo giorno dell’audizione parlamentare sulla legge, il parlamentare Josephine Imbong, consulente della Conferenza Episcopale delle Chiesa Cattolica Filippina, giunse a spiegare in un’intervista “gli effetti sociali negativi” del divorzio che “comporterà una distruzione completa con innegabili effetti sui bambini”.

La rappresentante dell’Ilocos Norte, Imee Marcos, ricordò l’attività intensa dei gruppi della Chiesa Cattolica. “Ortegà subì un fuoco di sbarramento e chi sosteneva la legge ricevette lettere di odio”.

A cominciare da quella esperienza, la Chiesa Cattolica ha organizzato una rete di gruppi difesa che monitora le leggi “contro la famiglia” presentate al Congresso, fa lobby con i parlamentari e lavora con i media. Ogni volta che una legge “contro la famiglia” fa progressi nel Congresso, “Sappiamo cosa fare” diceva la Imbong. “Ci sorprese vedere quante altre leggi erano contro la famiglia”.

Sembra che il Congresso lasciò perdere la proposta di Ortega. Sebbene ci fossero altri che presentarono simili leggi, nessuno riuscì ad essere esaminata. “I politici pensavano in termini popolari che la Chiesa Cattolica non ti potrà mai far vincere ma soltanto perdere” diceva la Marcos che nel 2004 credette di aver trovato una strada per aggirare le critiche al divorzio. Presentò la proposta 1536 che in effetti voleva trasferire il potere di decidere il divorzio dallo stato alle chiese, ma anche questa proposta non riuscì ad essere discussa.

La rappresentante del Partito Gabriela, Liza Maza, pensa: “C’è un cambio nel modo di percepire il divorzio.” Nel 2005 presentò la proposta 4016 con cui si offriva il divorzio ai “matrimoni finiti”. Uno degli obbiettivi del partito “Gabriela” era di aiutare le donne che soffrivano all’interno di “matrimoni violenti” in quanto “i rimedi legali sono inadeguati per le realtà dei matrimoni”.

Nel 2004 la Maza presentò una proposta di divorzio limitata che offriva il divorzio solo a cittadini che avevano cambiato la loro cittadinanza, una proposta identica a quella presentata da un altro rappresentante, Aquino, nel maggio 2005.

Nella seconda settimana di settembre, il Congresso si aggiornerà e Maza ed Aquino devono ancora essere informati dei tempi dell’audizione delle loro proposte di legge. Per Maza il divorzio è ancora una cosa lontana.

Se segue lo stesso destino sulla proposta della Salute Riproduttiva al Congresso, un’altra proposta che fa pochissimi passi avanti in quanto fortemente ostacolata dalla Chiesa, il passaggio di una legge sul divorzio sarà lungo e arduo se non addirittura impossibile.

Del divorzio si discusse nella Commissione Costituzionale del 1986 quando i membri non chiusero la porta alla proposta. Durante la deliberazione sulla legge che trattava la famiglia, il prete Gesuita Joaquin Bernas chiese se le clausole “portassero con sé il significato di proibire una legge del divorzio”. Un membro della Commissione, Jose Louis Martin Gascon disse: “no”

Carmela Fonbuena and Maxime Jacque Philippe Frolet

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