Fuggire dalla Thailandia, lesa maestà di un monaco buddista

sanam luang 20 settembre
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Quando il monaco buddista ha visto un ordine di comparizione della polizia consegnatagli nel suo tempio poco fuori Bangkok, Phra Panya Seesun capisce subito che è accusato di aver diffamato la potente monarchia e di rischiare una condanna a 15 anni di carcere.

Quello fu l’inizio di un processo doloroso che vede fuggire dalla Thailandia per cercare asilo in un paese straniero in uno scontro raro tra politica e religione nel regno buddista.

fuggire dalla Thailandia
Foto Caleb Quinley

“Provano a mettermi in carcere” dice Panya a VICE News dall’estero. “Se non mi chiudono la bocca ce ne potrebbero essere molti altri dopo di me.”

Da luglio i manifestanti democratici tengono grandi manifestazioni di massa in cui chiedono le dimissioni di Prayuth Chanocha e la riduzione dei poteri della monarchia scritti nella costituzione.

Mentre si suppone che i monaci di questo paese a maggioranza buddista non facciano politica e non partecipino alle elezioni né ci votino, sono di recente diventati una forza potente che si schiera in questa società profondamente polarizzata.

Nel decennio passato il monacato buddista thai è stato anche scosso da vari scandali di corruzione, di droga e di sesso che hanno spinto a chiederne una riforma.

Panya che ha dedicato gli ultimi otto anni di vita al Buddismo crede che i problemi della sua comunità religiosa si sovrappongano alle richieste dei manifestanti democratici.

Al pari degli studenti che scendono in massa per strada si è scocciato e ne parla più diffusamente.

Ad attrarre l’attenzione della polizia furono alcuni suoi post di Facebook in cui affermava che alcuni monaci ascendevano i ranghi religiosi perché erano associati ed erano stati personalmente selezionati dalla monarchia.

Panya criticò i legami tra i reali ed il governo sostenuto dai militari condividendo le informazioni online sulle azioni di Re Vajiralongkorn in Siam Cement, il maggior conglomerato thailandese.

Panya dice di non aver mai usato un linguaggio cattivo verso il re, ma semplicemente provava ad educare i Thailandesi su quello che già si sapeva pubblicamente.

Panya ha anche parlato apertamente sul fatto che Vajiralongkorn ha l’autorità di nominare il Patriarca Supremo, il vertice del clero buddista, Sangha. Il cambiamento fu adottato nel 2017 per mantenere la “lunga tradizione” in cui il re è stato responsabile della scelta del candidato.

Mentre è diminuito l’uso delle leggi di diffamazione dei reali negli ultimi anni, decine di dissidenti antimonarchici sono stati costretti a fuggire dalla Thailandia per paura della loro vita.

A dicembre 2019 due persone che avevano criticato la monarchia in passato furono ritrovate morte nel fiume Mekong con i corpi riempiti di cemento. Altri sono scomparsi tra i quali uno che è scomparso nel nulla alla luce del giorno nella capitale cambogiana Phnom Penh il 4 giugno.

Affamato di potere

Il caso di Panya è insolito. In circostanze normali, i monaci che dissentono sono sgridati dentro il loro tempio, privati dei privilegi oppure puniti verbalmente. Lo scrivente ha visto la convocazione originale della diffamazione reale. Ma quando Panya è andato alla polizia, gli fu detto che le accuse erano state cambiate in violazione dei crimini informatici, un’accusa che i gruppi dei diritti umani dicono è sempre più usata al posto delle leggi della diffamazione reale.

Il risveglio politico di Panya era radicata nella presunta corruzione e nella cattiva gestione finanziaria che ha visto intorno a sé. Diceva che molti templi sono delle trappole per turisti per le donazioni ed i superiori sono incentivati a fare quanti più soldi possibile se vogliono accrescere rispetto e potere nella Sangha.

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Diceva anche che il sostegno finanziario dentro i templi è inconsistente.

Cominciò a vedere il discutibile comportamento etico dei monaci importanti del suo ambito. Vedeva sempre più figure anziane mettere al primo posto i soldi, ossessionati dalla reputazione e diventare affamati di potere.

Era la totale contrapposizione di quello che aveva appreso della dottrina buddista, il dharma, che in condizioni ideali deve funzionare come un “sistema democratico”.

“Se la Sangha vuol fare qualcosa, il Dharma dice che dobbiamo votare su di esso” ha detto Panya.

Ma non l’ha visto farlo nei templi che ai suoi occhi era come il governo dall’alto delle caserme.

Scelse di opporsi ed iniziò ad esprimere il suo sostegno aperto al partito legato ai giovani di Future Forward Party alle ultime elezioni. Il partito prometteva di porre fine all’instabilità e al lungo ciclo di golpe in Thailandia, Ma lo scorso anno, un tribunale dissolse la forza popolare massiccia con una azione che secondo gli analisti alimentò gli inizi del nuovo movimento di protesta.

Panya iniziò a criticare le leggi della Comunità Buddista che secondo lui erano scritte da dittatori. Ha parlato in varie prestigiose università thailandesi e regolarmente faceva conoscere il suo pensiero su Facebook Live

VICE News non è riuscita a verificare in modo indipendente le accuse di Panya, che però riflettono i titoli di tantissimi scandali della Sangha.

I generali Thai che presero il potere nel 2014 e lo mantennero con elezioni controverse lo scorso annosi si mossero per reprimere i comportamenti inadatti dei monaci.

Nel 2018 un monaco ricco finì in prigione per frode. Causò uno scandalo quando un suo video lo mostrava a bordo di un aereo privato con occhiali da sole e valige firmate. Un altro fu accusato di aver violentato un giovane ragazzo. Dei monaci anziani sono stati colti nel riciclare denaro mentre un tempio fu scoperto a trafficare parti di tigri.

Il governo thai non ha risposto ancora a domande sulla presunta corruzioni nel monacato buddista.

I sostenitori accesi della famiglia reale iniziarono a mandargli messaggi d’odio e minacce fisiche.

Molti dei messaggi provenivano dai gruppi realisti molto popolari guidate dalle celebrità thai. Il suo nome si diffondeva rapidamente da pagina a pagina. Panya stima che potrebbero essere migliaia i commenti d’odio diretti contro di lui da pagine differenti.

“I post dicono ‘dobbiamo ricercare questo monaco, dobbiamo prenderlo a calci, togliergli gli abiti religiosi” ricordava Panya dei commenti sui media sociali. “Leggevo commenti del tipo ‘questo è il monaco cattivo che si intrattiene col Future Forward. Ha criticato il nostro amato re. Ha passato il segno e non possiamo accettarlo”.

Fuggì alle intimidazioni, alle minacce di morte e alla violenza potenziale restando nelle Filippine dal dicembre 2019 a maggio scorso. Tornò in Thailandia credendo che il peggio fosse finito ma è fuggito di nuovo quando sentì che la rabbia aveva raggiunto nuovi livelli e la minaccia del carcere.

Non diremo dove si trova ora per paura della sua incolumità.

“Riuscivo a sentire la loro rabbia, la rabbia per aver criticato il re”

Monaci democratici

In Thailandia non è ancora cosa comune che un monaco sia impegnato nella politica.

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Secondo il consiglio supremo della Sangha i monaci non possono in nessun caso partecipare alla politica. La costituzione vieta a quasi tutti i 300 mila monaci di votare. Ma ci sono state eccezioni dove i monaci si sono battuti. Nel 2017 la polizia entrò in uno dei templi più grandi del paese affermando che l’abate accumulava denaro ed aveva legami stretti con l’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, una fonte di influenza politica. Migliaia di monaci vennero in aiuto dell’abate in uno scontro senza precedenti. L’abate è ancora uccel di bosco.

sgomberi buddismo

Ma Panya non è più solo nel dire che la comunità buddista thai si è persa per strada. Se n sono viste decine nelle strade durante le ultime proteste a chiedere il cambiamento, sebbene il numero sia ancora esiguo in un paese dove resta vietato il loro impegno politico. Secondo un articolo della Reuters il corpo di governo budddista ha detto ai propri monaci di non partecipare più alle proteste e di non esprimere opinioni politiche.

Chi ha ignorato questo disappunto è conscio dei rischi ma crede che la causa merita il rischio che si corre.

“Non dovremmo dare interviste o parlare di politica ma vogliamo che gli studenti raggiungano il loro obiettivo. La democrazia è una buona cosa” ha detto un monaco di mezza età a VICE News in una manifestazione dell’otto novembre.

Un altro monaco nella stessa manifestazione ha detto che si tratta di proteggere i diritti umani.

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foto: Caleb Quinley

“Protestare per i diritti è una cosa umana. Non è solo dei monaci. Sia che domandiamo giustizia nella nostra o in altre comunità, vogliamo che ci sia giustizia nella nostra comunità. Da monaci abbiamo giustizia e morali. Ma qui questo governo non agisce con giustizia verso i manifestanti. Arrestano chi viene alle proteste. Non c’è giustizia, né democrazia”

Secondo Prakirati Satasut della Thammasat University, i monaci protestano per varie ragioni. Il sentimento antigovernativo tra loro cresce sin dal golpe del 2014. Ma altri come Panya lottano per maggiori libertà dentro la loro comunità.

“Questi giovani monaci sentono di non poter far sentire le loro idee. Non amano il modo di trattare la Sangha da parte del governo. Se fanno sentire la loro opinione, saranno definiti politici. Non piace loro di non poter parlare, vogliono poter determinare la propria vita, la loro fortuna ma è proibito loro dalla costituzione”.

Secondo i libri antichi, aggiunge Prakirati Satasut, i monaci hanno storicamente sfidato le strutture di potere thai, persino la monarchia e che la regola secondo cui i monaci non possono partecipare alla politica è una cosa moderna.

Panya non pensa di tornare in Thailandia per il momento.

“Ho visto così tanti scomparire. Alcuni rapiti, altri uccisi” dice ed ha chiesto lo stato di asilo all’agenzia ONU dei rifugiati dove la sua richiesta pende.

La sua situazione è incerta e ciò gli causa molto stress. I soldi finiscono e passa tutto il tempo in una casa di una città straniera perché ha troppa paura che la polizia lo scopra e lo deporti per essere rimasto oltre il suo visto.

“Sono bloccato, non posso andare da nessuna parte. Voglio dire questo che voglio aiuto, voglio andarmene da qui che non è sicuro per me. Non posso tornare in Thailandia perché è troppo pericolosa per me”

Caleb Quinley, VICENews