FILIPPINE: International Crisis Group e la pace a Mindanao

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Il governo filippino sta sperimentando, con una strategia, creativa ma rischiosa, come portare la pace a Mindanao.

Ha tre obiettivi: dimostrare che il buon governo nella Regione Autonoma di Mindanao Musulmana è possibile un programma di riforma nel giro di due anni; unificare le discussioni separate con le due insorgenze, Moro National Liberation Front (MNLF) e il meglio e più forte Moro Islamic Liberation Front (MILF); disegnare il territorio e i poteri di un futuro sotto stato Moro nei colloqui di pace con il MILF.

per la pace a mindanao

Finora il governo non ha chiarito in che modo le tre componenti si possano sistemare insieme, ma potrebbe rivelare il suo pensiero, almeno in parte a metà agosto 2011, quando si attende largamente una nuova proposta da presentare al MILF. Con la sua ascesa alla presidenza nel giugno 2010, Noynoy Aquino, ha detto che la risoluzione del conflitto a Mindanao è una priorità, e gli attuali occupanti dell’Ufficio di Avviso alla Presidenza per il processo di pace sono determinati a trovare una formula per la pace che eluda i precedenti. L’idea della convergenza è il risultato.

Mentre molti aspetti non sono ancora chiari, la filosofia potrebbe essere questa. Un accodo del 2008 col MILF fu rotto proprio poco prima della firma finale a causa delle paure di Manila sulla sovranità filippina e sulla protezione degli interessi dei gruppi non appartenenti al MILF, sia cristiani che musulmani.

Il governo Aquino capisce che potrebbe accadere di nuovo se gli scettici non sono coinvolti. Ha spostato le elezioni nella ARMM e sembra propenso a credere che, se scegliesse il governatore della regione per i prossimi due anni, si potrebbe ripulirla in modo da provare che autonomia non deve essere sinonimo di corruzione, povertà e armate private. Allo stesso tempo. Allo stesso tempo la presenza all’interno dell’ARMM potrebbe essere usata per indurre membri del MNLF, scontenti del passato accordo di pace del 1996 che non è stato mai interamente applicato, a cooperare. Il governo ha fiducia che la società civile musulmana possa aiutare a a spingere MNLF e MILF su un unico percorso dei negoziati.

Il problema è quale accordo col MILF è accettabile. Sembrano possibili due scenari. In uno, il MILF rimane defilato mentre l’amministrazione regionale provvisoria di due anni prova a fare piazza pulita nell’ARMM.

Includendo MNLF tra i suoi nominati, il governo Aquino realizzerebbe la sua promessa di implementare l’accordo del 1996 e dire di aver fatto qualcosa di buono. Un accordo finale col MILF sarebbe fatto successivamente. Nel secondo scenario, il governo potrebbe provare a coinvolgere prima il MILF nel governo della regione autonoma. Nei negoziati l’organizzazione degli insorti ha da tempo proposto di gestire una amministrazione ad interim fino a che non si crei un più grande ed autonomo sotto stato.

Il rischio è presente in ogni parte di questa strategia. Non è garantito che il governo riesca a ripulire l’ARMM in due anni, o che, anche a riuscirci, sarebbe sufficiente a portare qualcuno sul tavolo del negoziato. Una regione che funzioni meglio potrebbe diminuire l’entusiasmo di qualche parte per il raggiungimento di un accordo col MILF. Ogni posizione data al MNLF potrebbe migliorare il loro senso di aver diritto a tutto l’apparato del governo autonomo che loro una volta controllavano. I ritardi che risultano da questo lavoro del gruppo di Aquino potrebbe approfondire l’incertezza nel MILF sulle intenzioni del governo.

Almeno si può dire che ci sono alcune idee interessanti che si muovono, ed una strategia che non presentasse rischi sarebbe destinata a fallire. Allo stesso tempo, indipendentemente dalla creatività di questo gruppo di lavoro, il presidente Aquino stesso sembra un uomo molto cauto che si sa non vuole trovare un accordo che poi non può essere applicato. La strategia che emerge sembra essere un tentativo di assicurare che ogni futuro accordo sul territorio ed i poteri di una regione autonoma espansa siano legittimi e applicabili.

International Crisis Group.

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