FILIPPINE: Lim-Napoles e lo scandalo dei fondi parlamentari distratti

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Il panorama politico filippino si è arricchito di un nuovo scandalo riguardante il Pork Barrel, o fondi destinati a parlamentari per provvedimenti urgenti, e gestiti da una certa Janet Lim-Napoles come un’impresa con senatori e parlamentari molto coinvolti di entrambi gli schieramenti a testimoniare un uso inveterato e profondo della società filippina. Qui diamo alcuni pezzi di vari articoli per dare l’idea di ciò che si tratta. Il tutto è ancora in divenire per cui si attendono grossi sviluppi.

Dice un commentatore filippino: “E’ comparso un nome nuovo, Janet Lim-Napoles, nei notiziari filippini divenendo in poche settimane l’oggetto della più grande caccia all’uomo della storia criminale filippina Si è lasciato dietro di sé una scia di distrazione di fondi pubblici verso Organizzazioni Non Governative di dimensioni incredibili.

E’ riuscita ad eludere una rete messa su dal Ministero della Giustizia che stava per arrestarla con l’accusa di detenere in modo gravemente illegale un testimone chiave nelle indagini di trasferimento di 176 milioni di euro di fondi del parlamento, o Fondi prioritari per l’assistenza allo sviluppo (PDAF), comunemente noti come Pork Barrel, verso un sindacato di 20 ONG legate a Napoles e al suo gruppo JLN, che presumibilmente ha trovato la strada nei suoi conti bancari dopo aver dato qualche bustarella a cinque senatori e 23 personalità del Congresso in cambio di accesso alla loro generosità di Pork Barrel.
Le indagini lanciate dal Ministero della Giustizia e dall’Ufficio Nazionale delle Indagini (NBI) per provare la responsabilità penale del JLN sembrano essere diventate una ricerca vana con la scomparsa della Napoles che era stata informata dell’arresto ben prima dell’arrivo degli agenti del NBI presso le sue 28 abitazioni, in una delle quali hanno trovato i suoi avvocati ad attenderli.

Le è stato tolto comunque il passaporto, ma la sua caccia si è ridotta a nulla, quasi ad un esercizio assurdo e risibile. Ora il governo sta rivedendo i suoi sforzi sulla sua accusa di detenzione illegale contro la donna che è accusata di aver detenuto Benhur Luy, una sua ex impiegata, che ha rivelato con un suo affidavit le operazione dell’impresa JNL di Napoles nell’accedere ai fondi parlamentari, piuttosto che denunciare il cattivo uso o l’abuso di fondi pubblici.
A cosa sarebbe potuto servire l’arresto della donna e quale altra informazione in più si sarebbe potuta ricavare dalla donna in prigione per accusarla penalmente in più delle sei talpe, tutti suoi impiegati con interessi di parte, nel gettare luce sulle operazioni delle sue compagnie? La sua scomparsa ora ha reso più remota la possibilità di accusarla penalmente, insieme agli altri del suo gruppo e ai rappresentanti ufficiali dello stato coinvolti nella diversione dei fondi pubblici.
La Commissione di Verifica Contabile ha fatto un rapporto sull’uso dei fondi di PDAF dal 2007 al 2009 mostrando una rete estesa e profonda che potrebbe aver reso possibile una ancor maggiore estrazione di fondi pubblici dei presunti 176 milioni di euro da parte del gruppo di Napoles di quanto finora mostrato dalle talpe.
La rete si è costruita mediante una collusione tra sindacati privati e ufficiali governativi, sia parlamentari che membri delle agenzie dello stato, che h permesso un trasferimento di fondi dalla finanza pubblica legata ad opere pubbliche e miglioramenti di vari settori verso ONG fantasma.
Ad essere dentro questa rete, oltre a cinque senatori e 23 deputati tra i quali alcuni senatori storici come Enrile, Estrada, tanti membri dei vari dipartimenti come il ministero della finanza e del welfare.
Secondo questo rapporto, sarebbero oltre 206 milioni di euro di PDAF, rilasciati dal ministero delle finanze, negli anni dal 2007 al 2009, dei quali la metà associata a 12 senatori e 180 deputati sono andati a 82 ONG. Dieci di queste ONG erano oggetti di Napoles che hanno ricevuto 37 miliardi di euro.
Il dipartimento del Welfare era uno dei principali canali di questi fondi con 500 milioni di euro nel periodo 2007 al 2009.
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Questa vicenda non sembra destinata a passare in seconda linea tanto facilmente in quanto entra nel cuore della politica riformatrice e contro la corruzione dell’amministrazione Aquino. Inoltre i due rami del parlamento sono in mano dell’amministrazione e, con vari mal di pancia, si sono espressi per non fare indagini approfondite su questi fondi rischiando di diventare complici con Napoles e quanti altri sono implicati, come denunciato dalla sinistra in parlamento.
Attualmente sono in tanti a chiedere a viva voce l’abolizione di questi fondi che sono diventati sinonimo di compravendita di voti, di progetti fantasma, di appropriazione di fondi da parte di parlamentari, di finanziamento delle campagne elettorali.
Il Makati Business Club ha scritto: “Esprimiamo la nostra più grave preoccupazione sullo scandalo dei fondi del PDAF che implicano un numero di nostri senatori e deputati e operati presumibilmente da Janet Lim-Napoles.”
La dichiarazione è stata firmata anche dalla Conferenza Vescovi Uomini di affari per lo sviluppo umano, dalla conferenza dei vescovi cattolici filippina Segretariato Nazionale per azione sociale, la giustizia e la pace (CBCP-NASSA), congresso dei cittadini per il buon governo e la Rete per la trasparenza e la responsabilità (TAN).
E’ ancora più sconcertante che alcuni dei nostri rappresentanti eletti, che ci si aspetta siano degli esemplari di aderenza completa alla legge, siano associati con le ripetute cattive gestioni dei fondi.”
“La funzione primaria del parlamento è di fare le leggi” perciò “Mentre il PDAF può affrontare direttamente bisogni locali, ha non di meno fornito opportunità perché la corruzione costruisca le sue radici e fiorisca a vari livelli della nostra società”.
Visto lo scandalo che esce fuori “la più alta priorità per il governo ora è di rafforzare le linee di sicurezza esistenti per assicurare l’uso giudizioso non solo del PDAF ma anche di altre fonti di finanziamenti pubblici che finanziano o sostengono piccoli e grandi progetti.”
Per rafforzare la cultura dell’integrità nelle istituzioni governative il gruppo chiede che sia immediatamente approvata la legge della Libertà di informazione (FOI). “Crediamo che questa legislazione epocale, insieme agli sforzi attuali a promuovere il buon governo, sarà un effettivo deterrente contro gli abusi perpetuati dai corrotti….. Sinceramente speriamo che mentre questo problema del PDAF è sotto i riflettori, si istituiscano sempre più sforzi a proteggere l’integrità del denaro della gente. Più importante ancora è la nostra speranza che una risoluzione veloce della controversia spinga il paese in un’era dove trasparenza e responsabilità siano la norma”.
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Sul versante della amministrazione, Aquino ha detto che finché le indagini non saranno finite non sarà allocato alcuna spesa del PDAF. “Finiremo prima le indagini e verificare se esistono scappatoie che possono essere chiuse” e poi saranno rilasciati i nuovi fondi PDAF.
Il presidente non crede che l’abolizione di questi fondi sia la soluzione alla corruzione legata a questi fondi, dichiarandosi disponibile ad una loro riforma e a prevedere pene severe correlate per chi li utilizza non nel modo dovuto. Mentre l’amministrazione sta cercando di fare presto, ha individuato due casi, non individuati con nomi, in cui dei legislatori sono coinvolti in modo seriale nelle irregolarità, mentre si sta adoperando per sciogliere delle ONG che sarebbero dovute essere sciolte dal 2003. “Nel 2003 ne fu raccomandato lo scioglimento. Nel dicembre 2009 quando si stava affrontando la finanziaria del 2010 sollevai la questione e chiesi come mai si conferisse loro ancora quei fondi del Pork Barrel.”

La strada è lunga e Aquino probabilmente dovrà affrontare la questione tra i suoi legislatori, molti dei quali sono stati coinvolti nelle indagini.
Dice un commentatore politico: “Credo che dobbiamo iniziare a riconoscere che la società filippina non solo ha un’alta porzione di popolazione che vive sotto la linea della povertà. E’ anche forse la società più ineguale in questa parte del mondo. I poveri hanno a malapena qualcosa da mangiare, facendo incetta di cose tra i rifiuti, costruendosi abitazioni fatiscenti lungo pericolosi corsi d’acqua, chiedendo l’elemosina nelle strade, all’ombra dei più costosi condomini e delle comunità esclsive. Un ordine sociale che immagina questo come normale e prosegue come se il governo appartenesse ai suoi rappresentanti eletti, è pronto per una rivoluzione.
Nelle società semplici le classi al governo rispondono alla povertà di massa e all’ineguaglianza con atti continui di patronato e generosità. Forti legami di dipendenza e fedeltà che durano da generazioni si costruiscono tra i governanti e i loro sudditi. Il governo del patrone cliente ha un valore limitato e non buono a lungo andare, nelle società complesse come le nostre. Diventa costoso da mantenere. Le dinastie con reti di perone dipendenti devono lasciar la strada prima o poi ai partiti politici con chiari programmi di governo. Le istituzioni pubbliche e i servizi sociali accessibili devono rimpiazzare i sistemi di patronato basate sulla fedeltà personale.
Oggi non ci vuole molta intelligenza per essere un ufficiale eletto nel nostro paese. Ma si ha bisogno di tanto denaro non solo per essere eletti ma per mantenersi nella posizione soprattuto se non si ha null’altro da offrire. Questa è la ragione per cui accedere ai fondi pubblici è fondamentale per il politico filippino. La grande discrezione su cui il sistema del Pork Barrel si è costruito è un tacito riconoscimento di questa realtà.
Da essere strumento di patronato diventa la principale ragione per la ricerca del posto nel pubblico, trasformando la politica in un’impresa economica. Questo attrae il tipo di persona sbagliata e rende le elezioni una cosa costosa come sono oggi.
Credo che si sia raggiunto uno stato in cui la società si debba liberare di questo sistema obsoleto se deve sopravvivere. La gente è arrabbiata e comunicano in modi finora sconosciuti. Rubare dalla casse del pubblico è diventato così aperto da non poter essere più ignorato. Chi può sentirsi bene pagando tasse ad un governo che dispensa alla cieca soldi guadagnati col sudore verso rappresentanti cinici, incompetenti e corrotti?….
Questo sordido episodio, se ha da offrire qualche lezione duratura, deve spingerci tutti noi, comprese le istituzioni, a dare uno sguardo alla nostra complicità nella perpetuazione del sistema. Quante volte abbiamo voltato lo sguardo di fronte a qualcosa di irregolare proprio perché eravamo tra i beneficiari della generosità di un politico? Quante volte abbiamo usato i nostri legami personali con politici per ottenere dei favori per noi, o un amico o un parente?
E’ la debolezza della nostra cultura politica la ragione per cui Jant Lim-Napoles si è data da fare nei vari rapporti con i rappresentanti pubblici. Ma piuttosto che ammiccare come ognuno fa lei ha disegnato un semplice sistema di affari che permette ai politici di massimizzare l’estrazione delle risorse. Come si sta vedendo questo è ciò che ucciderà la gallina che fa le uova d’oro.”
http://www.asianewsnet.net/The-scourge-of-discrepant-governance-50426.html

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