Il costo del turismo di massa per Hoi An

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Le affascinanti case di legno di Hoi An hanno permesso a questa città commerciale vietnamita del XV secolo di diventare patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO e di essere spesso inserita nelle liste delle cose da visitare in Asia, oggetto di adorazione ogni anno di milioni di persone che si infilano per le viuzze strette e che salgono sulle imbarcazioni per turisti che scivolano lungo le sue vie d’acqua.

Crescono però le voci contro una presenza turistica eccessiva in una città che ha una popolazione di soli 120mila persone ed è sommersa da oltre 4 milioni di turisti l’anno, dove gli artigiani veri sono messi da parte dalle grande aziende dei ricordini e dai gruppi turistici.

hoi an barche a cesto
foto Tom Fawthorp

Nel 2023 il Vietnam ha ricevuto 12,6 milioni di turisti e il settore varrà questo anno il 6,4% del PIL del paese.

A poca distanza si trova l’isola di Cu Lao Cham che cerca di imparare dai rischi della popolarità goduta e sopportata da Hoi An, con il suo patrimonio ecologico che, secondo gli ecologisti, può funzionare solo se si gestisce il numero di turisti e le attività in modo sostenibile.

L’isola di Cu Lao Cham ricevette nel 2009 il sostegno dell’UNESCO come sito di biosfera, parte dello sforzo complessivo di legare le sue spiagge intatte, i punti di immersione corallini e i resort tranquilli alla terra ferma di Hoi An.

Intorno all’isola ci sono 277 specie coralline, 250 specie di pesci, crostacei e 97 tipi di molluschi, una vittoria per la conservazione resa possibile dagli abitanti del posto che hanno ripulito l’inquinamento da plastica e si sono impegnati a combattere la pesca eccessiva nelle acque blu.

“Non è stato facile far sì che i pescatori accettassero di smettere di pescare nella barriera corallina accettando zone per la pesca sostenibile” racconta Le Ngoc Thao, scienziato ambientale e presidente dell’agenzia di protezione marittima dell’isola, APM.

“Abbiamo dovuto convincerli che avrebbero potuto ottenere entrate maggiori se portavano i subacquei a vedere l’immacolata barriera corallina traboccante di pesce.”

Alla fine molti pescatori hanno accettato di adattare le loro barche al trasporto dei turisti, permettendo alla Agenzia di lavorare alla protezione della barriera che vive le minacce globali del riscaldamento dei mari responsabile dello sbiancamento dei coralli.

L’isola è il solo posto del Vietnam dove dal 2011 si promuove il divieto delle buste di plastica e i programmi delle 3R, Riduci-riusa-ricicla, e anche la lotta da decenni alla pesca eccessiva.

Ci sono regole ferree per evitare la raccolta eccessiva dei granchi di terra dell’isola, una colonna fondante dell’ecosistema isolano, la cui popolazione è cresciuta del 75%. Poi, per evitare le insidie dell’invasione turistica di massa, si è posto il limite di 3000 visitatori al giorno.

Gradualmente, il lavoro di conservazione e l’approccio di moderazione verso il turismo hanno dato i loro frutti, dice l’isolana Cao Huyen, che lavorava per l’agenzia e ora fa la guida turistica.

“Le specie ittiche sono aumentate”, ha detto. “Hanno portato la consapevolezza ambientale alla comunità locale. Di conseguenza, ora siamo una delle isole più pulite del Vietnam”.

Le proposte dell’AMP dipendevano dall’approvazione delle autorità provinciali della città di Danang, un raro esempio di autonomia locale che incontra il supporto scientifico e la buona governance per creare quello che l’Unesco descrive come un modello di eco-turismo basato sulla comunità.

I critici sostengono che Hoi An rischia di scivolare all’altro estremo dello spettro. Dopo il riconoscimento dell’UNESCO, fu creato un piano di gestione per preservare il sito patrimonio dagli allagamenti e dallo sviluppo edilizio.

Ma dei progetti privati discutibili contribuiscono a sconvolgere la piccola cittadina tra cui l’appiattimento delle dune di sabbia lungo il fiume Hoi An per far posto a uno sfarzoso parco a tema, che ha irritato gli ecologisti locali.

Inoltre, al di là delle viuzze antiche vi è un affluente del fiume costeggiato da foreste di mangrovie di notevole importanza ecologica che furono piantate nell’ambito dei piani di resilienza al cambiamento climatico dell’AMP e che sono anche aree critiche per il deposito di uova per i pesci e degli uccelli migratori.

Le gite sulle tradizionali imbarcazioni a cesto sul fiume Thu Bon hanno avuto un’impennata, con un’impronta coreana di K-pop e techno che vede la musica ad alto volume penetrare la serenità delle rive circostanti.

La richiesta di organizzare un karaoke scatenato è stata guidata da visitatori in cerca di emozioni, provenienti soprattutto dalla Corea del Sud, da Taiwan e dalla Cina continentale. I proprietari di imbarcazioni e gli operatori turistici locali hanno facilitato l’installazione di sistemi audio mobili a bordo delle tradizionali imbarcazioni a cesto in cambio di un compenso extra.

“Abbiamo fatto pressione contro la musica ad alto volume”, ha dichiarato il responsabile della biodiversità di Hoi An, Le Ngoc Thao che ha aggiunto che questa area però fu definita come una zona tampone dove sono permesse attività in un piccolo passo del fiume per limitare l’impatto del turismo sulle tradizioni locali e la biodiversità.

L’AMP comunque ha ottenuto una vittoria parziale a novembre 2023 quando le autorità provinciali di Quang Nam annunciarono il divieto del karaoke nella foresta di palma da nipa di Bay Mau e nei luoghi turistici a Hoi An per ridurre l’inquinamento autistico.

“Fermammo la musica e le danze sulle barche che entravano nella foresta” ha detto Thao.

Ora gli operatori turistici accettano visitatori che rimangono ad Hoi An per giri ecoturistici più dignitosi di mattina, lasciando i pomeriggi alla folla di festaioli più chiassosi provenienti da Danang.

E’ la lama a doppio taglio del turismo moderno, dice l’isolana Cao Huyen.

“Per quanto sia cambiata, amo Hoi An … abbiamo bisogno che arrivino i turisti. Credo che la soluzione sia di mantenere una certa fiducia in se stessi per non essere divorati dai valori del turismo di massa”.

Tom Fawthrop, SCMP

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