FILIPPINE: la pesante eredità di Arroyo e Noynoy Aquino

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Il 30 giugno si avrà il passaggio di consegne tra il presidente uscente Arroyo e il presidente in pectore, eletto a furor di popolo, Noynoy Aquino.

Un gran numero di problemi colpiscono la nazione filippina rendendo la vita di milioni di persone molto difficile e dura. Benché si parli di una crescita del Prodotto Nazionale Lordo del 6% o anche superiore a causa del miglioramento dell’economia globale, con un aumento delle esportazioni filippine verso l’Europa ed un maggior influsso delle rimesse degli emigrati filippini in Europa, l’amministrazione Arroyo lascia alla nuova amministrazione Aquino una pesante eredità in tutti i campi. Uno di questi è la spesa pubblica, il più insidioso a detta dello stesso Noynoy Aquino.

A maggio il disavanzo è di 70 milioni di Dollari con un aumento del 168 % rispetto all’anno prima, dopo che in aprile si è avuto un certo miglioramento nella spesa. Il deficit previsto alla fine del 2010 sarà di 207 miliardi di peso (3,6 miliardi di euro) 71 milioni di euro in più del previsto per sostenere l’economia nazionale. La proposta che il presidente lascia a Noynoy Aquino è di far crescere le tasse per compensare la pesante evasione. Noynoy invece è da qui che vuol cominciare: combattere l’evasione fiscale che sembra endemica e la corruzione nei ranghi dell’amministrazione che la permette e non soffocare la possibile crescita che si prospetta.
Nel contempo, un terzo dei 92 milioni di abitanti rimane sotto la soglia della povertà, come lo erano nel 2001 quando la Arroyo salì al potere: secondo tutti gli analisti, a beneficiare della crescita del Prodotto nazionale in realtà sono stati solo quelli che erano già ricchi. Tutto quello che interessa alla maggioranza della popolazione, dal cibo alla povertà, all’educazione che costa sempre di più alla sicurezza è incredibilmente peggiorato, nonostante quanto la presidente Arroyo pomposamente abbia dichiarato in un suo discorso: “C’è stata una crescita costante ..per quasi un decennio sotto la mia amministrazione, nonostane le crisi globali come il terrorismo, l’aumento del prezzo del petrolio e una recessione mondiale”
Se la crescita statisticamente è indubitabile, forse non si può neanche dubitare della direzione che quest’aumento di ricchezza ha preso. Se è vero che l’inflazione è scesa al 5% dal 10 di qualche anno prima, come pure che è salita la borsa e i profitti per le grandi compagnie, e la crescita raggiunge un 7% inatteso, è anche vero che sono cresciute di molto le rimesse degli emigrati e da un aumento dei consumi, non raggiungendo di fatto la massa dei poveri e aumentando di fatto la differenza tra chi ha e chi non ha, come ammesso anche dal responsabile della Banca Mondiale nelle Filippine. A Noynoy rimane il problema di come affrontare un deficit crescente e affrontare, nel suo mandato di 6 anni, il problema della povertà e della disoccupazione che raggiunge il numero di 10 milioni di disoccupati.

Ma l’eredità che l’Arroyo lascia non è solo questa. La più pesante forse è quella dell’insorgenza e degli omicidi extra giudiziali per i quali l’amministrazione Arroyo è stata pesantemente accusata da varie agenzie dei diritti umani nel mondo. Quasi ogni giorno sui giornali appaoiono notizie di giornalisti assassinati, di militanti della sinistra o dei diritti civili uccisi in circostanze “oscure” . Non passa giorno che non si parli di una cultura dell’impunità che ha reso possibile non solo la strage di Maguindanao ma lo stillicidio di migliaia di comuni cittadini, di avvocati impegnati per il rispetto dei diritti umani e civili, il ricollocamento di popolazioni intere in aree dove è presente una sempre più attiva insorgenza, di quella del Partito Comunista Filippino a quella dei militanti musulmani dei MILF, insorgenze rese sempre più acute dalla politica dell’amministrazione Arroyo che ha garantito l’impunità alla Polizia Nazionale Filippina e alle forze armate filippine nella lotta contro il “comunismo”. Nonostante spesso si conosca chi ha ucciso o rapito, nessuno è stato mai accusato e condannato.
Sono già alcuni mesi per esempio che 43 lavoratori della sanità sono stati sequestrati dalle Forze Armate con l’accusa di insurrezione e detenuti senza accusa nonostante vari giudizi della Corte Suprema Filippina: i militari sembrano al di fuori di ogni legge nelle Filippine, a Maguindanao come a Luzon, da Samar a Ilocos Norte.
Da più parti si è levata la voce di porre fine a questo stato di cose. Secondo Unione Nazionale dei giornalisti Filippini 103 giornalist sono stati uccisi sotto l’amministrazione Arroyo e 140 dal 1986, quando fu ristabilita la democrazia dopo gli anni neri di Marcos, e per tutti è un problema di responsabilità dello stato: la Arroyo per la sua incapacità e rifiuto di perseguire i responsabili di questi omicidi si rende ugualmente complice di questo massacro. A Noynoy spetta il compito, secondo L’Unione, di porre fine a questi omicidi e questo sarà un banco di prova del suo buon governo, e deve perciò ritenere responsabile l’Arroyo dell’enorme perdita di vite umane.
“Il problema di assicurare la giustizia per tutte le vittime ha lo stesso peso per Aquino come capo di stato che per tutti quelli che hanno giurato che il loro dovere è di proteggere e assicurare vita e benessere di tutti i cittadini ma che tristemente devono ancora farlo”
Benché non ci siano pronunciamenti ufficiali di Noynoy, una cosa certa è che nel suo governo ci sarà l’attuale presidente della Commissione dei Diritti Umani nelle Filippine, Leila de Lima, che si è distinta in questi anni per il suo impegno nell’acclarare le violazioni dei diritti umani. Un compito non facile certamente: la strage di Maguindanao dove morirono più di 60 persone testimonia l’intreccio pericoloso tra corruzione, presidenza della repubblica, forze armate e signorotti locali.
Anche è anche contro questo stato di cose che Noynoy ha stravinto le elezioni del 10 maggio.

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