FILIPPINE: La legge sulla salute riproduttiva a favore delle donne povere

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Aborto clandestino, contraccezione e salute riproduttiva sono al centro della discussione delle donne filippine

Nello strazio apparentemente senza fine dei prelati e dei loro seguaci laici sul momento in cui inizia la vita, se alcuni contraccettivi procurano l’aborto o su cosa contribuisce di più alla povertà, se sia l’iniqua distribuzione delle risorse o l’aumento della popolazione, le uniche voci ad essere quasi totalmente ignorate sono quelle delle donne che generano e hanno cura dei figli più di quanto in effetti vogliano.

Salute riproduttiva Filippine

Che ironia è che alle più colpite dalle decisioni politiche e religiose a carico dei loro grembi e del loro comportamento sessuale sia data la meno importante attenzione sul loro bisogno espresso di servizi di salute riproduttiva. Benché sia la loro vita in bilico, maschi celibi e laicato cattolico conservatore parla senza freno per loro su queste materie. Facciamo parlare la voce delle donne a cominciare dallo studio empirico come quello del Likhaan “Imporre la miseria: l’impatto del bando a Manila della contraccezione” del 2007. Parla in dettaglio di alcuni degli effetti dell’ordinanza 3 del 2000 dell’allora Sindaco di Manila, Lito Atienza con cui si dichiarò l’impegno totale e il sostegno ai soli metodi naturali di pianificazione familiare.

E’ Rosario, nome di fantasia, a parlare:

“Sono ansiosa ed ho paura della possibilità di restare incinta se non ho i soldi per pagare le pillole, diversamente da prima quando facevo le iniezioni senza pagare, convenienti ed efficaci per mesi… Andai giù quando il sindaco mise al bando la pianificazione familiare, una grande perdita per molte madri.”

Laarni, già alla sua ottava gravidanza, spiega: “La mia vita è stata messa a rischi col mio quinto bambino … il dottore disse che sarebbe dovuta essere la mia ultima gravidanza o i bambini ne avrebbero sofferto della mia possibile morte … Il dottore volevano che facessi un intervento alle tube ma non poteva farne nulla in quanto era stato messo al bando nell’ospedale.

Lita esprime la sua ansia: “Divento nervosa ad ogni gravidanza e penso che il momento in cui partorisco sarà la volta che morirò.”

Socorro riflette: “La politica del sindaco lo ha reso più difficile per le donne come me, non comprende cosa significa essere povero.”

Alla richiesta di commento un funzionario del comune risponde: “A Manila siamo in favore della vita, abbiamo cura delle nostre donne.

La presenza di mezzo milione di donne in età fertile negli slum di Manila privi di moderni servizi di contraccezione riafferma il bisogno urgente di una legge che deve essere nazionale nello scopo. Nessun sindaco, governatore o comandante di quartiere deve avere il potere di restringere l’accesso ricercato dai propri elettori. Povere, private improvvisamente di libere contraccezione, di preservativi e altri contraccettivi dai centri del governo si sono trovate di fronte a quattro scelte: comprare da mangiare o comprare le pillole in farmacia, ricercare i servizi nelle città adiacenti a Metro Manila, rischiare un’altra gravidanza o praticare l’aborto clandestino insicuro.

Nel 2010 la Commissione dei Diritti Umani invitò la Città di Manila a revocare l’ordinanza “e ad assicurare che mezzi di controllo di nascita artificiali siano disponibili a tutti i cittadini adulti che sono residenti nella loro circoscrizione, nei centri di salute e negli ospedali…”

Inoltre la città di manila avrebbe dovuto scusarsi con tutte le donne e uomini a cui è stato negato l’accesso alle strutture e ai servizi, come è risultato dall’indagine, e ai bambini delle famiglie che hanno subito l’ordinanza. Benché il bando sia stato allentato in pratica sotto l’attuale sindaco Lim, l’ordinanza rimane attiva.

Il resoconto del 2003 del Likhaan rivelava che di trenta donne povere con 165 gravidanze ci sono stati 66 tentativi d aborto 55 dei quali riusciti. Sedici donne avevano subito da 2 a cinque aborti. Le ragioni? La perdita del loro sostentamento o la vita in estrema povertà con fattori aggravanti come incendio o demolizione di casa. La maggioranza nasconde la decisione di abortire ai componenti della famiglia e della comunità confidando nell’aiuto di qualche amico o parente. La segretezza era obbligatoria perché l’aborto è illegale, è l’argomento del vociare dei vicini e condannato dalla chiesa cattolica.

“Certo che è un peccato contro il Signore. Ma dopo tutto non lo si farebbe se non ci fossero ragioni. Credo che sia più peccaminoso dare la vita ad un bambino destinato ad essere povero…. ma credo che il Signore capirà perché ciò che è accaduto non è stata totalmente colpa mia. Sono stata solo la vittima di uno stupro.”

Le donne che optano per l’aborto mettono in conto la sofferenza ed il dolore, forsanche la morte, che è davanti a loro. Tuttavia è la fede a sorreggerle: “Spero che Chi sta Lassù comprenda la mia situazione”. Se le 473 mila donne che nel 2000 hanno avuto un aborto si fossero avvalse della pianificazione familiare moderna, si sarebbero potute salvare il 9% di loro che sono porte. Cosa succede a,,e migliaia di donne filippine che sono diventate fertili nel decennio? E le altre 4000 donne quest’anno che ancora vanno in contro alla morte o alla disabilità per la mancanza di servizi salvavita della salute riproduttiva? Cosa dice la società alle masse di bambini private della cura delle loro madri?

E così, nonostante il diritto universale alla salute, migliaia di filippine continueranno a morire poiché i servizi cruciali restano al di là della loro portata. Di fronte ad una nuova gravidanza, molte concluderanno che non altro altre opzioni se non l’aborto. Di fronte a questa tragica alternativa, i difensori della legge di salute riproduttiva stanno semplicemente ma con fermezza invitando i leader morali a rivedere la loro posizione secondo cui proteggono le donne nell’opporsi ai servizi contraccettivi. Migliaia di donne povere stanno dicendo loro proprio la cosa opposta.

Mary Racelis  Ateneo de Manila University and the University of the Philippines.

Aquino e la legge sulla contraccezione nelle Filippine

Secondo molti critici filippini, l’amministrazione Aquino, dopo i suoi cento giorni, non sta rispondendo a tutte le aspettative, sembra marciare a passo ridotto e sta subendo alcuni colpi su varie questioni importanti. Dall’assalto mal riuscito al bus pieno di turisti di Hong Kong, sequestrato da un ex poliziotto, che ha incrinato i rapporti con la città cinese; alle accuse di corruzione di un suo segretario ed amico, agli omicidi extragiudiziali ancora rampanti, tutto sembra indicare a molti che la sua campagna elettorale è stata ancora una volta pura retorica populista.

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Ma Aquino questa volta ha sorpreso. Durante il suo viaggio americano, dove ha parlato all’ONU e con Obama tornando con alcuni finanziamenti importanti che daranno un po’ di linfa alle casse dello stato dilapidate dalla Arroyo, Aquino ha detto che il suo governo vuole proporre la distribuzione di contraccettivi alle coppie di famiglie povere che non possono permetterseli. In seguito Aquino rafforza questa sua affermazione affermando:

«Lo stato ha l’obbligo di educare tutti i suoi cittadini riguardo alle loro scelte. Lo stato non ha il potere derivato da alcuna legge di comandare sulla coppia, sul come dovrebbero pianificare la propria famiglia» ricordando anche che questa è stata sempre la sua posizione nella sua campagna elettorale.

La reazione della Conferenza episcopale Filippina non si è fatta attendere e, tra vari inuendo poi smentiti, si è fatta anche l’ipotesi della scomunica. Nella trascrizione dell’intervista del presidente della Conferenza Episcopale Filippina, Nereo Odchima, alla domanda se la scomunica potrebbe essere adottata verso Aquino se dovesse sostenere la distribuzione dei contraccettivi, la risposta è chiara:

«Quella è una possibilità, ora non la consideriamo. Useremo tutti i mezzi per giungere ad un punto di confronto» aggiungendo anche che la povertà non è causata dalla sovrappopolazione ma forse dal furto e dalla corruzione oltre ad altri fattori.

Uguale punto di vista è stato espresso anche dal Imam Council of Philippine, la comunità musulmana, che è in sintonia perfetta con la Conferenza episcopale.
La legge sulla Salute della Riproduzione era stata proposta per la prima volta nel 2008 e sottoscritta allora da Aquino quale senatore, ma la legge a causa dell’opposizione della Chiesa Cattolica, che nelle Filippine ha grande peso ed influenza politica, è rimasta bloccata al senato e al parlamento anche se il 68% dei filippini appoggiano la legge secondo un recente sondaggio.
Secondo un esponente di minoranza del Congresso c’è la possibilità concreta di un rapido passaggio sia al Congresso che al Senato.

«Almeno 132 membri del congresso scorso hanno sottoscritto la proposta di legge. Quelli che non sono stati eletti sono stati sostituiti da altri eletti che appoggiano la legge. Almeno 50 vogliono sottoscriverla» sostiene Lagman che è il primo sottoscrittore della legge che prevede di fornire accesso universale ai metodi artificiali di pianificazione familiare, tra i quali i contraccetivi. Le legge secondo il suo estensore non è solo fornire gli anticoncezionali, ma anche supporto ostretrico di emergenza, sostegno alle madri, maggiore impiego di ostretiche, educazione e prevenzione delle malattie sessuali. «Non si tratta solo di pillole e preservativi. Non è sul sesso o la religione. E’ una questione di salute, di diritti e di sviluppo sostenibile.»

Nelle Filippine si verificano 160 morti di madri ogni 100 mila nascite, mentre l’aborto è un crimine punibile con l’arresto non solo della madre ma anche dei dottori e delle infermiere che dovessero prestare le cure ad una donna che giungesse all’ospedale dopo un aborto clandestino. Per molti, una chiara violazione dei diritti umani.

«Rispetto il fatto che la Chiesa ha il dovere di salvare le anime, ma non deve impedire allo stato di salvare le vite delle persone. Nessun programma di sviluppo può andare avere successo senza affrontare il problema della crescita demografica».

Nel frattempo l’amministrazione risponde alle minacce di scomunica affermando che lo stato è al di sopra delle fedi e che il presidente è il presidente di tutti, e che lo spirito dell’amministrazione è di avere un confronto con la chiesa, non di un muro contro muro per trovare un punto in comune su alcune questioni.

All’orizzonte ci sono anche questioni serie a livello costituzionale. Se da un lato la Costituzione Filippina mette al bando l’aborto, che la chiesa mette sullo stesso piano dei contraccettivi, dall’altro, come fatto notare da alcuni politici filippini, c’è anche la dichiarata separazione tra Chiesa e Stato sancita nella stessa costituzione.

In favore dell’approvazione della Legge si è mosso il più famoso tra le guide turistiche di Manila, Carlos Celdran, che durante una messa ad Intramuros, è andato vicino all’altare e ha alzato un cartellosu cui èscritto  “Padre Damaso”. Nel romanzo “Noli me tangere” di Jozè Rizal, padre della Repubblica filippina ed fucilato dagli spagnoli, Padre Damaso è il sacerdote del romanzo padre dell’eroina del romanzo stesso. Padre Damaso o l’ipocrisia.

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