FILIPPINE: Il sultanato di Sulu, Sabah e la repubblica Filippina

Listen to this article

Il confronto tra forze malesi e Filippini del Sultanato di Sulu si protrae ancora nella provincia di Sabah. I Filippini reclamano che la provincia di Sabah era un tempo appartenente al Sultanato di Sulu, data in affitto ad una compagnia inglese del Borneo Settentrionale e poi di fatto incorporata nella federazione malese nel 1963 con un referendum.

Questa situazione si mette di mezzo con i colloqui di pace tra governo MILF e con le relazioni ottime tra Filippine e Malesia che la questione di Sabah se la sono lasciata alle spalle, non perché risolta, ma per buon vicinato. Di seguito due commenti apparsi in Malesia e Filippine.

Il confronto su Sabah,

Non è solo uno stallo quello che si ha in una cittadina costiera di Sabah tra le forze malesi e 300 filippini armati. Questi ultimi si identificano come membri delle “Forze di sicurezza del Sultanato di Sulu e Del Borneo Settentrionale”.

Hanno annunciato di essere salpati verso Sabah per reclamare la loro terra patria di diritto. Che il cielo eviti qualunque dolore su di loro. Perché quello servirà solo a che per una ragione o l’altra desidera deragliare gli attuali sforzi di pace a Mindanao e fomentare una diatriba tra Malesia e Filippine. Le relazioni tra i due paesi sono migliorati significativamente dopo che la Malesia cominciò ad ospitare i negoziati di pace tra il governo e il MILF.

La Malesia ha un interesse acclarato nella stabilizzazione politica della vicina Mindanao Musulmana. Nel passato i ribelli musulmani ricercavano protezione in territorio malese, e la loro presenza lì non solo lacerò le relazioni con le Filippine ma pose un pericolo di diffusione di un Islam politicizzato.

Naturalmente al di là di tutto, l’investimento malese in buona volontà, appropriamente riconosciuto come un debito di gratitudine filippino, serve a tagliare qualunque mossa per attivare un’irritazione di lungo tempo nelle relazioni dei due paesi.

Gli eredi del Sultano da tempo fanno pressione sui presidenti filippini di perseguire attivamente le richieste di sovranità su Sabah. Mantenere viva l’istanza incrementerà la loro richiesta di essere giustamente compensati come proprietari privati di diritto di un territorio. La richiesta filippina si ancora soltanto sui diritti di proprietà asseriti dai discendenti del sultano di Sulu, richiesta che fu avanzata nel 1962 dal Presidente Diosdato Macapagal, l’anno prima che gli Inglesi formalmente abbandonarono la loro colonia su Malaya, Borneo Settentrionale, Sarawak e Singapore, lasciando la strada per lo stato indipendente della Malesia.

Lo storico Onofre Corpuz scrive: “Il Borneo settentrionale era fondamentale alla nuova Melsia senza del quale avrebbe avuto una maggioranza cinese nella sua popolazione, poiché Singapore doveva essere parte della Malesia. UK, USA e Giappone avevano interessi nel nuovo stato basati su considerazioni globali strategiche. La richiesta sarebbe stato portata avanti semmai in isolamento diplomatico. Il futuro della richiesta filippina negli anni 80 non era chiaro”.

Sicuramente il forte desiderio del governo Filippino di forgiare legami regionali forti con i suoi maggiori vicini della regione quindi consegnarono il problema ai margini della politica estera filippina. E’ passato tanto tempo dall’ultima discussione pubblica nei media su Sabah ed anche meno è stata ripresa ufficialmente da una amministrazione. Eppure nessun presidente Filippino ha osato mai di rinunciare categoricamente alla richiesta su questo territorio. Certo si può perdonare alle giovani generazioni di Filippini che non conoscono la richiesta storica degli eredi del sultano di Sulu se vedono il gruppo del Sultano Jamalul Kiram III in modo niente affatto dissimile da quello della criminalità che di tanto in tanto invadono le costose proprietà di Manila cantando titoli di proprietà fittizi. Ma questo particolare reclamo non è affatto legato alla fantasia.

Il Borneo Settentrionale fu acquisito dal Sultanato di Sulu nel XVII secolo come dono del Sultano del Brunei per l’aiuto che ricevettero nella repressione di una ribellione locale.

Nel 1878 il Sultanato accettò di affittare la proprietà ad una compagnia britannica. La Malesia sostiene che nel 1885 la Spagna rinunciò a tutti i diritti di sovranità sull’intero Borneo in cambio del riconoscimento inglese della sovranità spagnola sull’intero arcipelago di Sulu. Inoltre secondo la Malesia con la morte dell’ultimo sultano nel 1936terminò il sultanato di Sulu.

Eppure dalla sua formazione nel 1963 lo stato malese ha pensato appropriato dare ogni anno ai legali dei discendenti del sultano di Sulu un assegno di 5300 dollari malesi. Prima di questo, tranne nel periodo tra il 1936 e 1950 il pagamento era fatto dalla British North Borneo secondo i termini di una accordo di prestito tra la compagnia inglese e gli eredi del sultano.

Oggi la Malesia definisce il pagamento “cessione” volendo dire che il pagamento è fatto in cambio della cessione dei diritti di proprietà. I discendenti del sultano continuano a riferirsi ad esso come “affitto” per ovvie ragioni. Indipendentemente da tutto la quantità è ridicola, visto che il territorio copre 40 chilometri quadrati.

Gli eredi del sultano hanno una petizione all’attenzione dell’ONU perché Sabah ritorni alla famiglia. Questo potrebbe essere un modo per costringere la Malesia a pagare un affitto sostanzialmente maggiore, o ad un’offerta ad abbandonare tutte le richieste in cambio di un somma enorme. Ma è anche possibile che la Malesia smetta di pagare per chiudere qualunque dubbio sulla sovranità malese su Sabah. Ma l’ONU sfortunatamente non ha fatto nulla sulla petizione.

L’invasione guidata dal fratello del sultano è chiaramente un tentativo di chiamare i due governi a rispondere, nessuno dei quali è particolarmente prono ad essere comandato dagli eredi di un sultanato arcaico. Ancora i due governi devono capire che hanno interesse a portare a conclusione questo stallo senza sparare un singolo colpo. Una fine confusa significherebbe risentimenti etnici ed infiammerebbe sentimenti nazionalistici.

Randy David, Philippine Daily Inquirer

L’elefante nella stanza

All’inizio non ci raccapezzavamo con la notizia di 300 uomini armati dalle Filippine che avevano toccato terra a Sabah. Di fatti ci volle qualche giorno per capire che quegli uomini attiravano l’attenzione ancora a “l’elefante nella stanza” nelle relazioni precarie bilaterali con la Malesia.

Lo scorso dicembre quando discussi la questione di Sabah a Kuala Lumpur in una conferenza a cui partecipava l’ex primo ministro Badawi, un diplomatico di carriera tutto rosso in viso mi assalì per aver fatto risuscitare quello che lui definiva una questione da tempo risolta. Secondo questo diplomatico malese lui era presente quando il dittatore Ferdinando Marcos dichiarò senza equivoci che le Filippine “avevano abbandonato ogni richiesta su Sabah”, posizione che fu reiterata dall’allora ministro degli esteri Tolentino.

Non fu allora una sorpresa che negli anni 90 la Malesia con veemenza obiettò all’intervento filippino ad intervenir in un processo alla corte internazionale di giustizia dell’Aia sul problema delle richieste territoriali differenti sulle isole Pulau Sipadan e Pulau Ligitan tra Malesia e Indonesia. Il console per la Malesia Sir Elihu Lauterpacht, mio mentore nella legge interazionale, discusse che mentre noi reclamiamo un interesse legale in alcuni dei primi documenti da presentarsi nel caso per provare i nostro diritto a Sabah, la realtà è che non c’è nessuna richiesta pendente da parte filippina su Sabah e citò le dichiarazioni di Marcos e Tolentino.

Il problema di Sabah sarebbe stato relegato nei recessi della coscienza. Secondo un diplomatico filippino la richiesta di Sabah “resta non fissata ma è stata relegata nei ricordi se si considera l’importanza della relazione bilaterale con la Malesia”. Dopo tutto la Malesia ha assunto un ruolo importante di facilitatore negli attuali colloqui di pace.

Ironicamente lo stesso diplomatico deplorava la Malesia per il suo ruolo nei colloqui per non essere parte disinteressata proprio per la questione irrisolta di Sabah. Molti credono che la richiesta di Sabah, insieme con noto eccidio di Jabidah nel 1968, o l’uccisione dei soldati che furono addestrati a Corregidor per l’invasione pianificata di Sabah, abbia spinto la Malesia ad aizzare le fiamme dei gruppi di insorgenti a Mindanao. Qualcuno afferma che persino di recente sottomarini malesi erano utilizzati per consegnare armi agli insorti a Mindanao.

Non c’è tanta disputa su quello che la richiesta di Sabah è altro che per una parola “pajak”. Non si discute per esempio che il sultanato del Brunei cedette una grossa fetta di Sabah al sultanato di Sulu come gesto di gratitudine per il ruolo di repressore di una ribellione armata in brunei. Non si discute che nel 1878 la famiglia Kiram e Gustavo von de Overbeck del British North Borneo fecero un contratto per pajak. Le autorità inglese e poi malesi avrebbero costruito il contratto pajak come vendita. Le Filippine mantengono che si tratti di Affitto.

Non si discute che “estoppel” sia un modo riconosciuto di perdere il diritto ad un territorio. Questo fu la sentenza del ICJ nella sentenza di Preah Vihar, tra Thailandia e Cambogia. ICJ stabilì che siccome la Thailandia sottoscrisse una mappa nel 1933 in cui si indicava che il tempio era in territorio cambogiano, la Thailandia non potè vantare titolo sul tempio.

Il nostro dilemma ora è che mentre i malesi insistono che non possiamo affermare una richiesta su Sabah a causa delle dichiarazioni di Marcos e Tolentino, cosa accade ai diritti del Sultanato di Sulu? La Malesia stessa ammette l’esecuzione e l’autenticità di questo contratto tra il sultanato di Sulu e Overbeck; è usato lo stesso come la sua piattaforma del diritto su Sabah nel caso si fosse deciso dal ICJ. La questione è ora: Cosa è esattamente questo contratto di pajak e cosa si dovrebbe fare che gli eredi legittimi rivogliono Sabah?

In ogni caso gli stessi malesi si domandano se le dichiarazioni di Marcos e Tolentino siano di per sé sufficienti a dichiarare nulli le richieste filippine su Sabah. Hanno chiesto che oltre alle dichiarazioni la rinuncia fosse fatta mediante un emendamento costituzionale. La logica per ciò è che Sabah è inclusa nella definizione del nostro territorio nazionale sia nella costituzione del 1935 che in quella del 1987. I lavori di entrambe le nostre costituzioni mostreranno che l’intento degli estensori era di includere Sabah come parte “del territorio su cui la Filippine hanno sovranità o giurisdizione”.

L’arrivo degli uomini armati a Sabah invia il messaggio che il Sultanato rivuole la sua proprietà. Il che comporta che mentre potremmo non asserire una richiesta superiore sul territorio durante la pendenza del contratto di Sabah, i nostri nazionali che affermano di essere i proprietari rivogliono la proprietà. Incombe sull’amministrazione del Presidente Aquino sposare questa richiesta del sultanato. Di certo l’articolo 1 della costituzione del 1987 lo comanda.

Harry Roque, Philippine Daily Inquirer

Taggato su: , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ottimizzato da Optimole