Haji Sulong, la voce riverita dell’identità malay musulmana

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La sera del 14 agosto 2015, la famiglia del compianto Haji Sulong, la voce riverita dell’identità malay e del nazionalismo musulmano malay, ha creato un evento pubblico per commemorarne il 61° anniversario della sua scomparsa irrisolta.

haji sulong

Gli sforzi di Haji Sulong per proteggere i diritti, riconoscere l’identità culturale unica e dare voce alle forti vicissitudini della popolazione di minoranza musulmana malay delle province di frontiera meridionale della Thailandia hanno garantito il suo status di icona nel contesto del conflitto civile che ha afferrato il profondo meridione per un secolo.

Dopo aver studiato ed insegnato a La Mecca, Haji Sulong (1895-1954) tornò a Pattani nel 1927. Aprì una scuola islamica, pondok, divenne il primo presidente del Consiglio Islamico Provinciale di Pattani, ed emerse come un grande promotore di un movimento non violento he chiedeva l’autonomia Malay musulmana e il riconoscimento e rispetto delle identità locali. Fu l’autore di una petizione in sette punti delle richieste Malay Musulmane presentata ad una commissione di inchiesta creata al governo centrale per indagare sulle condizioni della popolazione locale in un momento di crescente nazionalismo e resistenza all’autorità del governo centrale nella Thailandia meridionale.

La petizione chiedeva l’autonomia, maggiori diritti culturali e linguistici e l’applicazione di certi elementi della legge islamica nella Thailandia meridionale, richieste che restano per lo più immutate tra le questioni chiave della comunità musulmana malay anche oggi.

La campagna per la petizione portò all’arresto di Haji Sulong nel gennaio 1948. Dopo il rilascio nel 1952, gli fu ordinato di abbandonare la sua militanza pubblica ed assoggettarlo al controllo di polizia.

Nel 1954, le autorità ordinarono a Haji Sulong, al suo figlio più grande Ahmad Tohmeenaed altri vicini a loro di presentarsi alla stazione di polizia di Songkla. Scomparvero durante il viaggio e non furono più visti né se ne seppe più nulla.

Nei sessantanni dopo la loro scomparsa, nessuno si è mai assunto la responsabilità, né si è portato qualcuno di fronte alla giustizia in connessione col caso. La sua scomparsa accese la tensione politica e sociale dentro la comunità malay musulmana, alimentando il maggior risentimento verso il governo thai. Portò una maggior durezza contro la famiglia di Sulong per mano dello stato. L’episodio e la sua amara eredità restano una delle cause fondamentali delle lamentele Malay Musulmane e del conflitto protratto nel meridione thailandese.

Mentre per anni l’anniversario della scomparsa di Haji Sulong è stata segnata in silenzio dalla comunità malay musulmana, un clima persistente di violenza, paura ed insicurezza ha scoraggiato eventi pubblici di commemorazione. Questo cambiò nel 2014 quando la famiglia di Haji Sulong indisse il primo evento pubblico in assoluto che a sua volta inspirò la fiducia a tenere un secondo evento nel 2015 con una partecipazione pubblica maggiore.

L’evento si è tenuto di fronte la casa di Haji Sulong ed il programma della sera ha previsto letture di poeti noti, una discussione ed una esibizione di arte che dava un tributo alla vita i Sulong. Hanno partecipato all’evento oltre 400 persone compreso capi della società civile, rappresentanti del governo e membri della comunità internazionale.

Nella discussione si è discusso in modo normale delle questioni dell’identità malay musulmana, mentre si sono descritti le questioni storiche che restano le stesse di quelle espresse da Haji Sulong oltre 60 anni fa e la prospettiva di una sistemazione pacifica del conflitto meridionale.

Tra il gruppo che ha discusso dell’identità malay musulmana era presente il figlio del migliore amico di Haji Sulong, Chaen Suebsaeng, un capo buddista della comunità cinese locale, sottolineando l’impegno di Sulong ad una società multiculturale ed inclusiva nella Thailandia meridionale.

Per tanti anno gli sforzi di chi si è ispirato ad Haji Sulong per una soluzione politica pacifica del conflitto hanno avuto pochi successi, mentre la violenza cresceva in assenza di alternative pacifiche. Sin dalla ripresa del conflitto nel 2004, la violenza si è presa 6400 vite e ne ha ferite altre 11500. Negli ultimi anni, i passi fatti dalle agenzie del governo centrale per riconoscere e affrontare le vicissitudini malay musulmane ed un processo di pace del 2013 di breve vita, hanno offerto lampi di speranza in alternativa alla violenza. Gesti significativi da parte del governo centrale includono una allocazione di risorse per restaurare la residenza di Haji Sulong, un riconoscimento importante della sua statura e del significato per la comunità musulmana.

Il noto poeta Zakariya Amataya, nato a Narathiwat e vincitore dl premio del 2010 del Southeast Asian Write Award ha scritto e recitato un poema, tributo a Haji Sulong.

L’ultima stanza cattura la statura di questa figura iconica, lo spirito di commemorazione per l’evento a cui hanno contribuito tanti partner tra i quali The Asia Foundation, e la speranza che i futuri sforzi di pace possano essere guidati dai valori che ispirarono questo eroe martire della comunità malay musulmana.

Hadee Hamidong and Julian Juarez,

This is the house that built faith
That lights the lamp to illuminate learning
His obscurity must come to an end
Illuminated wisdom, thought
Will lead them from the dark,
Though he who built the house has forever departed into timelessness

(Poem translated by Noah Viernes)

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