Il racconto di un uomo Iban a Johor parla della diversità malese

Gawing, un membro della etnia indigena Iban del Sarawak e cristiano, aveva 19 anni quando arrivò la prima volta nello stato di Johor nel 1993.

Di certo non si sarebbe mai aspettato che, solo un quarto di secolo dopo, avrebbe vissuto e lavorato nella capitale dello stato di Johor Bahru.

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Photo: Team Ceritalah

Dopo essere cresciuto in una comunità Iban di una casa lunga isolata a 250 chilometri dalla capitale dello stato malese orientale di Sarawak, figlio maggiore di coltivatori poveri di pepe nero, ricevette una borsa di studio per studiare ingegneria civile.

Una delle prime cose che notò a Johor fu che le differenti razze vivevano in modo alquanto separate tra loro.

“Sarawak è un luogo multirazziale ed inclusivo. Ci ritroviamo insieme indipendentemente se è un ristorante cinese o un caffè indiano musulmano, ma a Johor era molto differente”

Naturalmente in quei giorni la Malesia, la combinazione della penisola della Federazione di Malaya e degli stati del Borneo di Sabah e Sarawak, esisteva appena da una trentina di anni.

Poiché le due parti del paese erano divise dal Mare Cinese Meridionale, la maggioranza dei cittadini ordinari non aveva idea della vita dall’altra parte della vasta estensione di mare.

All’inizo Gawing aveva intenzione di restare a Johor per laurearsi e poi tornare a Sarawak.

Fu comunque fortunato da trovare immediatamente dopo la laurea un lavoro a Johor Bahru e continuò a stare.

Da allora Johor è cresciuta esponenzialmente da allora ed offre opportunità e prospettive molto superiori a quelle di Sarawak, con la sua economia di risorse naturali fortemente controllata, tanto da reggere il confronto con Singapore dall’altra parte dello stretto.

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Gawing che ora lavora per una compagnia petrolifera ed è sposato con tre figli era composto e per nulla presuntuoso nel raccontare la propria storia.

“A Johor sono a casa, ma Sarawak è il mio villaggio Iban” dice riferendosi alla sua terra natia come il villaggio ed il posto dove è nato.

E tuttavia la storia di migrazione interna di Gawing, della diversità linguistica e religiosa e del migrare da un mondo dove viveva come parte di una maggioranza in un altro dove vive come parte di una minoranza è la storia che la maggioranza conservatrice musulmana malese tende a disprezzare.

Ed è anche una parte fondamentale del DNA del paese e fondamentale per un futuro più progressista e dinamico.

Secondo il censimento del 2010 c’erano 342900 malesi orientali che vivevano nella penisola.

Si crede che questa cifra sia cresciuta sostanzialmente nello scorso decennio. Di certo a sottolineare l’integrazione crescente c’è l’immenso traffico aereo sul Mare Cinese Meridionale.

Naturalmente gli abitanti di Sabah e Sarawak, come Gawing, che vivono nella penisola possono avere un’influenza diretta su ciò che li circonda immediatamente. Ma oltre quello, sono un canale diretto fondamentale dell’informazione in un’era di media sociali per amici e parenti a casa creando visioni ed opinioni.

Questo è ancor più importante quando si capisce che un quarto dei seggi del parlamento malese la costituzione li riserva ai due stati.

Allo stesso tempo, la Malesia Orientale ha la proporzione maggiore di bumiputra, figli della terra, non musulmani come Gawing. Comunque nella Malesia intera la maggioranza dei bumiputra sono musulmani e malay. Di contrasto a Sarawak, lo stato che manda il numero maggiore di parlamentari, il 42% della popolazione è cristiana e solo il 32% musulmana.

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Team Ceritalah si è unito a Gawing la domenica per una messa della sera. E’ stata un’esperienza energetica ed ad alto numero di ottani con luci lampeggianti, canti e danze. Comunque l’aspetto più interessante della cerimonia fu la sua conduzione totale in malese. C’è anche un rituale differente nella lingua Iban.

Ora la lingua che si usa nelle preghiere è la lingua più elevata ed intima. Inoltre i bumiputra non musulmani quando si riferiscono a Dio dicono Allah.

In un momento in cui tanti altri malesi voltano le spalle al Malese, mandando i figli a scuole e college dove la lingua di istruzione è cinese, tamil o inglese, i malesi orientali sono in controtendenza.

Il loro impegno con la lingua nazionale è profondamente radicato e inamovibile. E nota interessante è che tutti e tre i figli di Gawing vanno in scuole statali.

Quando gli si chiede delle ultime elezioni suppletive a Tanjung Piai e della vittoria straripante per il partito di opposizione del BN è perplesso:

“Questa è Johor, la gente è diretta, se si vogliono liberare di te, lo faranno. Comunque dobbiamo aver pazienza. I cambiamenti non avvengono dal giorno alla notte e si deve dare al governo attuale del Pakatan Harapan più tempo”

Mentre il potere politico in Malesia continua a dividersi e disperdersi, si spera che gli abitanti di Sabah e Sarawak esercitino una maggiore influenza iniettando nella penisola le loro visioni più inclusive e progressiste.

Karim Raslan, South China Morning Post

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