FILIPPINE: Il pescatore di Taiwan e il mare cinese meridionale

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masinlocAltri commenti sulla vicenda del pescatore di Taiwan ucciso dalla Guardia Costiera Filippina, fatto da commentatori che vivono a Taiwan, anche in considerazione della vicenda del Mare Cinese Meridionale.

“Da un punto di vista legale, l’istanza è se l’uso della forza è stata necessaria da parte della Guardia Costiera Filippina per fare valere i propri diritti secondo l’articolo 73, paragrafo 1 della Convenzione dell’ONU sulla legge del mare (UNCLOS).
Impedire a sospetti pescatori di frodo dal “sfuggire” alla giurisdizione dello stato interessato, anche con l’uso delle armi da fuoco per disabilitare l’imbarcazione sospetta, è un mezzo legittimo per quel fine. Se il peschereccio di Taiwan avesse tentato di sfuggire, che sarà un fattore cruciale nel determinare la legalità (o la necessità) dell’uso della forza da parte filippina, non si può dire finché tutte le procedure legali e un’indagine completa non sono portate a termine.

Le reazioni ufficiali e non ufficiali premature da parte di Taiwan all’indomani di questo brutto incidente hanno reso semplicemente le faccende più complicate. E’ il principio di uguale sovranità e non sincerità che è la regola cardinale delle relazioni internazionali. In termine di indagini del dopo incidente, che concerne l’esercizio dei diritti sovrani, direi che è l’organismo di applicazione della legge delle Filippine, compreso la procura, non le controparti di Taiwan, che hanno la giurisdizione primaria. L’invio unilaterale da parte di Taiwan di un gruppo di indagine nelle Filippine senza un assenso, che non è l’informativa, da parte filippina è inaccettabile per ogni stato sovrano.

Detto questo non vuol dire che Taiwan non possa domandare un proprio ruolo nelle indagini. Eppure domandare una scusa ufficiale prima che fosse lanciata un’indagine è proprio una cosa che non esiste nei protocolli diplomatici. Nessuno stato sovrano si direbbe d’accordo ad una simile richiesta in una disputa legale come questa. Nei momenti immediatamente a seguire l’incidente Taiwan avrebbe potuto mettere pressione (che deve essere anch’essa proporzionale) sul governo filippino per accelerare le indagini, ma senza richiedere una scusa formale prima delle cocnlusione delle indagini.

A render le cose più complicate è che è improbabile che uno stato sovrano come le Filippine (o anche gli USA) formulerebbe le scuse diplomatiche da governo a governo verso Taiwan che non è uno stato secondo la legge internazionale. L’affermazione del governo filippino che dice di aver fatto “un miglio in più del dovuto” si riferiva con tutta probabilità all’affermazione del Presidente Aquino di “Profondo rincrescimento e scusa” alla famiglia Lin e al popolo di Taiwan mentre le indagini erano ancora in corso.
Taiwan, negata statalità da troppo tempo, non comprende come interagiscono gli stati sovrani l’un con l’altro nel sistema internazionale del dopo guerra. L’incidente è risultato da dispute territoriali tra Taiwan e Filippine? No. C’è una disputa sulle isole Batanes tra i due paesi? NO. Allora perché inviar forze armate vicino alle acque territoriali filippine? Prendere un territorio indiscusso delle Filippine, come le Batanes, sarebbe una violazione chiara dell’articolo 2 della Carta dell’ONU. In parole franche sarebbe una guerra d’aggressione. Oppure condurre giochi di guerra è solo un modo di fare pressione sulle Filippine. Non evoca questo la vecchia diplomazia delle cannoniere del mondo imperiale? Non è certo questo un modo saggio di convincere l’opinione pubblica nella società internazionale.
Il modo in cui il governo filippino ha risposto alle richieste di Taiwan non suggeriva mancanza di sincerità, sebbene non abbia fatto sentire Taiwan sollevata. Sfortunatamente la società internazionale non si interessa di questo sentimento. Forse questa è la causa radicale della frustrazione del paese in questo incidente. Forse si dovrebbe iniziare un’altra lotta e sfortunatamente questo caso non lo è ed il modo in cui è stato trattato non è di aiuto.”

http://michaelturton.blogspot.com/

Dopo aver detto che la Guardia Costiera forse ha avuto un rapporto troppo facile con le armi e che l’invio della flotta in acque vicino alle Filippine è una cosa sproporzionata, Philip Bowring dice

“Per lo sciovinismo Han una scusa da parte del presidente Aquino non è abbastanza. I filippini devono strisciare, devono ricordarsi di essere al pare dei Malay in generale i servi della regione. Si accosta bene con la posizione del governo di Hong Kong che categorizza le Filippine pericolose al pari della Siria a causa dell’incredibile perdita di vite umane durante il sequestro di un autobus.

L’azione della Guardia costiera Filippina era sproporzionata anche se si assume che il peschereccio fosse in acque filippine e resisteva all’arresto. Ma la flotta da pesca di Taiwan grande e ben equipaggiata è ben conosciuta in quasi tutto il mondo per il disprezzo per i diritti di pesca degli altri e dei tentativi di limitare la pesca delle specie da preservare. Il fatto che poi Taiwan non abbia legami diplomatici con tutti i paesi importanti evita che tali trasgressioni diventino problemi intergovernativi.

La reazione di Taiwan sembra qualcosa di più di una semplice pressione politica locale su un presidente debole, quanto più legato al desiderio di mostrare che l’isola del governo del Kuomintang è altrettanto propensa a perseguire le richieste sul mare al pari di Pechino. Si è vista la stessa cosa con le isole Diaoyu anche se lì si è raggiunto un accordo limitato sulla pesca con il Giappone.

L’alto profilo di Taiwan nei problemi del Mare Cinese Meridionale rende difficile un accomodamento pacifico nella regione e mostra che Taiwan pone più attenzione alle dottrine vecchie nazionaliste che al rafforzamento delle relazioni con i vicini non cinesi. Ci ricorda che l’attuale infame “mappa dalle nove linee”, secondo la quale la Cina reclama quasi tutte le isole e i diritti nel Mare Cinese Meridionale, non era un’invenzione comunista ma risale al governo del Kuomintang, quando le mappe cinesi reclamavano pezzi della Birmania e di altri paesi adiacenti.

Anche se le dispute con i paesi confinati sono ormai risolte, l’assunzione che i vicini fossero un tempo stati paesi tributari e lo dovrebbero ancora è ancora profonda. Come si potrebbe spiegare il dubbio messo in giro dalla Cina che Okinawa, centro del vecchio regno di RyuKyu, non è giapponese poiché era un regno che versava tributi alla Cina? La nozione di uno stato tributario, uno che si inchina a Pechino alla ricerca di un sostegno politico, di un permesso di commercio o semplicemente del prestigio imperiale, è imperialismo nella forma più semplice.

Nel caso filippino, la Cina non ha tentativi di egemonia simili a quelli esercitati col Vietnam e gli stati contigui. Ma i Filippini sono consci che la maggioranza della popolazione aborigena di Taiwan fino a 200 anni fa avevano strette relazioni con quelli d’altra parte dello stretto di Luzon. L’incorporazione nell’impero Qing alla fine del XVII secolo fu seguito dalla colonizzazione che significò che il destino degli indigeni di Taiwan non era migliore di quello degli indiani americani.

Alla fine del 1873 il fallimento ammesso da Pechino di sottomettere tutte le isole diede la scusa ad un’invasione giapponese per sopprimere la pirateria dei gruppi indigeni. L’attitudine della Cina come conquistatore e colonizzatore ancora si affaccia nonostante l’assorbimento andato bene e pacifico di un gran numero di cinesi che si sono integrati meglio che in qualunque altro posto della regione.

La rabbia eccessiva sulla morte del pescatore aggiunge semplicemente sospetti sulle attitudini cinesi. Allo stesso modo è facile vedere nel tentativo cinese di tenere certe relazioni prioritarie con l’ASEAN facendo le prime visite diplomatiche nella regione da parte del nuovo ministro degli esteri. Visitando quattro paesi ed evitando Vietnam, Filippine e Malesia, si sono sollevati sospetti che si stava cercando di aprire divisioni dentro l’ASEAN mentre la Cina non permetteva di discutere i propri reclami territoriali o rifiutava di discutere i problemi se non in modo bilaterale.

Ometter la Malesia era molto interessante dato che la Cina ha evitato finora il conflitto diretto anche se le sue richieste comprendono i giacimenti di gas malesi e l’atollo di Layang Layang a 300 chilometri dal Borneo malese che si trova ben dentro la mappa delle nove linee. Ha una pista aerea, una piccola base navale e infrastrutture turistiche e le forze aeree malesi la sorvolano regolarmente.”

http://www.scmp.com/comment/insight-opinion/article/1240854/taiwans-reaction-killing-fisherman-out-proportion

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