AUNG SAN SUU KYI, Icona della democrazia birmana e della non violenza

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La liberazione di Aung San Suu Kyi, icona della democrazia e della nonviolenza apre un nuovo scenario nella lotta per la democrazia in Birmania.

Nuove speranze e nuove aspirazioni si profilano all’orizzonte, in uno scenario politico cambiato dopo le elezioni farsa de 8 novembre 2010. Dai discorsi cauti che l’icona della democrazia birmana ha fatto, si evince la stessa determinazione e volontà della lotta per la democrazia di sempre con i metodi della non violenza.

Cosa farà il regime di fronte al ramoscello di olivo che la Aung San Suu Kyi sembra offrire ai vecchi governanti birmani che si apprestano a vestire ora gli abiti civili? Come si porranno le istituzioni internazionali, l’ASEAN in primo luogo? Di seguito un editoriale dell’IRRAWADDY già apparso sul Guardian inglese.

AUNG SAN SUU KYI, Icona della democrazia e della non violenza

Finalmente libera Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e leader della democrazia in Birmania. Il suo rilascio certamente accenderà speranze ed aspettative, perché non è solo il leader del proprio partito, ma è anche considerata come leader di tutta la nazione.

Durante la sua assenza a causa della prigionia, critici interni ed esteri hanno messo in dubbio la sua popolarità e la sua importanza insinuando che non rappresentasse più la maggioranza dei birmani. Si sbagliavano. L’ambasciatore britannico, Andrew Heyn, risponde: «In quanto alla sua importanza, tutto quanto indica che il regime ha ancora paura che lei sia importante.» Gli oppressi in Birmania non l’hanno dimenticata.

Sin dalle prime informazioni del suo possibile rilascio, cittadini di Yangon, altri birmani compreso giovani che non hanno mai potuto vederla di persona si sono recati bravamente alla sede del suo partito a mostrare il loro sostegno muovendosi poi verso la casa sulla riva del lago, cantando in attesa del rilascio nonostante la presenza della polizia e delle truppe.

La domanda è ora come affronterà le sfide e il nuovo panorama politico nella sua nazione.

Le sfide a cui andrà incontro saranno molto diverse da quelle incontrate durante i suoi arresti precedenti, nel luglio 2005 e maggio 2002. Il regime ha appena tenuto le elezioni generali e manipolato i voti reclamando una vittoria con un improbabile 80% dei voti. Formerà un nuovo governo e riunirà il parlamento. Ma Aung San Suu Kyi non vi siederà. Così forse i generali credono di averla davvero messa da parte. Questo calcolo potrebbe essere errato.

I cupi generali birmani hanno assunto un rischio nel liberare il leader democratico così fortemente popolare, ma potrebbero aver pensato, essendo in pieno controllo della situazione in Birmania e avendo assicurato il proprio ruolo nella politica futura, che la sua liberazione è un rischio da correre. Comunque Aung San Suu Kyi potrebbe risultare essere la spina nel loro fianco.

Nonostante i suoi valori e i suoi punti di vista, non mancano gli amici del governo birmano. L’ASEAN ha dichiarato che le elezioni erano «un passo significativo in avanti». Il presidente vietnamita di turno dell’ASEAN, secondo un’agenzia dei media vietnamiti, ha dichiarato che «L’ASEAN incoraggia la Birmania a continuare ad accellerare il processo di riconciliazione nazionale e la democratizzazione per la stabilità e lo sviluppo nella nazione.» La Cina ha offerto invce il pieno sostegno alle elezioni.

La lotta non violenta di Aung San Suu Kyi ha conquistato tanti amici e ammiratori attorno al mondo e rimane un’icona della lotta democratica in Birmania. Sta chiedendo a chi la ha incarcerata un dialogo politico significativo, ma gli scorsi incontri con i leader del regime non hanno prodotto nulla. Invece è stata incarcerata e scarcerata.

Si crede che continuerà a chiedere un dialogo politico, che chiederà ancora al regime di liberare i detenuti politici che rimangono ancora dietro le sbarre.

Ancora di più grande importanza, giocherà un ruolo notevole nel riconciliare e restaurare l’unità delle varie etnie. Davvero, prima del suo rilascio Aung San Suu Kyi era interessata alla seconda conferenza Panglong, tra le varie etnie in Birmania. La prima, presieduta da suo padre, fu tenuta nel 1947, un anno prima che la nazione conquistasse l’indipendenza dalla Gran Bretagna, ed in essa i vari gruppi etnici decisero di creare un fronte unito per l’indipendenza. Dal momento che Aung San Suu Kyi può conquistare la fiducia delle nazionalità etniche divise, la seconda conferenza ha la stessa importanza della prima e la grande questione è se il regime permetterà che avvenga.

L’icona della democrazia vuole trovare un modo per sollevare le sanzioni economiche internazionali e favorisce gli aiuti umanitari in Birmania e lungo i suoi confini. Il grande problema è la reazione del regime al suo ramoscello di olivo.

I suoi sostenitori e i membri del partito hanno anche espresso seria preoccupazione per la sua sicurezza. Sanno che il regime le rimarrà ostile anche se l’hanno liberata non per un gesto di buona volontà da parte dei generali che hanno fabbricato il falso per tenerla in reclusione.

Quello che i suoi sostenitori non vogliono è che lei diventi la Benazir Bhutto della Birmania.

BIRMANIA: Aung San Suu Kyi è libera

La popolarità dell’icona della democrazia in Birmania, Aung San Suu Kyi sembra crescere nel dopo elezioni generali truffa in Birmania, e dopo la sua liberazione dagli arresti domiciliari dopo 15 anni e 20 giorni di detenzione in un periodo di 21 anni e quattro mesi. (The Irrawaddy)

Quando è apparsa sul muro del recinto almeno 3000 sostenitori erano giunti presso la sua casa lungo il lago per poterla guardare. E’ stato un alto momento simbolico per la storia della Birmania.

I membri del suo partito, la lega nazionale della democrazia (NLD) e i giornalisti giunti per vederla dicono che sempre più persone si stanno dirigendo verso la casa del Premio Nobel per la Pace, man mano che si diffondeva la voce della sua liberazione. Il numero dei sostenitori questa volta era anche più numeroso di quello delle sue precedenti liberazioni nel 1995 e nel 2002.

“Ero lì quando fu rilasciata nel maggio del 2002” dice Yar Zar, un militante del NLD. “Allora non era così grande il numero dei sostenitori venuti a vederla. Oggi non ci sono solo i militanti della Lega  ma anche molta altra gente.”

Suu Kyi che ha sessantacinque anni è stata rilasciata alle 5 di pomeriggio, orario birmano, di sabato mentre migliaia di sostenitori aspettavano di fronte alla casa. Gli osservatori capiscono che sta per essere rilasciata quando tre auto entrano nel suo giardino e la polizia comincia a togliere il filo spinato attorno al giardino stesso. Poi la segreteria dell’NLD entra nella casa. La folla si dirige quindi verso i muri del giardino in attesa del loro leader.

“Attendo da sette anni questo momento. Sono tanto felice di vederla libera. Per me è come una madre. E’ la nostra madre.” dice un sostenitore.
L’ultimo periodo di detenzione iniziò dopo che il convoglio che la portava in giro per la Birmania fu assaltato dalle milizie paramilitari del USDA (diventato USDA, il partito uscito vincitore dalle elezioni farsa) e la Suu Kyi fu arrestata

Al suo rilascio la Suu Kyi ha pronunciato il suo primo discorso ringraziando la folla accorsa a salutarla. “Dobbiamo lavorare insieme per conseguire i nostri obbiettivi. Non ci siamo potuti incontrare per così tanto tempo e c’è tanto di cui dobbiamo parlare. Ci vediamo domani a mezzogiorno alla sede del partito.”

Fonti interne a NLD dicono che si incontrerà subito con i leader del partito e con la diplomazia estera a casa sua e che Suu Kyi si recherà a fare visita ad un altro dirigente del partito la cui moglie è morta qualche giorno fa.
Nel frattempo la folla è rimasta davanti la casa del Premio Nobel.

“E’ lei la leader del popolo birmano. La nostra leader. Sono contento che sia stata rilasciata questo pomeriggio” dichiara Khin Maung Swe, leader della frazione dissidente del NLD che si è presentato alle elezioni farsa.
Il giorno prima la televisione di stato annuncia la vittoria delle elzioni del 7 novembre da parte del USDP.

Anche i rappresentanti dei gruppi armati delle etnie in Birmania hanno salutato la liberazione di San Suu Kyi e si auguravano che lei possa giocare un ruolo significativo per i diritti delle minoranze birmane.
Ironicamente anche fonti militari hanno salutato la liberazione del Premio Nobel.

A livello internazionale solo la Cina non si è ancora espressa sulla liberazione della Suu Kyi, mentre Obama, dal Giappone, ha definito la Suu Kyi un suo eroe ed ha richiesto la liberazione di tutti i prigionieri politici birmani a cui è stata negata la possibilità di partecipare al processo elettorale che avrebbe potuto cambiare la nazione, se le elezioni fossero state giuste e libere.

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