Governo di Anwar Ibrahim in Malesia dopo le elezioni di novembre

Le ultime incerte elezioni federali malesi hanno portato finalmente al governo di Anwar Ibrahim, il capo storico dell’opposizione democratica, il quale è stato indicato dal Re Malese Sultan Abdullah Sultan Ahmad Shah.

Anwar Ibrahim ha giurato come il decimo premier malese dall’indipendenza del 1963, dopo una vita politica tormentata che gli ha fatto vedere il carcere per ben due volte con accuse pretestuose.

governo di anwar ibrahim
Foto di @anwaribrahim

La coalizione di Pakatan Harapan di Anwar Ibrahim ha vinto alle ultime elezioni 83 seggi su 222 superando la coalizione di destra del Pakatan Nasional di Muhyiddin Hussein, che ne ha presi 72, e la coalizione del BN che ha perso definitivamente conquistando solo 30 seggi. Altri partiti del Borneo Orientale e partiti minori hanno preso una decina di seggi parlamentari.

Uno dei grandi sconfitti a queste elezioni è stato Mohammad Mahathir che è stato sconfitto nella sua circoscrizione di Langkawi, la prima sconfitta in mezzo secolo di storia, dopo essere ritornato nel partito UMNO.

La base elettorale malese che ha abbandonato il BN e l’UMNO ha invece spinto verso l’alto il partito islamico PAS, un tempo alleato di Anwar Ibrahim, che è il partito più grande in parlamento. Ha conquistato 49 seggi contro i 18 seggi vinti nelle scorse elezioni del 2018 con una piattaforma basata sull’identità malay ed Islam radicale, oltre alla volontà di sfuggire alla corruzione presente nel BN.

La coalizione del Pakatan Harapan invece è una coalizione di partiti multirazziali che include il Partito della Giustizia del Popolo PKR, il partito DAP a maggioranza di malesi di origine cinese ed un piccolo partito malay moderato AMANAH.

Si ricorda qui che ci sono tre grandi etnie in Malesia che seguono tre religioni differenti. Mentre l’etnia maggioritaria è la Malay che è musulmana, ci sono anche le etnie cinesi tra cui predominano le fedi cristiane e le etnie indiane in cui predomina l’Induismo.

Nella storia malese i vari governi dell’UMNO e BN hanno sempre cercato di tenere stretta l’identificazione tra l’etnia di appartenenza, la religione ed il partito a cui votare e mantenere così una supremazia malay, Ketuanan Melayu, e dei partiti collegati, contro le altre etnie e partiti politici che le rappresentavano. Questa identificazione ha cominciato a vacillare quando è scoppiato lo scandalo 1MDB che ha portato in carcere l’ex premier Najib Razak ed ha spaccato la coalizione del BN e il partito malay per eccellenza UMNO.

Uno degli strumenti della supremazia malay è stato sempre sia la leva economica e della gestione del potere, sia la leva della minaccia all’Islam e ai Malay, strumenti anche questa volta agitati.

Mancando una chiara maggioranza parlamentare, l’incaricato Anwar Ibrahim è riuscito a trovare la coalizione possibile di unità nazionale stringendo un’alleanza con i nemici storici del BN e tirando nel governo anche i partiti di Sabah e Sarawak del Borneo Malese.

La coalizione del PN in cui il partito maggiore è il partito islamico PAS, che amministra alcuni stati malesi del nord, ha rigettato l’offerta di Anwar Ibrahim di entrare nel governo di unità nazionale.

Durante la campagna elettorale Anwar ha sostenuto che se sarà eletto cercherà di “rafforzare il governo e la lotta alla corruzione e di liberare il paese dal razzismo e la bigotteria religiosa.”

Dopo il giuramento Anwar ha promesso di essere il premier di tutti i malesi e che nessun malese sarà lasciato indietro indipendentemente dalla religione o dalla sua razza né saranno ignorati in alcun modo. “Nessuno deve essere marginalizzato durante la mia amministrazione… Il governo deve rappresentare tutte le razze e tutte le regioni. Questo significa essere inclusivo in tutti gli aspetti”.

“La nomina di Anwar è giunta dopo che le elezioni generali avevano consegnato un parlamento bloccato e dopo cinque giorni di negoziati in cui la coalizione del Pakatan Harapan (PH) vedeva nel blocco del Perikatan Nasional (PN) il sostegno per fare il governo. Alla fine la decisione è giunta al re Sultan Abdullah Sultan Ahmad Shah che ha dato ad Anwar il mandato di unificare un paese polarizzato dopo un periodo di instabilità politica che ha visto tre premier in 4 anni.” scrive Sebastian Strangio su The Diplomat che ricorda le parole del Re Malese:

“Il fatto è che non si può far pesare sulla gente il turbinio politico che non ha fine in un momento in cui il paese ha bisogno di un governo stabile capace di far rifiorire il panorama economico e lo sviluppo del paese” dice la dichiarazione del Re che ricorda a tutti i partiti che i vincitori non vincono tutto e chi perde non perde tutto.

La polarizzazione di cui parla il sultano malese è enorme dopo una accesa campagna elettorale e dopo quattro anni di governo con 3 differenti premier che hanno acceso le più forti divisioni nelle compagini politiche di BN e PN.

Si ricorda dopo le elezioni del 2018 vinse una coalizione formatasi con le alleanze del PH di Anwar Ibrahim con l’ex premier Mahathir e trasfughi del BR, tra cui Muhyddin un uomo fidato di Mahathir. Il premier nominato fu Mahathir che fece uscire dal carcere Anwar Ibrahim, ma che fu poi tradito dal suo braccio destro Muhyddin che divenne così il suo successore.

Il destino di Muhyddin fu poi di essere stato costretto a dimettersi dai suoi alleati di allora del BN che mandarono al governo, Ismail Sabri Jakoob, grazie anche ad un accordo con l’opposizione sui temi economici e la lotta al Coronavirus.

E’ probabile che le ruggini politiche abbiano avuto il loro peso nel non permettere la nascita di una alleanza PN con BN che avrebbe portato la Malesia verso una deriva islamica e di destra in cui il PAS avrebbe avuto un peso enorme.

Scrive sul PAS The Diplomat:

“… il PAS sostiene l’introduzione della legge della Sharia, porta avanti una nozione di identità islamica che è strettamente malay ed islamica, ed è molto sospettosa delle minoranze cinesi ed indiane. Prima delle elezioni un gruppo che monitorava i media sociali CIJ di Kuala Lumpur ha identificato nei capi del PAS, tra cui il suo presidente Abdul Hadi Awang, i principali amplificatori di narrazioni “divisive, razziste, intolleranti e basate sull’odio” nella campagna elettorale”.

I capi del PAS hanno provato ad inculcare la paura tra gli elettori musulmani con frasi del tipo “andrete al diavolo se votate Pakatan Harapan e Barisan Nasional”, come anche ad incitarli contro i “nemici dell’Islam” e a lottare contro i cinesi del DAP e agli indiani, usando contenuti reminiscenti degli scontri razziali anticinesi del 13 maggio 1969 a Kuala Lumpur che portarono poi alla nascita di Singapore come stato sovrano.

“Questi contenuti che usano gli incidenti del 13 maggio creano paura, polarizzano una società già divisa lungo linee razziali e religiose, e a volte incitano la violenza aperta mentre fanno leva sulle profonde tensioni sociali” scrive CIJ di Kuala Lumpur.

In questo clima di tensione e di odio, Anwar Ibrahim sembra avere una coalizione numericamente solida, rafforzata molto dagli inviti del sultano a cui hanno dato esecuzione i partiti del Borneo.

Il primo passo di Anwar è di chiedere il voto di fiducia il 19 dicembre prossimo e mettersi così alle spalle l’istanza di legittimità che Muhyddin gli rinfaccia.

Mentre si spera che questa legittimità Anwar Ibrahim la mantenga nel tempo e che possa portare il paese lontano da una deriva islamica, va notato che il crollo dei partiti malay del BN e UMNO hanno più a che fare con la forte corruzione dei suoi governi che con il rigetto della politica di supremazia malay, Ketuanan Melayu, che è presente sia negli schieramenti di opposizione che di governo e che forze si è anche rafforzata.

Scrive l’analista Eileen Ng per spiegare il forte successo elettorale del PAS nei quattro stati della Malesia settentrionale:

“Molti etnici malay delle campagne temono di poter perdere i privilegi che avevano con un maggior pluralismo sotto Anwar. Stanchi della corruzione e delle lotte intestine nel UMNO, molti hanno optato per il blocco di Muhyddin.”

Dice l’analista Bridget Welsh del governo di Anwar Ibrahim:

“Dovrà fare compromessi con altri attori nel governo con un processo di riforma che sarà più inclusivo. Anwar è un globalista che rassicura gli investitori internazionali. E’ visto come un costruttore di ponti tra le comunità e questo sarà il test della sua guida politica per andare avanti, ma allo stesso tempo offre una mano rassicurante per le sfide che la Malesia incontrerà”.