Il fiume Kolok sulla mortale frontiera porosa thai con la Malesia

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Il 29 settembre scorso apparve nel fiume Kolok che fa da frontiera tra Malesia e Thailandia il cadavere gravemente pestato di un militante del BRN, gruppo principale dell’insorgenza del Profondo Meridione Thailandese.

Come ha dichiarato il BRN il cadavere ritrovato nel fiume Kolok appartiene al quarantaduenne Zahri Bin Abdullah, conosciuto anche come Yahri Dueloh.

fiume Kolok sulla frontiera thai malese

L’uomo era stato un giovane comandante dell’ala militare del BRN e viveva da alcuni anni in una regione della Malesia al confine con la Thailandia.

“Zahri è stato rapito il 27 settembre ed il suo corpo è stato ritrovato nel fiume due giorni dopo. Un test sul DNA ha confermato che il corpo è quello di Zahri” ha detto nella conferenza stampa Anas Abdulrahman, o Hipni Mareh, che guida la delegazione del BRN ai colloqui di pace con la Thailandia.

Anas Abdulrahman ha denunciato questo atto, che mina la fiducia del BRN e della comunità di Patani nel percorso di pace, come una diretta violazione delle Convenzioni di Ginevra se dovesse essere provato il coinvolgimento dello stato thailandese nel rapimento, nella tortura e nell’omicidio di Zahri Bin Abdullah, conosciuto anche come Yahri Dueloh.

I militari thailandesi, anche se per vie non ufficiali, hanno ovviamente negato il loro coinvolgimento a Benarnews né di sapere quali siano i motivi della sparizione.

Secondo il BRN Zahri era stato rapito da un gruppo di uomini in tre auto nel villaggio di Rantau Panjang nello stato malese del Kelantan vicino alla frontiera malese e poi il suo corpo mostrava i segni di scariche elettriche e di strangolamento e di altri gravi ferite.

“Gli mancavano le sopracciglia come anche una delle sue orecchie. I suoi abiti erano differenti da quelli che indossava quando era stato rapito. L’orologio ritrovato non era il suo. La stessa tessera di identità apparteneva ad un altra persona.”

Zahri era stato interrogato nel 2015 ed era ricercato per aver ucciso un poliziotto e per attacchi incendiari nel 2017 e 2018, mentre sarebbe ritornato in Malesia a settembre dopo essere stato interrogato per alcuni attacchi a Sungai Padi.

Secondo alcune fonti di Benarnews, questo omicidio potrebbe essere causato da chi si oppone al processo di pace in corso che è ripreso quest’anno a Kuala Lumpur dopo la pausa della pandemia.

Il BRN ha detto a Benarnews di perseguire sforzi di pace con impegno totale e di volere “un accordo politico duraturo che sia decoroso e porti ad una pace sostenibile e genuina… Questi rapimenti ed omicidi e gli altri abusi erodono chiaramente la fiducia nel processo di pace”

Inoltre lo stato thai non ha dato nessuna garanzia di sicurezza ed immunità a coloro che si muovono dentro e fuori il paese con il mandato di seguire i colloqui di pace.

“C’è una domanda enorme ora. Come potranno i rappresentanti del BRN procedere in sicurezza con le consultazioni pubbliche se non ci sono chiare garanzie di sicurezza?” ha detto il BRN.

Nel frattempo un altro militante del BRN, Adul Salae, è stato ucciso vicino Songkla dopo che si era rifiutato di arrendersi alle forze di sicurezza thai, come altri prima di lui, forse anche per non subire tutte queste torture.

Traduciamo dal Bangkokpost un pezzo di opinione di un gruppo di attivisti del Meridione Thailandese, The Patani, sul militante Yahree Dueloh, ritrovato morto nel fiume Kolok.

Un mediatore di troppo lungo il fiume Kolok nel meridione thai

Yahree Dueloh lasciò il suo villaggio natio nel distretto di frontiera meridionale di Narathiwat un decennio fa, attraversò il fiume Kolok e si sistemò a Rantau Panjang sul lato malese della frontiera, a poca distanza dal fiume Kolok che segna la frontiera tra i Malesia e Thailandia.

Chi lo conosceva dice che si era stancato delle continue vessazioni delle forze di sicurezza thai che lo sospettavano di essere un membro attivo del BRN, movimento separatista di Patani Malay che controlla tutti i combattenti sul campo. In un comunicato del 18 agosto il BRN ha confermato che Yahree era un suo militante.

Una volta Yahree è stato tenuto in isolamento per 35 giorni secondo la controversa legge dell’Emergenza che permette la detenzione senza rappresentante legale.

Da circa un decennio la moglie di Yahree, Nuraining Deromae, con i due figli hanno attraversato il fiume Kolok per fargli visita, allo stesso modo di tante migliaia di persone che attraversano da una parte all’altra questa frontiera porosa thai-malese ignorando i posti di frontiera ufficiali.

Il 27 settembre scorso Yahree è scomparso da casa sua a Rantau Panjang e due giorni dopo il suo corpo rigonfio fu ritrovato sulle rive del fiume Kolok sul lato thailandese della frontiera. Fu ritrovato in abiti che nessuno riconobbe. Le ferite attorno al collo e sul viso indicavano che poteva essere stato soffocato o strangolato, ha detto la moglie. All’inizio la moglie ebbe dei dubbi che le furono fugati quando vide le ferite alle caviglie di Yahree.

Secondo la signora Nuraining, il marito fu visto nel villaggio Kok Pauh che tornava a casa dal lavoro in moto.

La signora ha sporto denuncia sia in Thailandia che in Malesia e l’autopsia fatta all’ospedale di Sungai Kolok del 10 ottobre cita la causa della morte per annegamento. Il rapporto non fa alcun riferimento alle evidenti ferite sul collo e sul corpo.

Queste vaghe formulazioni dei medici legali thai sono troppo comuni purtroppo.

“Spero che la verità verrà fuori” ha detto la signora Nuraining. “Poiché questo coinvolte sia la Thailandia che la Malesia, mi domando se esiste un meccanismo internazionale che si può invocare per indagare questi casi”.

Arfan Wattana, membro autorevole di The Patani, un gruppo di attività politica che sostiene il diritto alla autodeterminazione per la popolazione a maggioranza malay di questa regione thai, sostiene che è in gioco la reputazione della Malesia perché è il facilitatore designato per i colloqui di pace tra BRN e stato thai.

“La Malesia non si può permettere di ignorare questo caso”.

Questo caso ha anche attratto le ire del BRN che in una sua dichiarazione del 18 ottobre ha detto:

“Il BRN condanna tutti i rapimenti, omicidi, arresti e detenzioni che violano la legge ed i diritti umani come anche la raccolta forzata di campioni di DNA di bambini e giovani della Comunità di Patani … Tutte le forme di estrema persecuzione vissute dai membri del BRN sia a Patani che in Thailandia o in Malesia sono un affronto all’attuale processo di pace”.

I militanti politici della regione dicono che i rapimenti al di là della frontiera non sono cosa nuova e ricordano cinque casi del decennio scorso in cui furono rapiti 5 presunti militati del BRN nascosti nel versante malese. Due riuscirono a scappare alla cattura, due sono in carcere ed uno è stato rilasciato dopo aver scontato la pena.

“Il caso di Yahree deve essere investigato a dovere, non interessa quanto possa essere indifferente la società thai verso la lotta di Patani o quanto a disagio possano trovarsi i rappresentanti dello stato malese e thai” dice Arfan Wattana. “Non si tratta solo di abusi di diritti umani. Questo caso potrebbe coinvolgere rappresentanti di entrambe le parti della frontiera che hanno fatto il rapimento transfrontaliero”.

Un rappresentante dell’intelligence malese ha detto che con ogni probabilità si tratta di loschi rappresentanti thai e malesi che hanno lavorato insieme per rapire presunti membri del BRN anche se i due paesi non hanno un accordo per rapire i propri cittadini all’estero.

La regione delle province più meridionali della Thailandia sono da anni una regione contesa. I movimenti separatisti sii sono formati e dissolti, ma la narrazione secondo cui i combattenti Malay di Patani hanno un obbligo morale a liberare la loro patria storica dallo stato thai continua a catturare i cuori e le menti dei militanti.

Oltre 7300 persone sono state uccise dal gennaio 2004 e non se ne vede la fine. Sono state lanciate iniziative e processi di pace sebbene nessuno si è materializzato in un’azione significativa dal momento che Bangkok non accetterà l’idea di esterni che assistano il BRN nella costruzione di capacità. Ogni contatto con i ribelli deve essere approvato dal governo thai.

Da gennaio 2020 si sono avuti vari negoziati faccia a faccia tra i negoziatori thai e i rappresentanti del BRN, ma le due parti devono ancora andare al di là delle misure di costruzione della fiducia, CBM.

Al momento i punti principali sul tavolo includono la riduzione della violenza, le consultazioni pubbliche e trovare una soluzione politica al conflitto.

Il BRN accetterà un cessate il fuoco solo se il capo negoziatore thai è disponibile a firmare i Principi Generali del Processo del Dialogo di Pace che fissa i termini per i colloqui futuri.

Rispetto alle consultazioni il BRN ha chiesto che sia permesso ai suoi rappresentanti di passare la frontiera thai per parlare con le organizzazioni della società civile locale. I rappresentanti thai rifiutano questa richiesta perché temono che la presenza del BRN galvanizzi il movimento di base. Sulla soluzione politica, nessuno sa cosa significhi in termini reali.

E i combattimenti vanno avanti senza sosta.

Il caso di Yahree potrebbe complicare di più la cooperazione thai malese sul conflitto di Patani.

I due paesi sono già in disaccordo sul canale nascosto di comunicazione tra Thailandia e negoziatori thai organizzato dal Center for Humanitarian Dialogue (HD) svizzero che teoricamente si suppone debba sostenere il percorso principale che è facilitato dal governo malese.

Ma nel caso di Patani il canale nascosto facilitato da HD non solo mina il percorso principale ma lavora a screditare la Malesia perché mostra il governo come un distruttore della pace invece di una delle parti.

I rappresentanti malesi che lavorano sul conflitto dicono di essere preparati ad invitare il governo ad abbandonare del tutto il processo se non si può trovare una soluzione. Non c’è spazio a sufficienza per Malesia e HD in questo processo di pace. Sembra che la Thailandia dovrebbe scegliere.

Asmadee Bueheng The Patani, BangkokPost

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