Filippine senza legge contro le discriminazioni di genere

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Ogni anno, come fosse parte di una tradizione, la legge contro le discriminazioni è reintrodotta e rigettata nel Congresso delle Filippine

A prima vista, un paese così profondamente cattolico come le Filippine possono apparire sorprendentemente vicine alla comunità LGBT. Nel paese da 110 milioni di abitanti si sono presentati in 110mila al Festival Pride a Quezon City che è così diventato il raduno più numeroso del Sud Est Asiatico.

Le Filippine si pongono al primo posto nella regione per la sua capacità di accettare socialmente la comunità LGBT secondo una graduatoria stilata nel 2021 e hanno fatto passi importanti negli anni verso una maggiore inclusività ed eguaglianza.

Tuttavia da oltre venti anni è arenata nel parlamento filippino una legge contro le discriminazioni basata sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere, sull’espressione di genere o sulle caratteristiche sessuali, SOGIESC.

Ogni anno, come fosse parte di una tradizione, la legge contro le discriminazioni è reintrodotta e rigettata nel Congresso delle Filippine, lasciando così tante persone LGBT in molte parti del paese senza alcuno strumento legale con cui rivalersi, quando subiscono una discriminazione.

Mentre molte città del paese hanno istituito ordinanze locali che rendono illegale la discriminazione SOGIESC, Irish Inoceto, attivista LGBT e già impiegato della Corte Suprema Filippina, racconta a TIME che loro “non hanno alcuno strumento di difesa” e di aver visto per esperienza propria come sia estremamente necessaria e dovuta da tempo una legge a livello nazionale.

Lo scorso ottobre Inoceto ricevette un messaggio su Facebook di una studentessa a qualche settimana dal ritorno in classe dopo i due anni di lezioni a distanza dovute al COVID-19.

La studentessa, una donna transgender di Iloilo City a 300 chilometri da Manila, aveva incontrato Inoceto in un suo seminario per i diritti LGBT tenutosi a Iloilo dove lei viveva.

La studentessa, che aveva frequentato alcune lezioni in presenza nel periodo in cui c’erano lezioni sia in presenza che da remoto, aveva detto di essere stata convocata personalmente per dirle che i maschi non devono indossare il reggiseno. Disse inoltre che un membro della sicurezza della scuola aveva criticato la sua uniforme scolastica.

Nel frattempo un’altra studentessa della stessa scuola che si identificava come donna transgender si rivolse ad Inoceto per dirle che il direttore della scuola aveva convocato tutti gli studenti della sua classe dichiarando che i bakla, uomini gay, con capelli lunghi devono tagliarli per non essere cacciati dalla scuola.

“La lunghezza dei miei capelli non sono la base per il mio apprendimento” dice la studentessa, ora diciannovenne e che vuole restare anonima per evitare altre discriminazioni.

La situazione spinse Inoceto a scrivere alla scuola per conto delle due studentesse citando l’ordinanza della città di Iloilo del 2018. La lettera fu ignorata. Ma dopo essere andata di persona alla scuola, alla fine Inoceto riuscì ad avere la meglio e a far cambiare idea alla scuola che si rimangiò i tentativi di reprimere l’espressione del genere di entrambe le studentesse.

Ma tutti gli sforzi di Inoceto hanno avuto vita breve perché questa vicenda la spinse in una diatriba nazionale che aprì una saga che la costrinse a fuggire dal paese, da dove continua a sostenere l’approvazione della legge nazionale contro la discriminazione.

Ora Inoceto ha 46 anni e ha passato metà della sua vita a vedere i legislatori filippini come incapaci di creare una legge nazionale antidiscriminazione per la comunità LGBT. La prima versione della legge fu presentata alla Camera Bassa Filippina il 26 gennaio 2000. Negli anni successivi la legge ha fatto vari passaggi che però hanno incontrato tutti lo stesso destino: mentre la camera bassa l’aveva approvata, il Senato Filippino l’ha insabbiata tra tante delibere.

La versione più recente della legge al Senato mette fuori legge le pratiche discriminatorie basate sul SOGIE quali il rifiuto di ammettere o l’espulsione di persone da scuole, oppure imporre misure disciplinari più dure del normale sugli studenti.

Qualora fosse approvata, chi viola la legge pagherebbe multe fino a 4400 dollari o potrebbe essere arrestato fino a sei anni.

Ma la legge incontra una forte resistenza politica in particolare dai fondamentalisti cristiani che, sebbene costituiscano una minoranza rispetto alla maggioranza schiacciante cattolica, rappresentano una potente forza politica nel paese. Le grandi chiese hanno galvanizzato seguaci ferocemente fedeli e favorito il potere politico attraverso l’appoggio elettorale e la presentazione di propri candidati.

Chi si oppone alla legge di uguaglianza SOGIE è accusato di diffondere disinformazione e di lavorare nei corridoi del Congresso per ostruire la sua approvazione.

Le due figure più vocali del parlamento nel voler bloccare la legge sono la coppia di padre e figlio Eddie and Joel Villanueva, deputato e senatore rispettivamente. L’anziano Villanueva che è fondatore della megachiesa Jesus i Lord, descrive la legge come una importazione che non rappresenta i valori filippini. Il figlio invece accusa la legge di essere un precursore della legge del matrimonio di persone dello stesso sesso.

Reyna Valmores che presiede il gruppo filippino dei diritti LGBT Bahaghari ha partecipato alle deliberazioni della legge nella Camera dei Deputati come esperta e ha detto a TIME che le audizioni spesso appaiono come un circo di disinformazioni.

“Abbiamo eletto dei rappresentanti che parlano di come la legge di eguaglianza del SOGIE legalizzerà le bestialità, i robot sessuali ed altre cose senza senso. E’ un argomento di dibattito parlamentare ma per tanti è materia di sopravvivenza”

Appena dopo aver aiutato i due studenti ad Iloilo, Inoceto è stata presa di mira a livello nazionale per illustrare alcune delle misure estreme prese dai grandi oppositori della legge nel paese.

Il suo nome apparve nelle trasmissioni di una televisione della Sunshine Media Network International di Apollo Quiboloy, un altro capo di una megachiesa filippina presente nella lista dei ricercati della FBI con l’accusa di traffico a fine sessuale di donne e bambini. Due presentatori della rete, Lorraine Badoy e Jeffrey “Ka Eric” Celiz, affermarono che Inoceto era un membro dell’insorgenza maoista che usava la questione LGBT, la sua opposizione al taglio dei capelli sulla base del genere, per reclutare studenti dalle scuole di Iloilo.

TIME ha parlato a molti studenti che hanno negato di essere stati mai reclutati da Inoceto.

L’attenzione improvvisa la confondeva e le faceva paura.

“Sono una militante ma non a tempo pieno. Lavoro dopo l’orario di lavoro e nei fine settimana per la mia attività di difesa dei diritti. Quindi mi sono chiesta: ‘Perché io? E perché le questioni relative alle studentesse trans?’”

La tattica Maccartista di caccia al rosso è stata usata storicamente nelle Filippine per mettere la museruola a chi critica il governo tacciandoli di essere comunisti. Ha comportato talvolta l’omicidio delle persone prese di mira. Ora questa tattica è sempre più usata per attaccare chi difende i diritti LGBT come Valmores del gruppo Bahaghari che è una persona presa di mira da questa tattica.

Dopo quella trasmissione, la Commissione dei diritti umani Filippina ha dichiarato la propria preoccupazione per le affermazioni dei due presentatori che con le loro narrazioni “fanno il gioco di perpetrare la già dolorosa questione dei LGBT che vivono di frequente lo stigma, la discriminazione e la violenza di genere nella nostra società”.

Ma non è stata l’ultima cosa perché Inoceto si è vista nei manifesti nella città e la sua identità diffusa sui media sociali. Ha detto che la madre aveva ricevuto visite di chi affermava di essere un poliziotto per chiedere di fermare la militanza LGBT della figlia.

Preoccupata per i rischi per sé e la famiglia, Inoceto dice di aver chiesto asilo politico in Francia dove attualmente vive ed opera. E’ convinta che l’approvazione della legge SOGIE l’avrebbe protetta dalla violenza subita.

“Sin dal primo momento sono stata discriminata perché lavoravo all’inclusione” dice.

Eppure nonostante gli ostacoli e la disinformazione pericolosa lanciata contro il movimento LGBT, Inoceto spera ancora che la legge antidiscriminazione sarà approvata alla fine nel parlamento filippino, non senza la pressione sostenuta dai gruppi che vi si oppongono.

“Si lotta per i diritti e si conquistano dopo tante battaglie. Abbiamo bisogno di essere più forti. Ma nel frattempo continuiamo a lottare per ciò che è giusto”.

Chad de Guzman, TIME.com

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