FILIPPINE: Secca di Masinloc e le strategie cinesi

Per decenni i pescatori della costa filippina nordoccidentale hanno visto le zone pescose della Secca di Masinloc, chiamate anche Secca di Scarborough, a meno di un giorno di viaggio in barca, come il proprio orticello. Ora la vedono come terra straniera.

FILIPPINE: Secca di Masinloc e le strategie cinesi

“Ho perso quello che mi serviva per vivere quando abbiamo abbandonato la Secca di Masinloc ai cinesi” diceva Mario Forones, il proprietario di pescherecci che da anni lavoravano nella secca prima che navi armate cinesi giunsero ad aprile scorso in piena forza.

Le interviste ai pescatori di due città costiere filippine, i quali dicono che hanno provato a pescare in quella secca di Masinloc fino al mese scorso, mostrano come le Filippine hanno abbandonato effettivamente la sovranità della secca a circa 230 chilometri dalla costa, dopo lo stallo navale dello scorso anno.

Il consolidamento e l’espansione cinese della sua morsa sul conteso mare cinese meridionale aleggia sull’incontro dei capi dell’ASEAN nel piccolo regno del Brunei di questa settimana, mentre provano a ricominciare gli sforzi arenati su uno dei punti più caldi della sicurezza in Asia. Pechino reclama il mare quasi per intero come suoi territori secondo suoi resoconti storici, fissandoli direttamente contro gli alleati degli USA Vietnam e Filippine, mentre Brunei, Taiwan e Malesia vantano anche delle richieste su alcune parti. Tranne che per la Cina e Taiwan, gli altri sono paesi dell’ASEAN.

I diplomatici sperano che i capi del summit di due giorni dell’ASEAN che ha inizio mercoledì possano mettere da parte le differenze che emersero lo scorso anno e che fecero strada all’entrata della Cina nel proposto meccanismo di risoluzione della disputa. Ma il racconto ei pescatori mostra con forza come la forza navale cinese, attiva in espansione, possa superare gli sforzi diplomatici per allentare la crisi la cui posta è salita con il ruolo militare americano che si rifocalizza in Asia.
Nelle rare descrizioni di prima mano della situazione in queste rocce affiorate, reclamate sia da Cina che dalle Filippine, gli uomini descrivevano come erano cacciati aggressivamente da mezzi navali cinesi, grandi e molto mobili, armati di missili e cannoni. Di recente hanno denunciato che i cinesi hanno posto grosse funi sotto il livello dell’acqua per tenere lontane le altre imbarcazioni da pesca.

La portavoce del ministro degli esteri cinese, Hua Chunying, alla richiesta della Reuters di commentare le interviste dei pescatori diceva: “Non conosco i dettagli della situazione, ma come sapete, Scarborough Shoal è indisputabilmente parte del territorio della Cina, e la Cina si assicurerà che la sua sovranità su quest’area non sarà violata”.
I dieci paesi membri dell’ASEAN mirano ad accordarsi su un Codice di Condotta legalmente vincolante per gestire la condotta in mare nelle aree contese, ma le prospettive di un progresso veloce sembrano fioche. Il ministro degli esteri indonesiano Marty Natalegawa diceva alla Reuters ce il summit “era per lo più a far si che non ci fosse una regressione delle cose.” Anche se si dichiarasse d’accordo, la Cina ha detto che è disponibile ai colloqui quando i tempi sono maturi e che i paesi dovrebbero prima costruire la fiducia reciproca osservando una più debole Dichiarazione di Condotta firmata nel 2002 che finora non è riuscita ad alleviare la tensione.
Natalegawa da parte sua ha accusato la Cina di schernire l’impegno scritto nell’accordo di esercitare il “massimo controllo”. “Vedete tanti atti unilaterali presi dalla Cina che chiaramente non sono in linea con lo spirito del DOC”.

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La Cina sostiene che gli sforzi diplomatici erano stati senti dalla richiesta dell’alleato degli USA, Filippine, a gennaio affinché un tribunale dell’ONU ordini il fermo alle attività di Pechino come quelle nella Secca di Masinloc, che erano in violazione della sovranità filippina.

Uno studioso dell’ISAS di Singapore, Ian Storey, dice: “Non è cambiato nulla dalla prospettiva di Pechino. Il fatto che le Filippine abbiano inviato la loro richiesta all’ONU dà alla Cina un altro pretesto per non discuter del Codice di Condotta.”
La Cina, che ha detto che quest’anno terrà 40 esercitazioni navali nel Mare Cinese Meridionale, si è ulteriormente scontrata on il Vietnam questo mese dicendo che permetterà ai turisti cinesi di visitare le contese isole Paracelso per turismo. Due settimane prima Hanoi accusava la Cina, che ha prontamente negato, di aver aperto il fuoco contro un proprio peschereccio.
Lo scorso mese la Cina ha lanciato un altro allarme nella regione quando ha inviato 4 navi da guerra per sbarcare proprie truppe nella punta più meridionale alla Secca di James, ad appena 80 chilometri dalla costa Malese e dal Brunei. Fu tenuta una cerimonia su questa Secca col giuramento di difendere e rafforzare il mare cinese meridionale e proteggere la sovranità cinese. Questo sfoggio di forza deve aver fatto irretire la Malesia che ha avuto un approccio più compassato di quello Vietnamita e Filippino per i propri reclami di sovranità.
Le marine della regione non sono un problema per la Cina, ma gli USA, che hanno proclamato un interesse nazionale nella libertà di passaggio marittimo in quel mare, sta incrementando le proprie forze nella regione specialmente dopo le recenti tensioni con la Corea del Nord.
I bombardieri americani hanno volato per un po’ sulla Corea del Sud e Washington sta muovendo il suo sistema di difesa balistica missilistica “THAAD” verso la base dell’Oceano Pacifico a Guam. La scorsa settimana ha inviato a Singapore la prima nave di una serie di imbarcazioni di guerra di difesa della costa per otto mesi.
“E’ una vasca da bagno e sempre più paesi inviano navi in quella vasca. E’ solo una questione di tempo prima che non si urtino l’un l’altro.” dice Carl Thayer australiano.

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Le tensioni ebbero il primo grande picco lo scorso anno nel confronto tra Cina e Filippine presso la Secca di Masinloc. Forones, il pescatore della città costiera di Masinloc, dice che stava lavorando nella secca quando cominciò lo stallo. “Era la prima volta che vedevo navi grosse dei due paesi comparire in quel mare. Allora venne la nostra guardia costiera e ci disse di lasciare perché si poteva essere in guerra.. E’ stato quello il nostro ultimo pescato abbondante.”
Sin da allora il pescato si è ridotto tanto che ora sua moglie al mercato non vende più pesce ma maiale. Ha detto di prendere in seria considerazione l’idea di vendere una delle sue tre barche è il suo camion di consegna.
La Secca di Masinloc o Scarborough è famosa tra i pescatori per le sue acque ricche di pesce, di tartarughe e calamari, come anche di cernie e di sgombri. La lunga stagione dei monsoni significa che si può accedere con barche piccole da gennaio a maggio, dando così al pesce tanto tempo per rigenerarsi.

Rorones e gli altri pescatori ancora provano a pescare presso la Secca ma intessono un gioco da gatto e topo con le navi cinesi. “Fa davvero paura ora” dice Miguel Betana, un capitano di 45 anni che da 15 anni va a pesca in quella Secca. “Ho avuto esperienze peggiori in mare, ma l’essere inseguito da una nave veloce cinese ti fa pensare alla possibilità di essere investito dalla nave o dalla possibilità che sparino. Nessuno mai lo scoprirà.”
L’ultima volta che era lì a marzo, vide cinque navi cinesi, quattro delle quali all’entrata della Secca. Dopo essere stato cacciato da una nave armata, disse di essere ritornato nell’oscurità per riprendere a pescare.
Forones ha detto che, a gennaio, tre delle sue navi erano state inseguite sino a 24 chilometri dalla costa. Fu allora che notò che i cinesi avevano immerso una fune larga quanto un braccio che circondava la bocca della Secca per imbrigliare i motori delle navi. “Siamo come dei ladri che rubano ciò che sarebbe dovuto essere nostro”

Manuel Mogato JG