La generazione Z birmana nelle strade contro il generale golpista

Min Aung Hlaing hanno incontrato il pane adatto ai loro denti o qualcosa di più forte nella galvanizzata Generazione Z del Myanmar

Diventa sempre più chiaro che il comandante dei militari del Myanmar Generale Min Aung Hlaing non previde che il suo golpe e la sospensione della democrazia avrebbero acceso una tale furia giovane giovanile.

Le proteste di strada guidate dalla Generazione Z che si diffondono in tutto il paese hanno fatto vedere di quanto i generali siano lontani dalla modernità.

generazione z contro golpe birmano
Photo: AFP/Sai Aung Main

Nel suo primo discorso televisivo del 8 febbraio mentre il paese era percorso da grandi manifestazioni, il generale è apparso teso e tutt’altro che sicuro di sé.

Queste manifestazioni sono estremamente differenti da quelle del 1988, quando le truppe riuscirono a sopprimere la sollevazione popolare con le raffiche di fucili automatici sulle folle di dimostranti disarmati. E sono differenti anche dalla rivoluzione arancione guidata dai monaci buddisti nel 2007, quando i militari usarono la stessa repressione sanguinosa contro un simile movimento popolare.

I giovani della generazione Z sono spesso descritti come nativi digitali, noti per la loro conoscenza dei media sociali e di internet. Non solo riescono ad aggirare il blocco delle notizie imposto dal governo, ma riescono ad organizzare movimenti di massa con l’aiuto di militanti democratici di Hong Kong e Thailandia con i quali dialogano giornalmente.

Lunedì saranno passate due settimane da quando i militari hanno scacciato il governo democraticamente eletto del paese, e proprio per i saggi militanti tra cui moltissimi sono donne, le proteste pubbliche contro il golpe non si sono affievolite nonostante le minacce e i divieti militari.

Anzi si rafforzano di gente in oltre 200 dei 330 distretti cittadini di Myanmar che rigettano ciò che vedono come affermazioni senza prova e inventate di frode nelle elezioni di novembre scorso, quando il partito NLD vinse alla grande.

Questa vittoria gli ha dato il diritto a formare un secondo governo che sarebbe stato al potere per altri cinque anni.

Per questi giovani non si tratta solo del NLD e del suo leader e Consigliere di stato ora in detenzione Aung San Suu Kyi, ma anche di come il golpe li priverà della libertà di espressione di cui godevano da quando il paese si era aperto al mondo esterno nel 2012.

Ora i militari vogliono introdurre una nuova legge di sicurezza informatica draconiana che reintroduce la censura e costringere le piattaforme dei media a condividere informazioni private dei loro utenti quando richieste dalle autorità.

Usando un insieme di SIM card differenti e di reti VPN, la generazione Z e gli attivisti sono riusciti finora ad aggirare i tentativi dei militari di chiudere reti sociali e a limitare l’accesso agli altri.

Quei canali ancora accessibili hanno diffuso e denunciato la brutalità della polizia, come nel caso di ufficiali di polizia che, dopo aver fatto fuoco sui manifestanti, sono stati individuati e deplorati con foto delle loro azioni.

Anche gli arresti di militanti nel cuore della notte sono stati registrati e postati sui media sociali, come nel caso di un grosso gruppo di criminali prezzolati discesi da un camion armati di mazze di ferro e filmati attraverso il parabrezza di un’auto.

Hanno fatto il giro del web le immagini di proteste fatte sulle barche di legno sul lago Inlay nello stato Shan, allo stesso modo di una carovana di motociclette nella cittadina del nord di Namkham sulla frontiera cinese. Sono diventati virali i video dei poliziotti che si uniscono alle manifestazioni democratiche a Loikaw, Stato Kayah e Magwe.

La generazione Z è stata almeno ricca di immaginazione. Quando i militari hanno imposto il divieto di radunarsi in gruppi non superiori a cinque persone, per le strade di una città le persone si sedettero in cerchi di cinque persone a poca distanza l’un dall’altro, riempendo le strade di manifestanti della città.

Giovani manifestanti si sono travestiti da fantasmi portando manifesti che dicevano “i militari fanno più paura di noi”, oppure sfoggiavano tutti i costumi coloranti come inn un concorso di bellezza per prendere in giro i generali al potere.

Vicino Mandalay, qualcuno dei manifestanti più anziani, ispirato dai più giovani, si è vestito con fantasiosi vestiti religiosi prebuddisti e si sono incontrati per una cerimonia religiosa che ricorda quelle del festival degli spiriti, il leggendario natpwe, vicino la città di Taungbyon.

I medium hanno chiesto ai dei in cielo di aiutarli a liberarsi di Min Aung Hlaing e degli altri golpisti e poi hanno fatto un incantesimo su di loro.

Su un piano più terreno, i lavoratori degli ospedali e cliniche hanno scioperato senza però lasciare soffrire la gente, rifugiandosi nei monasteri dove curano i loro pazienti.

Gli operai delle fabbriche e delle miniere si sono uniti al movimento di disobbedienza civile, CDM.

Ma non tutto è stato così gioioso. La polizia ha sparato una ragazza di 19 anni in testa a Naypyidaw il 9 febbraio (che è rimasta per ore in coma e poi è morta, NdT)

Ci sono anche filmati di manifestazioni con manifestanti arrabbiati che lanciano pietre con le macchine della polizia e che respingono le linee della sicurezza ed i cannoni ad acqua a Mandalay. La presenza di questi cannoni ha dato alla generazione Z ed altri un obiettivo fisico, se non geopolitico delle loro proteste.

I veicoli delle forze di sicurezza, completi di telecamere e ugelli multipli, sono giunti dalla Cina e sono dello stesso tipo di quelli usati ad Hong Kong contro i manifestanti democratici.

Sin da quando si sono riversati per strada si sono tenute manifestazioni fuori dell’ambasciata cinese di Yangon dove si trovano ancora tutte le missioni diplomatiche.

In molti temono che sia imminente una reazione più violenta di quelle dei cannoni ad acqua e dei proiettili di gomma. Il 12 febbraio Min Aung Hlaing annunciava il rilascio di oltre 20 mila prigionieri condannati prima del 31 gennaio dai carceri di tutto il paese.

Non è chiaro se i militari vogliano impiegarli per attaccare e sopprimere le proteste creando caos, ma ciò fu quello che accadde nelle manifestazioni del 1988. E’ anche chiaro che le autorità prendono di mira quelli che considerano i capi delle proteste.

Gli arresti sembrano mirati non solo ai parlamentari eletti e politici del NLD come Suu Kyi e il presidente deposto Win Myint e i membri della commissione elettorale del paese, ma anche a chi i militari considerano i maestri del saggio uso della rete dei giovani.

Tra i più conosciuti i militari hanno provato ad arrestare Zaw Thurein Tun, presidente dell’associazione dei professionisti informatici di Sagaing, il quale però è riuscito a scappare all’arresto con l’aiuto di familiari ed amici.

Secondo l’Associazione di Assistenza per i Prigionieri Politici, sarebbero 200 i giovani arrestati.

Finora a sopprimere le proteste sono state inviate solo unità di polizia dalla nuova giunta. Ma se dovessero fallire, non si può escludere la forza letale dei militari. Se ciò dovesse accadere non sarà la stessa cosa del 1988 e 2007.

Nel 1988 furono soli pochi fotografi a testimoniare la carneficina e le loro pellicole dovevano essere portate fuori in Thailandia per essere pubblicate. Internet esisteva in Myanmar nel 2007 e qualche materiale uscì nel mondo esterno, limitato per un oscuramento dei media.

Questa volta comunque qualunque bagno di sangue e sparatoria contro le folle democratiche saranno documentati meticolosamente e diffuse velocemente nel mondo.

Min Aung Hlaing hanno incontrato il pane adatto ai loro denti o qualcosa di più forte nella galvanizzata Generazione Z del Myanmar.

BERTIL LINTNER, Asiatimes

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