FILIPPINE: La politica del carbone e l’ingiustizia climatica dopo Yolanda

Se c’è un paese che ha bisogno di lottare con aggressività l’ingiustizia climatica, devono essere le Filippine. Le sue emissioni globali di carbonio sono minime eppure è fortemente vulnerabile al duro impatto degli eventi atmosferici estremi. Questo si dimostrò in modo estremamente vivido con il supertifone Yolanda o Haiyan che causò il caos nelle Filippine Centrali.

Yolanda ricordò al mondo che l’incapacità di ridurre le emissioni di carbonio a livelli globali crea delle catastrofi enormi in piccole nazioni costituite da isole come le Filippine. Haiyan mise in luce anche alcune delle debolezze strutturali del paese come la diffusissima povertà nelle province, la burocrazia inetta e l’ambiente che si va deteriorando sempre più. Per tanti filippini, Haiyan fu una prova chiara sul bisogno di migliorare in fretta la gestione del rischio di disastro e l’applicazione ferma delle leggi ambientali.

Ma il grande elefante nella tragedia di Haiyan è il carbone. Riguardando indietro sembra che non ci fosse stata alcuna discussione sostenuta nei media principali sulla sporca eredità del carbone. I commentatori dei media parlavano senza mezzi termini del lento sforzo del governo, ma non riuscirono a legare il carbone ed i combustibili fossili in generale a Yolanda. Il pubblico fu informato sulla preparazione dei disastri ma non sull’inquinamento da carbone. E’ una cosa abbastanza deludente che il carbone dia il singolo contributo maggiore all’emissione di carbonio.

Il cambiamento climatico non si può spiegare senza citare il carbone. E negli ultimi anni le Filippine sono diventate sempre più dipendenti dal carbone per generare la propria elettricità.

Il governo Aquino è colpevole di aumentare il numero dei progetti di produzione di energia elettrica alimentati dal Carbone nel paese con 17 costruzioni in atto di impianti a carbone e altri dieci da espandere in potenza.

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Nel suo indirizzo alla nazione del 2012 Aquino prese di mira chi si opponeva alla costruzione dell’impianto a carbone a Subic perché così bloccavano il progresso dell’economia locale.

La dipendenza del governo dal carbone riflette vari cose errate fondamentali nel governo: modello di viluppo sporco che si sofferma sulle attività estrattive; leggi contraddittorie con la legge delle Miniere contraria al divieto di taglio di legname; e al settore energetico privatizzato.

Le Filippine furono pioniere nella regione per la legislazione sull’energia rinnovabile, ma il governo abbandonò la generazione dell’energia lasciandola nelle mani di poche famiglie imprenditoriali favorite. Naturalmente queste ultime preferirono lo sporco ma economico carbone sulle fonti rinnovabili che sono abbondanti nel paese.

La riduzione e la preparazione del rischio da disastro sarebbe reso inutile se non si elimina questa dipendenza da carbone. La politica di “Zona di divieto di costruzione” si presenta come se gli ambienti costieri pongono il pericolo più grave alle vite della nostra gente delle Visayas. Che dire delle miniere in grande scala, dell’espansione delle piantagioni e dell’inquinamento da carbone?

Le politiche del Carbone dovrebbero renderci più consci delle altre manifestazioni di ingiustizia climatica. Nelle Filippine si riflette sulla sofferenza degli agricoltori poveri e nei pescatori che devono sopravvivere l’impatto avverso dei progetti di Carbone sulla salute e sulla qualità di vita. E’ anche evidente nella dislocazione di comunità marginali causate dall’aggressione dello sviluppo e dalle industrie inquinanti. Peggio i poveri sono sempre accusati di scegliere per abitare ambienti critici ed aree ad alto rischio.

I poveri sono i più vulnerabili all’impatto mortale del cambiamento climatico eppure a loro si chiede di fare il sacrificio maggiore o di essere castigati come residenti irresponsabili. Non è anche questa un altro aspetto dell’ingiustizia climatica?

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La perdurante dipendenza dal carbone dei nostri politici affamati di denaro, nonostante il tanto documentato impatto negativo degli impianti a carbone, sottolinea l’importanza di azioni politiche forti mentre combattiamo il cambiamento climatico.

Le leggi sono importanti e abbiamo bisogno di politiche verdi più significative che perdono di valore però se dei burocrati corrotti non le implementano.

Oggi salvare il pianeta è diventato un messaggio popolare che invita tutti ad adottare uno stile di vita verde.

Ma concentrarsi troppo sulle azioni individuali per quanto eroiche restringe i nostri sforzi a valutare gli abusi commessi da chi è al potere. Un cittadino attento non dovrebbe accontentarsi che si pianti un albero, ma deve unirsi agli altri per impedire ai politici di firmare permessi che permettano miniere in grande scala in bacini idrografici critici.

L’inquinamento da carbone può essere fermato affrontando direttamente chi lo propone. Abbiamo bisogno di una base attiva per opporsi all’entrata del carbone nelle nostre comunità. Gli elettori verdi devono individuare i legislatori nazionali e locali.

Chi difende l’energia rinnovabile deve contrastare la propaganda velenosa dell’industria del carbone. In altre parole, la politica del Potere Popolare è il miglior antidoto alla politica del carbone. Le soluzioni politiche sono importanti per risolvere i problemi ambientali.

L’ascesa del carbone in una nazione ricca di disastri è un problema di governo. E’ la politica sporca nel suo verso peggiore. Dopo Haiyan, è già insano stare legati al carbone come se non ci fossero alternative. La lotta per la giustizia climatica perciò non è separata dalla campagna del popolo per la democrazia genuina e il buon governo.

Mong Palatino, Parlamentare Filippino, The Rappler