FILIPPINE: il PIL cresce ma l’incidenza della povertà resta quella

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Il PIL filippino è cresciuto di oltre il 6% in un anno, ma sembra che quasi il 28% dei filippini non se ne sono accorti, dal momento che questa cifra sono il numero di poveri nel paese, cioè di persone che guadagnano meno di 5458 Peso al mese, cento Euro, tanto quanto basterebbe per mangiare qualcosa in tavola. Se si vuole comprare qualcosa in più, come il vestire, che non sia il puro mangiare la linea diventa di 7821 Peso al mese.

Questo è il rapporto della Commissione di statistica nazionale filippina (NSCB) che ha detto che nella prima metà del 2012 i poveri erano 27,9% mentre nel 2006 erano 28,8% e 28,6 nel 2009 e 2011. Questa differenza comunque non è statisticamente significativa. Il numero totale dei poveri deve comunque salire per la popolazione crescente del paese.

Questa quota di popolazione, dice NSCB, detiene appena il 6% delle entrate totali nazionali, mentre la frazione del 20% con reddito maggiore detiene il 50% delle entrate totali nazionali.

“Le entrate totali del 20% più alto delle famiglie è quasi otto volte l’entrata totale del 20% inferiore delle famiglie nei primi semestri di questi anni” ha detto Balicasan.

La zona dove la povertà incide di più è Mindanao mentre nella regione di Manila incide meno. Nella ARMM l’incidenza arriva al 47% mentre nelle altre regioni si aggira attorno al 37%.

Le regioni dove la povertà è diminuita sensibilmente sono Caraga e la Regione I. Le più povere province sono Apayao, Bukidnon, Davao Oriental, Eastern Samar, Ifugao, Lanao del Sur, Lanao del Norte, Maguindanao and Masbate.

Il ministro alla pianificazione Balisacan ha detto “che restiamo speranzosi del fatto che con misure tempestive che stiamo applicando il prossimo giro di statistiche darà risultati molto migliori che rifletteranno dei massicci investimenti del governo nello sviluppo umano e nella riduzione della povertà che hanno comprensibilmente tempo per poter avere effetto totale.”

Secondo il ministro il problema della povertà richiede soluzioni prolungate e multisettoriali che coinvolgono molti partecipanti. “Le agenzie di stato dovranno identificare quei progetti che possono partire immediatamente specie quelli che si fanno fuori dell’area metropolitana di Manila e nelle altre regioni. Ci sono stati molti progetti di lavori pubblici intrapresi durante la seconda metà del 2012. Ci sono anche alcuni progetti infrastrutturali che devono partire e la prossima volta potremo incidere sul dato della povertà, ed il settore privato sembra già rispondere a questi sviluppi positivi.”

Secondo la NSCB sarebbero necessari almeno 80 miliardi di peso per eradicare la povertà nel semestre, ma in realtà i fondi per i trasferimenti condizionali di cassa raggiungono appena i 30 miliardi.

Il presidente nazionale della Commissione Anti Povertà Rocamora dice: “E’ facile dire che il governo sta facendo moltissimo .. ma chi riceve fondi di trasferimento condizionale di cassa non dice che non hanno un impatto sulle loro vite. Forse ad essere più impazienti (alla luce della crescita del 6% del PIL) non sono i poveri ma la classe media”. Sarebbero 70 miliardi di peso, che con i possibili interessi potrebbero raggiungere i 90 miliardi, i fondi destinati per accrescere la produzione della agricoltura del cocco parcheggiati nelle banche.

Balicasan ha accettato l’appunto facendo notare come l’agricoltura ha un potenziale enorme di posti di lavoro e tutto il settore agricolo deve accrescere la sua produttività. “Si ha bisogno di attività a valore aggiunto per i nostri contadini e di dare loro l’accesso ai mercati… Un problema persistente è il sotto impiego in agricoltura che risulta da tutte le statistiche. Sembra che i lavoratori agricoli lavorino meno i 40 ore alla settimana e che ci sia una scarsa domanda in queste aree e quindi cercano lavoro altrove anche perché la paga non riesce a soddisfare i loro bisogni.”

Il 48% del sotto lavoro è legato appunto al settore agricolo e ogni 5 filippini tre sono legati al setto agricolo. Non va trascurato inoltre il problema della sicurezza nelle province dilaniate dall’insorgenza e dai vari signori della guerra, come pure al calo dei prezzi dei prodotti agricoli come lo zucchero. Lo stesso apprezzamento del Peso Filippino, a causa del forte influsso di capitali esteri, porta secondo alcuni a sfavorire i prodotti delle imprese locali verso i prodotti importati più economici.

Non devono neanche essere trascurati, ha detto Balicasan, i vari eventi naturali disastrosi di questi anni, Mina, Pedring e Sendong, che sono costati al paese 20 miliardi di peso.

Un economista della Asian development bank, Norio Usui, dice in proposito: “Non sono affatto sorpreso di questi dati I benefici della forte crescita economica non si è diffuso alla gente perché non possono ancora trovare lavoro.” Il modello economico filippino è legato al consumo, alle forti rimesse degli emigrati e da un tipo di impresa che impiega giovani diplomati del college, mentre la base industriale del paese ancora langue alle spalle degli altri paesi della regione. “Una forte base industriale serve a dare lavoro non solo ai giovani fortemente istruiti ma anche a quelli meno istruiti.”

Secondo Benjamin Diokno della University of Philippines, il governo deve porre attenzione alla creazione di posti di lavoro, alla rivitalizzazione del settore manifatturiero e alla modernizzazione dell’agricoltura. Per far ciò bisogna pensare ad una fonte affidabile sufficiente e fattibile di energia elettrica, poi rendere la moneta nazionale competitiva per rendere competitive le esportazioni del paese.”

 

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