FILIPPINE: gli scandali di Gloria Arroyo

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sistema del pork barrel Enrile Revilla ed Estrata

Un giornale indonesiano esamina il primo anno di Benigno Aquino presidente e gli scandali di Gloria Arroyo

Le Filippine potrebbero essere un paradiso delle malelingue. In questo momento gli editori sono sotto pressione per decidere quale questione deve andare in prima pagina: la storia del suicidio, lo scandalo delle auto, lo scandalo degli elicotteri o la follia dell’asilo.

Sono tutti titoli che fanno vendere e tutti sono legati ad una sola figura centrale: Gloria Arroyo che è stata presidente fino al giugno 2010.

Il suo successore, Benigno Noynoy Aquino le sta dando la caccia con le accuse di corruzione ed il successo della campagna dirà molto se le Filippine si stanno muovendo in avanti o se diventeranno ancor meno significativi nell’attrarre investimenti esteri di quanto già lo siano.

La posizione al 13° posto tra le più grandi economie dell’Asia la dice tutta.

Nel 1960 la nazione ricca di risorse, politicamente stabile era vista come il prossimo Giappone dell’Asia.

Oggi la sua economia è più piccola di quella pakistana e un quarto della sua popolazione di 102 milioni di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno.

Cosa è successo? Bene, è successo che c’è stato Marcos. Il dittatore ha fatto un bel lavoro nel distruggere l’economia dal 1966 al 1986, economia che ancora si sta riavendo.

Nel 1983 il padre di Aquino, il capo dell’opposizione, fu assassinato. Nel 1986 la madre, Corazon Aquino, divenne presidente dopo che Marcos fu deposto. Lei provò a rimettere su qualche sembianza di efficienza, trasparenza e responsabilità nella democrazia riavutasi.

Fu un’esperienza troppo grande per un capo. La corruzione rimase rampante e le speranze e aspettative del 1960 divennero materiale per la nostalgia. Benché la crescita sia ora ad un salutare 4,9%, i politici e gli uomini di affari si accaparrano la maggior parte della posta. La nazione è al 134° posto tra 178 nazioni nell’indice della percezione della corruzione secondo Trasparency International, in lotta con Nigeria e Bangladesh.

I filippini meritano di meglio. La loro nazione è cordiale, vibrante, affascinante e vanta tra i migliori panorami al mondo. Grazie alla corruzione, in termini di investimenti e turismo, non è la prima nazione a venire in mente. Nulla dimostra l’arretratezza infrastrutturale della nazione come i suoi aeroporti dilapidati.

Le buone notizie vengono da Aquino che sta affrontando i problemi. Lo scorso anno le tre maggiori agenzie di rating internazionale hanno innalzato le il grado sul debito della nazione.

Mentre le Filippine hanno ancora una valutazione “da alto rischio”, sta acquistando credito per migliorare la riscossione delle tasse e rintracciare gli imbrogli, per migliorare a tagliare i deficit di bilancio. Or Aquino sta raddoppiando gli sforzi contro la corruzione che almeno retoricamente sta portando allegria tra gli investitori.

Gloria Arroyo è un ovvio posto da cui cominciare perché la sua storia è emblematica delle sofferenze della cultura politica. Nel 1998 fu eletta vicepresidente con Joseph Estrada come presidente, un attore del cinema che fu poi cacciato nel 2001 con le accuse di corruzione. Arroyo assunse quell’anno la presidenza ma fu in seguito accusata di affari azzardati compreso i brogli elettorali delle elezioni del 2004. Circolavano sospetti anche attorno al marito, Josè Miguel Arroyo e suo figlio deputato.

Parliamo del terreno fertile delle indagini. Il gruppo di Aquino sa rivedendo indaffarato i grandi affari approvati durante gli anni della Arroyo. E’ stato posto il fermo ad un piano per un prestito di 440 milioni di dollari per rimuovere i depositi del Lago Laguna che si sarebbero accumulati di nuovo prima di aver ripagato il debito. Un’agenzia di stato del gioco ha speso 23 milioni di dollari in caffè durante il periodo di Arroyo. Deve essere stata una macchinetta molto forte.

Quello ci riporta ai quattro scandali detti prima. Il primo riguarda una inchiesta ordinata da Aquino nel suicidio di inizio mese di un avvocato della Development Bank, Benjamin Pinpin, un testimone chiave nelle transazioni della banca durante il periodo Arroyo.

Il secondo si riferisce alle macchine SUV giapponesi che Arroyo avrebbe donato alla Chiesa Cattolica nel 2006 quando lei si trovava di fronte alle richieste di dimissioni. Arroyo provò a ingraziarsi il sostegno presso la potente chiesa cattolica opponendosi all’accesso delle donne alla contraccezione.

L’affare degli elicotteri è un’indagine per capire se suo marito avesse posseduto elicotteri che furono dopo venduti per nuovi alla polizia filippina, se erano considerati nei beni posseduti o contabilizzati.

Il quarto riguarda un rapporto della stampa secondo cui la Arroyo cerca asilo politico all’estero a causa delle sue multiple accuse penali.

I suoi legali e consiglieri sono venuti allo scoperto negando che possa fuggire in Portogallo (stato con cui le Filippine non hanno un trattato di estradizione).

Aquino non deve trattenersi nella sua battaglia contro la corruzione. E’ accaduto troppe volte nelle Filippine. La sua gente merita un completo e pubblico resoconto delle ragioni per cui le condizioni di vita non sono migliorate. Bisogna riconsiderare seriamente la cultura politica che serve se stessa piuttosto dei milioni di filippini che lottano nella povertà.

Il solo modo per le Filippine di sviluppare il suo vero potenziale è di tirar fuori dalle tasche dei suoi politici il gettito della crescita economica e darlo a chi più ne ha bisogno e se lo guadagna.

Una fine agli scandali e alla corruzione può anche aiutare

Suicidio, truffe e scandali mantengono le Filippine nella povertà
di William Pesek, Jakarta Globe

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