FILIPPINE Wikileaks e lo sguardo americano sul dramma dell’arcipelago

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Le Filippine viste dai cablogramma americani fatti conoscere da Wikileaks

Kristie Kenney era la prima ambasciatrice americana a Manila, un fatto che la avvicinò ai filippini durante il suo periodo diplomatico nelle Filippine dal 2005 al 2009. Dopo tutto, quale ambasciatore maschio sarebbe andato alla televisione nazionale a ballare la danza della papaya, un ballo popolare che agita il basso ventre?

(Photo: Dept. of State)

Ma, come i recenti cablogrammi dell’ambasciata americana rilasciati da Wikileaks mostrano, Kenney non era proprio amichevole, allegra e aperta parlando dei leader politici della nazione. In alcuni cablogrammi, Kenney, ora ambasciatrice in Thailandia, si è lasciata andare ad un torrente di affermazioni poco piacevoli sulle personalità importanti da lasciare molti filippini furibondi.

I suoi cablogrammi sono tra le migliaia scritte da diplomatici USA ad offrire uno sguardo, per molti di valore per altri meno, dentro la diplomazia USA in una nazione che spesso è in conflitto in una relazione agrodolce con la sua nazione coloniale. Questi cablogrammi, essenzialmente per il fatto di essere scritti e relazionati a Washington in modo confidenziale, sono considerati più veri di quanto appare di solito sulla stampa di ogni giorno.

I grandi capi, incluso il Presidente Noynoy Aquino, hanno risposto alla loro rivelazione come se fossero usciti dai fax dell’ambasciata americana.

In un cablogramma del 2009 in cui la Kenney discuteva dello stato di salute del presidente Corazon Aquino, la madre dell’attuale presidente, il capo diplomatico degli USA si riferiva a lei come “un’icona della democrazia”, ma in un passaggio successivo la chiamava “solo una icona parziale di moralità”, una apparente denigrazione di quello che la Aquino aveva raggiunto quando condusse la rivolta del People Power che abbatté la dittatura di Ferdinando Marcos nel 1986.

“La credibilità della Signora Aquino come di un crociato della morale è stata sporcata quando è stata vista insieme al già presidente in disgrazia Estrada nei movimenti di protesta contro la presidente Arroyo.” scriveva la Kenney.

L’ambasciatrice si riferiva chiaramente alle scuse che la Aquino fece ad Estrada che fu cacciato in un movimento di protesta di strada contro la corruzione della sua amministrazione, per il suo ruolo nelle manifestazioni e per aver spinto la Arroyo al potere. Aquino in seguito chiese alla Arroyo di dimettersi dalla presidenza. “La sua autorità morale, mentre giungeva in un momento importante per le Filippine, non riuscì mai a compensare per la sua debole stile di autorità” scriveva l’ambasciatrice.

La reazione ai cablogrammi della Kenney è stata furiosa e per molti filippini la critica è giunta al punto da diventare blasfema. Il palazzo presidenziale ha reagito dicendo che si sapeva benissimo che la Kenney era molto vicino alla Arroyo. Infatti in moti cablogrammi la Kenney dimostra di avere un debole per la presidente ed ora parlamentare. La Kenney ha cercato di controllare il danno diplomatico causato dicendo nel suo profilo di Twitter che la gente non dovrebbe credere qualunque cosa che leggono, che lei ammirò la Corazon Aquino e che aveva pianto al suo funerale nel 2009.

In un altro cablogramma del gennaio 2010 la Kenney scriveva dell’attuale presidente Aquino: “Contatti precedenti col Senatore Aquino che spesso accompagnava sua madre la presidente Corazon Aquino, lasciavano l’impressione di un uomo diffidente, modesto che portava avanti la tradizione politica tramandatagli dai suoi genitori senza però foggiare un suo proprio legato.” Continuava poi nel cablogramma dicendo che Aquino “era vago sulle politiche specifiche che avrebbe portato avanti se avesse vinto le elezioni” e non forniva “proposte politiche chiare” su come risolvere il conflitto di Mindanao.

Ovviamente seccato e definitivamente non modesto, Aquino ha detto questa settimana che la Kenney era stata tratta in inganno, che la valutazione della ambasciatrice su di lui era errata, e che Washington dovrebbe migliorare la sua intelligence.

“Per come la vedo io, c’è una persona in campo che rappresenta gli occhi e le orecchie di uno dei nostri più grandi alleati e tuttavia è così facile da fuorviare. Quali sono allora le implicazioni della politica estera? Cosa racconta? Se credono che lei sia la fonte migliore e completa di informazioni, sembra proprio lontano dalla verità” ha detto Aquino alla stampa.

Ma la vicenda Kenney Aquino è solo una parte, un po’ di telenovela che tanti filippini amano vedere alla TV, rispetto ai cablogrammi di Wikileakes che hanno agitato le isole nella settimana scorsa. Molto più significativa delle opinioni di un ambasciatore su di un presidente morto e di suo figlio, erano le rivelazioni sulla corruzione nei regimi precedenti, il conflitto a Mindanao, la cosiddetta “guerra ala terrore”, gli abusi dei diritti umani e i ruoli della polizia e dell’esercito. Tutto questo ha dato alla gente uno sguardo senza precedenti nel coinvolgimento americano, giusto o sbagliato, negli affari interni delle Filippine.

Per esempio, c’è un cablogramma del giugno 2005 in cui il portavoce dell’allora presidente Arroto, Ignacio Bunye, accusava praticamente gli USA di aver avuto una mano nel rilascio pubblico dei nastri controversi di “Hello Garci” in cui una donna, che si diceva l’Arroyo, discuteva di truccare le elezioni del 2004 con il commissario alle elezioni Virgilio Garcillano.

Un rappresentante americano negò questo a Bunye che apparentemente non fu placato e chiese al diplomatico se Washington non fosse per caso arrabbiata poiché le Filippine avevano migliorato le loro relazioni con la Cina. Per quanto possa sembrare grottesco, india la disperazione del regime della Arroyo che stava quasi per essere abbattuto per lo scandalo della manipolazione delle elezioni.

In un altro cablogramma dello stesso mese, i rappresentanti dell’ambasciata americana si incontravano con personaggi chiave degli affari che parlavano chiaramente della corruzione che al tempo stava mangiandosi l’amministrazione Arroyo.

Una particolare figura, Washington Sycip, uno dei fondatori della compagnia SVG e contatto dell’ambasciata da tanto tempo, si scagliò contro Jose Miguel Arroyo, marito della Arroyo, che lui diceva “uno dei più corrotti”. Sycip definiva la corruzione durante il regime di Arroyo come “il peggio, superando persino quella ai tempi di Marcos”, riferendosi al regime violento dell’ultimo Marcos.

La corruzione durante il regime Arroyo, o di ogni altro regime per quello che interessa, è cosa nota ai filippini. Il già presidente Ramos riceveva soldi dal dittatore libico Gheddafi secondo un altro cablogramma. Ma leggere ch i capi dell’industria candidamente ne parlavano con i diplomatici esteri ha fatto sprofondare ancor di più la realtà con il signor Arroyo che negava le accuse di corruzione sollevate nel cablogramma.

Secondo le informazioni e le affermazioni contenute nei cablogrammi, gli USA hanno accresciuto il proprio ruolo nella politica filippina, nella società e nell’economia, offrendo aiuto per migliorare le capacità della polizia e dell’esercito nel campo della lotta contro terrorismo, per migliorare il sistema giudiziario ed eliminare il traffico degli esseri umani e il lavoro infantile.

Mentre esprimevano le preoccupazioni sul peggioramento dei diritti umani speci durante gli anni dell’Arroyo, i rappresentanti americani non si facevano scrupoli a indicare le organizzazioni legali della sinistra come manifestazioni del movimento clandestino armato comunista, cosa che i gruppi dei diritti umani hanno da sempre criticato poiché questo tipo di etichettatura rafforzava chi commetteva i crimini ed indicava negli attivisti il proprio obiettivo.

Alcuni cablogrammi suggeriscono anche che gli USA possano aver avuto un ruolo nella persecuzione di Jose Maria Sison, fondatore del Partito Comunista delle Filippine ora in esilio in Olanda.

In alcuni cablogrammi che parlavano della “guerra al terrorismo”, i funzionari americani danno informazioni che dicono che le truppe americane stazionavano nelle Filippine da quasi un decennio e facevano qualcosa in più del semplice consigliare i propri amici filippini, come invece erano dovute a fare per legge. Per esempio, i cablogrammi mostrano che le truppe USA hanno fornito aiuto operativo quale l’uso di aeroplani senza pilota, preso fotografie e video delle posizioni nemiche.

Certamente molti filippini salutano con piacere questa “interferenza” americana. Alcuni infatti l’hanno cercata, compreso il MILF, il gruppo musulmano separatista più forte nell’isola di Mindanao. In un cablogramma del febbraio 2010, il MILF supplicava gli ufficiali USA di far sì che Washington entrasse con un peso maggiore nella ricerca della pace a Mindanao.

La ragione adottata era che poiché gli USA “sbagliarono nell’includere Mindanao nel territorio filippino quando fu dichiarata l’indipendenza delle Filippine, gli USA devono ai Moro dell’aiuto.”

“Possiamo ancora creare problemi e balcanizzare l’area” dice Michael Mastura, membro del gruppo di pace del MILF, in un incontro ufficiale all’ambasciata USA. “Per favore non lasciateci fare questo”.

di Carlos H Conde

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