FILIPPINE: La pesca del tonno tra estinzione e industria

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A marzo è prevista la riunione della commissione che presiede alla pesca del tonno nell’oceano pacifico per decidere se togliere il divieto di pesca di due anni su uno dei percorsi strategici di migrazione del pesce. Esso diminuisce in numero mentre il suo prezzo sale a valori stratosferici.

L’oceano sostiene una industria della pesca legata al tonno del valore di 1,8 miliardi di dollari annui che ammonta ad un terzo di tutto il pescato di tonno. Un singolo tonno dalla pinna blu, pescato nelle acque del Giappone del Nord, raggiunse il record di 736 mila dollari, mentre il prezzo medio negli scorsi 15 anni per un singolo pesce al primo contatto dell’anno a Tokyo fu di 153 mila dollari secondo Bloomberg, benché quello che viene poi impacchettato possa ovviamente essere di grado nettamente inferiore.

I gruppi ambientalisti, a metà del 2011, hanno messo in guardia che otto specie di tonno sono a rischio di estinzione, delle quali tutte le specie a pinna blu del sud, dell’atlantico e del pacifico a rischio di collasso per troppa pesca. Uno studio de International Union for Conservation of Nature ha detto che 7 delle 61 specie degli scombridi si trovano sotto una seria minaccia. Agli inizi dell’industria della pesca filippina, si poteva pescare il tonno a 100 metri dalla costa di Mindanao, mentre oggi il punto più vicino dove trovare un buon pescato è ad almeno sei ore dalle città costiere di Kiamba e Maasim. Quando il giorno va male anche nel mare aperto della Baia di Sarangani non porterà alcun pescato.

Benché i pescatori filippini sostengano che il divieto nell’area di migrazione costi il loro sostentamento, Marferio Tan, già presidente della Socsksargen Federation of Fishing and Allied Industry a General Santos City, Mindanao, si è detto in favore di un divieto più lungo o anche uno totale alla pesca in due posti, piuttosto che togliere il divieto nello sforzo di rifornire i loro magazzini con specie in rapido declino.

Tan ha il sostegno di un commerciante di tonno dalla pinna gialla americano, John Heitz ed entrambi vogliono una moratoria sulla pesca del tonno con la rete o con la borsa durante la stagione riproduttiva oppure una riduzione delle navi da pesca in quei giorni.

I mari vicino Palau, Micronesia, Nuova Guinea e Indonesia sono le aree più vicine alle Filippine dove le compagnie di pesca locali operano di frequente spingendosi ancora più ad occidente verso Isole Salomone, Fiji, Tuvalu, Micronesia e parti di Kiribati.

Chi si oppone al divieto, compreso il sindaco di General Santos Città Ronnel Rivera, obietta che il divieto ha avuto un diretto impatto sull’occupazione e sull’economia filippina specie a Mindano Meridionale. Essi affermano di non spingere per la riesumazione delle cosiddette Super borse, giganti da 70 metri che possono pescare fino a 200 tonnellate in una singola gettata, con il gettare una rete circolare attorno al branco del pesce per poi chiudere il fondo per catturarlo. Queste navi si trovano nella Nuova Guinea dove due ditte filippine possiedono anche due impianti di tonno in scatola.
“Non possiamo competere con le super borse di giganti quali gli USA, Giappone e la Spagna” diceva Marferio Tan in quanto le navi filippine possono pescare fino a 50 tonnellate di specie di tonno usate per lo più per fare il tonno in scatola. Tan diceva che c’erano, prima dei due anni di divieto a cominciare dal 2010, 38 navi da pesca filippine in queste aree. In seguito al divieto il pescato totale di tonno è caduto del 21% dal 2010 al 2011. Ma il volume di tonno a coda gialla di età matura è calato costantemente a causa del troppo pescare, dai 33369 tonnellate del 2007 ad un mero 9.061 del 2011. Oggi più del 90% del materiale grezzo lavorato dalle sei industrie locali sono stati pescati all’estero o a Manila.
Tan in una recente spedizione di pesca ha detto che prolungare il divieto permettebbe un flusso di migrazione ininterrotto delle specie del tonno i cui luoghi di riproduzione si credono siano a Sulu e nel mare delle Sulawesi. Negli ultimi cinque anni, gli attori dell’industria del tonno nel paese hanno compreso che se non si prendono serie misure di conservazione il pescato continuerà a diminuire.
Il divieto ha spinto l’Indonesia a promulgare politiche protezionistiche, zona di pesca tradizionale per l’industria filippina, oltre le isole di Palau e Nuova Guinea. Oltre a ciò, al diminuito vloume di pescato, ci sono i costi elevati del combustibile che ha lasciato a terra molte piccole imprese di pesca di tonno.
Subito dopo l’introduzione del divieto, i produttori locali di tonno furono costretti a richiamare le loro flotte da pesca. Perché l’industria locale sia sostenibile il numero della flotta da pesca di tono filippina dovrebbe ridursi a non più di 50. La sola Socsksargen Federation of Fishing and Allied Industry ne conta almeno 160 nell’area al tempo del divieto.
“Il governo dovrebbe prevedere una parte del bilancio per togliere alcune navi da pesca per l’impatto delle navi in meno oltre che di un taglio di lavoratori nell’industria come risultato di questa mossa.” ha detto Tan stimando che il governo avrebbe bisogno di almeno 28 milioni di dollari per affrontare questa misura. “Tutto che aiuterà l’industria locale del tonno a diventare più sostenibile.” Tan tre anni fa vendette due delle navi da super borsa a causa degli accresciuti costi di produzione. Una singola flottiglia per la pesca del tonno di medie dimensioni completa di nave madre, battelli di servizio e ausiliari compreso di altri strumenti aggreganti del pesce potrebbe costare fino a 700 mila dollari.
Dato che i mari meridionali filippini sono già troppo pescati, i produttori locali si sono mossi oltre le zone di pesca nazionali. Negli anni 90 i produttori locali di tonno cominciarono ad aprire le operazioni di pesca in Indonesia e Nuova Guinea. Alla fin del millennio scorso varie compagnie filippine avevano già aperto industrie di inscatolamento in questi stati conosciuti per i loro fondali ricchi di tonno.
Col declino della produzione locale, cominciarono a crescere le pressioni da parte delle ditte filippine i cui luoghi di pesca erano in Indonesia e in Nuova Guinea per materiale grezzo. Per un po’ l’industria ha sostenuto 6 industrie di scatolame della città che operavano ininterrottamente per tutto l’anno. Ma dal 2008 le industrie hanno tagliato le ore di produzione di un terzo con soli due turni giornalieri e talvolta soltanto uno al giorno.
Il declino del pescato ha avuto un impatto piccolo sugli esportatori di tonno in scatola per la presenza di industrie di trasformazione in Indonesia e Nuova Guinea. Da due decenni le industrie hanno visto un costante declino del pescato nazionale a causa della troppa pesca e troppa saturazione delle operazioni di pesca nei mari filippini.
Ma mentre la produzione è scesa, i prezzi internazionali accresciuti del tonno in scatola e lavorato come pure di tonno a pinna gialla fresco sta mantenendo l’industria filippina. Negli scorsi 5 anni, i guadagni dell’esportazione sono ancora dell’ordine dei 280 milioni di dollari nonostante la produzione ridotta. Sei anni fa, prima dell’incremento del costo del carburante, il prezzo medio di un pacco di tonno era di 14$ al chilo; a febbraio era di 48.
Nonostante l’orizzonte sia alquanto tetro, produttori e pescatori non dichiarano l’industria loale del tonno sconfitta, sebbene Tan dica che ha visto certamente giorni migliori. Chi era affidato alla sola pesca del tonno è fallito con la crisi finanziaria asiatica del 1997, molti dei quali avevano avuto prestiti, spesso in dollari, per espandere o investire per la prima volta nell’industria.
Ma per alcuni, la crisi è stata anche il tempo per profitti insperati mentre gli esportatori godevano della fortuna del declino nel mercato di scambio della moneta estera del peso filippino. Tan dice che delle dieci famiglie pioniere dell’industria negli anni 60 e 70 solo tre hanno abbandonato.
Nel periodo in cui l’industria divenne la sola a guadagnare in dollari a Mindano, sono emerse altre compagnie. Ma l’industria è ritornata al punto di partenza ancora con il collasso globale del 2008 di varie istituzioni finanziarie e la nuova crisi del petrolio. Tan ora presidente in pensione della San Andres Fishing Industries è diventato grande abbastanza da diversificare l’industria parecchio prima che le doppia crisi colpisse l’industria nei due decenni scorsi. Dice che la crisi ha colpito la sua produzione ma gli altri interessi di affari al di fuori dell’industria del pescato lo hanno messo al sicuro.
Oggi Tan, insieme ai Riveras della RD Fishing Group, è uno dei produttori più grandi della città come pure tra gli uomini di affari. Ma ancora desidera il ritorno di quelli che erano un tempo i giorni gloriosi dell’industria del tonno.
Edwin Espejo, Asia Sentinel

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