FILIPPINE: Il sistema dei Datu della provincia di Maguindanao

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sultano Sulu

Durante la recente avventura di Sabah, il presidente Aquino ha redarguito pubblicamente l’anziano sultano di Sulu Jamamul Kiram III per il suo ruolo nella vicenda. Ma è anche vero che quando Manila era ancora un acquitrino, il sultanato di Sulu e Maguindanao erano centri economici e politici forti della regione. Diversamente dai clan nelle isole di Luzon e delle Visayas che hanno le loro origini nella base economica nell’area, i clan nelle aree Moro hanno radici storiche e religiose più profonde.

Il direttore dell’istituto Al Qalam dell’Ateneo dell’Università di Davao, Mussolini Lidasan, che è anche un membro attivo delle organizzazioni della società civile Moro, dice: “I clan hanno giocato un ruolo importante nella storia prima della Repubblica. Il sistema dei Datu è una delle istituzioni potenti più antica nelle Filippine meridionali.”

Infatti il sistema dei Datu, una struttura politica e sociale che ha definito tanta storia delle Filippine meridionali, fornisce la continuità tra un passato di cui vantarsi e un presente tumultuoso. Tuttavia è uno che si è radicalmente evoluto, e per alcuni si è guastato, in quello che molti esterni percepiscono come un sistema di patronato, corruzione, inefficienza e mancanza di scrupoli specialmente a Maguindanao. Ne consegue che i Clan che si sono formati nella provincia sono percepiti da molti come la vetrina delle peggiori dinastie politiche.

Ovviamente non era così che andava avanti il sistema prima. Lidasan che appartiene ad una serie di clan politici reali tra i quali Sinsuat e Balabarans, dice: “Un datu o un sultano è ritenuto essere un discendente del profeta e perciò è un capo tradizionale religioso.”

Lo storico William Henry Scott notava che nel passato i datu sembravano avere una relazione in qualche modo reciproca con la loro base: “Il potere del datu si origina dalla volontà dei suoi seguaci di dargli rispetto e sostegno materiale, accettare ed applicare le sue decisioni, obbedire e applicare i suoi ordini, ed è limitato dal consenso dei suoi seguaci. Essi gli danno il sostegno come risposta alla sua capacità e volontà di usare il proprio potere al posto loro, di donare beni materiali in tempi di crisi e fornire una protezione legale o di polizia e sostenerli contro chi si opponeva.”

La gente aveva bisogno dei datu allora allo stesso modo in cui i datu aveano bisogno di loro, dice Ishak Matura, un discendente del sovrano Mastura e membro di una delle maggiori famiglie reali di Maguindanao. “Se sei un dato hai chi ti segue. Ci si mette insieme per avere protezione, forza se un altro clan o gruppo ti attacca.” Aggiunge: “Nella storia di Maguindanao, è sempre stato che ad essere i più importanti sono quelli che riescono a radunare il maggior numero di persone sotto la propria dirigenza. La relazione è perciò simbiotica, non può essere unidirezionale.”

Naguib Sinarimbo, un avvocato dei diritti civili e discendente di una delle famiglie politiche a Maguindanao, dice che le strutture servivano a permettere un qualche controllo sul ruolo del datu. A Maguindanao un datu aveva una atas bichara o assemblea consultiva composta di rappresentati del principato. C’è anche il luwaran, o la legge scritta della terra. Paluwaran a Maguindano definisce la struttura della società e gli obblighi dei cittadini, del sultano o del datu. Il monarca non ha potere assoluto nell’ambiente di Maguindanao.” dice Sinarimbo.

Un datu o qualunque reale ancora mantiene dei privilegi che non sono possibili ai cittadini ordinari. In vari modi il senso di diritto si protrae fino ai giorni nostri.

“Nel nostro luogo possediamo un barangay” dice Ali Macabalang che è legato ai clan Adiong e Alonto per matrimonio e per discendenza. “Era un segno reale avere gli schiavi. Ricordo che ne avevamo sette a casa.”. Macabalang dice di aver liberato il suo ultimo schiavo solo nel 1986.

“Dipende anche dalla storia del clan. Ci sono clan qui che giocano con la gente. Per piacere. Tolgono le rotule per farli danzare come se fossero anatre.” Macabalang si riferisce a Datu Uttoh, un reale di Maguindanao dello scorso secolo. Secondo gli storici Datu Uttoh tendeva a far rimuovere le rotule dei propri nemici prima di farli gettare tra gli animali della famiglia.

Ma se il sistema dei datu funzionava relativamente bene per quattro secoli, cosa è successo nello scorso secolo che ha portato alla percezione popolare dei clan di Maguindanao di reali che hanno perso il contatto con la propria base, o peggio, come signori della guerra e politici che governano senza alcun scrupolo e nel più completo disprezzo della propria gente?

“I datu riflettono la tatura feudale delle nostre istituzioni” dice Lidasan “Quindi il datu si reinventa di volta in volta assicurandosi che i propri interessi e quelli del clan si mantengono e preservano.

Di certo, come per tutte le strutture sociali, il sistema dei datu è cambiato nel tempo fino ad oggi. Nel contesto di Maguindanao il ruolo di un’autorità centrale a Manila ha avuto una influenza maggiore nella progressione, o regressione secondo alcuni, del sistema di clan della provincia. Sinarimbo dice che sia gli spagnoli che gli americani provarono a reprimere la ribellione nella regione selezionando clan più collaboratori, armandoli e facendo giocare le famiglie l’una contro l’altra.

“Quando arrivarono gli americani, vollero un controllo, un surrogato dentro la comunità Moro. Alcuni dei clan vennero rafforzati altri neutralizzati.” E Sinarimbo cita il caso della ribellione di Datu Ali durante il periodo americano. “La sua famiglia fu deliberatamente cancellata dagli americani per fare posto ad altri clan. Poiché lottò contro gli americani essi fecero di tutto per contrastare il suo potere crescente e sostennero altri clan.

“Gli stranieri introdussero un tipo di governo inaccettabile per la situazione Bangsamoro, ma accettabile alla pecora nera delle famiglie che potevano trarre vantaggio dalle offerte.” dice Taguntong. “Talvolta la pecora nera del clan è usata contro i loro concittadini Moro.”

L’impatto fu più profondo di un mero giocherellare alla ricerca di piacere a Manila; i nuovi clan ancora tenevano un potere ed una influenza enormi date loro dal sistema dei datu sulla loro base ma senza il senso della responsabilità. Dopo tutto davvero rispondevano al loro sostenitore in Manila. E’ per sfortuna un processo che è andato avanti fino ad oggi come esemplificato dalla preminenza del clan guidato da Datu Andal Ampatuan a Maguindano.

Allora nel 1935 il governo del Commonwealth guidato da Manuel Quezon tolse ai sovrani e ai datu molti dei poteri ed autorità tradizionali che avevano tenuto per secoli. Il Direttore delle tribù non cristiane emise una direttiva per impedire ai datu di metter sotto processo e giudicare a livello di comunità.

“Quando il governo rimosse nel 1935 le funzioni dei datu e dei sultani, queste persone si reinventarono diventando da datu sindaci e governatori” dice Lidasan. “Quindi il sistema dei datu e il governo locale si mischiarono di nuovo, con una struttura ibrida che è facile alla corruzione e agli abusi quando non sono propriamente definiti. Le forme reali con tutto il suo potere e influenza presente sulla comunità trovarono un nuovo ruolo nella politica.”

Gli eventi attuali son solo serviti a rinforzare il nuovo sistema di patronato. Con lo scoppio della ribellione moro negli anni 70 Manila ottenne ancora l’effetto di selezionare i membri dei clan che avrebbero domato la ribellione dei loro vicini. “Il conflitto forzò il governo nazionale ad introdurre il suo nuovo gruppo di datu che non erano necessariamente i datu della comunità” dice Zainudin Malang, direttore del Mindanao Human Rights Action Center di Cotabato e membro di un can politico.” e spiega: “Per chi siede al palazzo presidenziale o a Camp Aguinaldo la domanda è come neutralizzarli. Trovi qualcun altro del clan che vuole esser cooptato. Questi sono grandi clan e troverai sempre qualcuno che vuole seguire la linea… Non c’è nulla di nuovo in ogni nuova insorgenza. Sempre il governo nazionale vuole trovare qualcuno in quella comunità per diventare il suo surrogato.”

Sinarimbo sottolinea: “Non ci si attende che un clan uccida un membro di un altro clan. Avranno paura della vendetta. C’è un effetto di deterrenza. Ma quando lo stato si aggiunge agli strumenti di violenza ad un solo clan favorendolo, la possibilità della violenza e dell’abuso è maggiore poiché il clan ha accesso a quello strumento… Quando il governo centrale sponsorizza politici locali, il pericolo è sempre lì poiché il tuo amico si costruirà la propria infrastruttura. Anche se non c’è legittimazione dalla popolazione si costruirà una struttura che gli permette di controllare.” Anche la mentalità dei clan è cambiata con l’evoluzione dell’istituzione. La statura reale si è tradotta in potere politico che ha portato molti benefici attesi.

“Vivere a Maguindanao e fare parte di clan politici e tradizionali dà pochissime opzioni nella tua vita” osserva Lidasan. “ O entri nell’agroindustria, o fai politica o ti unisci al governo e provi ad arricchirti. A causa di questo paradigma, molto spesso, le famiglie ed i familiari stretti lottano l’un contro l’altro per entrare nella politica, nei posti di governo e persino negli affari. In altre parole abbiamo un problema di vedere le funzioni del governo, le istituzioni e le organizzazioni come un’impresa di famiglia. Quindi le opportunità per lo sviluppo, il portare nuove idee e il riconoscimento e il rispetto ella dignità umana non è preso in considerazione nella mentalità della nostra gente. Ogni clan ha bisogno di proteggere il proprio onore e la propria famiglia. Perciò la gente si inchina per paura e rispetto. Si immagini un datu che è membro di una famiglia che si crede reale, di essere re o principe. Tutto ciò che entra è per loro soltanto.”

Da parte sua Tagungtong dice: “Prima c’era un senso di responsabilità per un datu, che ora però è scomparso, e resta solo l’autorità. Non c’è più responsabilità verso la gente. Ecco perché abbiamo problemi di corruzione.”

Durante il periodo più forte della ribellione Moro negli anni 70, comunque Andal Ampatuan il Vecchio non assecondava ancora il palazzo presidenziale. Secondo Mastura, comunque, Andal Ampatuan il Vecchio non divenne anche lui un ribelle come suo nonno. “Forse Datu Andal non era un grosso comandante del MNLF” dice Mastura “ma era conosciuto anche come uno che lottava contro il governo poiché la loro città di Ampatuan era uno dei punti delle lotte più accese specialmente tra Musulmani e cristiani.”

Nel 1987 Andal il vecchio fu eletto sindaco di Maganoy, ora Shariff Aguak. L’anno 2001 fu un altro punto i svolta per gli Ampatuan con Andal il vecchio eletto governatore di Maguindanao. Si dice che godette dell’appoggio dei militari anche perché il suo rivale, Zacaria Candao, era largamente riconosciuto come un simpatizzante del MILF. Uno dei suoi figli Zaldy Uy prese il suo posto a sindaco di Shariff Aguak.

A Manila, la presidente Gloria Arroyo era indaffarata a consolidare il suo potere dopo aver cacciato Joseph Estrada sull’onda della seconda rivolta popolare (EDSA2). Inseguita da problemi di legittimità, Arroyo fu circondata dai sostenitori di Estrada che si ribellarono di fronte al palazzo presidenziale nel maggio 2001. In breve era il momento giusto perché gli interessi di Andar il vecchio e Arroyo si intersecassero.

Negli anni seguenti, Andal il vecchio si creò le relazioni giuste sia con i militari che i capi politici a livello nazionale e regionale. Mastura ricorda che Andal il vecchio ebbe largo successo nel rimettere insieme i clan in lotta sotto la propria egida, una mossa che di certoattrasse l’attenzione del Palazzo presidenziale.

Il generale in pensione Raymundo Ferrer, che fece da amministratore della legge marziale all’indomani della strade del 2009, riconosce che il clan degli Ampatuan detenevano una quantità spropositata di influenza a tutti i livelli anche oltre i confini di Mindanao Centrale. Era un tipo di influenza che era tipico degli Ampatuan e che non si vedeva con altri clan politici filippini.

“I clan erano tanto potenti fino al punto che sceglievano il comandante di battaglione da nominare, o il comandante di brigata” dice Ferrer “persino per il comandante di divisione possono fare la richiesta alle più alte autorità. Possono mostrare che se non cooperi possono chiamare persone in alto di te. La sfida per un comandante era come trattare con i politici locali. Parli al sindaco, o al governatore o persino al barangay e sono tutti imparentati.”

Racconta che agli Ampatuan era persino permesso di formare ed armare 200 uomini di una milizia speciale ausiliaria (SCAA) che di norma si creava per proteggere gli interessi di grandi imprese come le ditte minerarie, oltre i membri delle Organizzazioni Civile Volontarie che erano 1500 che fu permesso agli Ampatuan per combattere la minaccia del MILF a Maguindanao.

Insieme queste due forze diventavano un’armata privata grande quanto una brigata del Clan degli Ampatuan. Dice Ferrer: “Il controllo era molto lasco a Maguindanao, non c’era una parvenza di controllo. I clan erano quelli che dispiegavano e assegnavano le unità militari.”

Dice Sarimbo: “Il loro governo era assoluto. Li ho visti governare a Maguindanao e la regione. Avevano accesso diretto al palazzo presidenziale e nessuno poteva dire loro no perché avevano una linea esclusiva.”

“All’inizio fece qualcosa di buono riunendo i clan rendendo le elezioni meno contestate dove è il fratello contro il fratello, clan contro clan, o famiglia contro famiglia.” dice Mastura riferendosi ad Andal il Vecchio. “Ma alla fine aveva preferito i clan piuttosto che andare alla base.”

“Il palazzo presidenziale era felice poicHé semplificava il controllo sulla Regione Autonoma Mindanao Musulmana. Avevano bisogno di parlare ad una sola persona. Se hai bisogno di indivare che votare dovevi parlare ad uno solo”.
Ironicamente Ali Macabacal, il giornalista locale che appartiene anche a vari clan importanti afferma che il sistema del datu entra in conflitto col processo moderno delle elezioni nel fatto che un candidato per una posizione deve vendersi al votante. “Le elezioni sono un anatema per il sistema dei datu. Se non appartiene a questo lignaggio reale non hai parola e lo spazio in una democrazia.”

Malang comunque preferisce porre il sistema dei datu nel contesto del suo ruolo del passato.”In un senso c’è democrazia sebbene si tratti di una articolazione indigena di democrazia. Non necessariamente deve riflettere il sistema americano, ma non per questo non è democratico. C’era legittimazione e responsabilità e si poteva essere chiamati a rispondere.” Già rappresentante nell’ARMM Mastura dice: “Ci sono forme più antiche di pratica sociale, forse forme feudali che datano al sistema del barangay, e loro legittimavano il potere attraverso delle elezioni. Ma è un vecchio sistema di patronato politico, e le elezioni sono solo un modo di esprimere e renderlo legittimo negli occhi di molti.”

“Il sistema dei datu non scomparirà mai” dice il governatore di Maguindano Esmael Mangudadatu, un membro della famiglia reale Buayan la cui moglie e sorella furono tra quelli uccisi nel massacro di Maguindanao nel 2009. Lui crede che la gente ha ancora bisogno di un legame col passato anche se questo legame si svolge in un livello più sociale che politico. Dice: “Per esempio nella nostra comunità c’è bisogno di un datu come noi. Quello che assunse mio zio Sultano Abdula Mangudadatu è il più giovane dei fratelli. Fu posto su un trono e così so fa conoscere all’intera provincia che è stato posto un sovrano sul trono.”

Ma molti sono d’accordo sul dire che c’è bisogno che le tradizioni sacre evolvano con i tempi. Nel caso del sistema datu, Mastura e Lidasan riconoscono che questa pratica inevitabilmente si deve adattare con l’idea di democrazia anche se è nel contesto di una democrazia liberale democratica. La Malesia e l’Indonesia, paesi con cui molte parti di Mindanao hanno più cose in comune che con Manila, hanno un sistema di datu simile che risale ai tempi quando l’Islam era un filo comune dei sultanati che circondavano gli stati nazione moderni. Eppure il loro sistema si è evoluto in direzione differente con meno problemi legati con le famiglie reali che diventano famiglie politiche di quano si ha nelle Filippine ora.

Lidasan pensa che la differenza sorse dai percorsi storici differenti che tutti questi paesi attraversarono. “Il presidente Quezon nella costituzione del 1935 assicurava che il sistema deidatu sarebbe stato proibito. Quindi il sistema fu percepito come corrotto. Invece della sua funzione religiosa il datu divenne un rappresentante politico.”

E quindi anche il datu filippino entrò nella politica. “In Malesia e Indonesiai datu sono solo poteri simbolici. Se decidono di entrare nella politica allora evono abbandonare il loro diritto di datu. Ma nel nostro paese il datu è un signore della guerra.”

Taguntong ricorda il tempo quando i datu erano capi di una comunità, come i capitani del barangay, volontari semplici non pagati che erano il momento di raccolta della loro comunità. Ma quando i barangay cominciarono a ricevere denaro dalle entrate e la posizione si fece più politica, ecco apparire il sistema dei datu.

Lidasan offre una spiegazione appena differente: “Il popolo serve un datu. Ma un sindaco o un rappresentante eletto, loro servono la gente. Immagina la differenza in quel paradigma e in quel modo di pensare.”

Ed Lingao, PCIJ.ORG

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