Abbandonato in carcere a Wamena sulle alture di Papua

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Il cittadino polacco Jakub Skrzypski si trova in carcere a Wamena per un’accusa senza prove di tradimento per aver cercato di commerciare armi per l’Indipendenza Papuana

Chiunque abbia visitato Papua sa che non si riesce a lasciare l’aeroporto che qualcuno inizia a parlare dell’indipendenza papuana.

Può essere l’addetto alla dogana, il tassista, chi ti vende una tazza di caffè.

Tutti ne parlano perché raramente incontrano uno straniero per la semplice ragione che loro non possono arrivarci se non sono turisti.

in carcere a wamena cittadino polacco Jakub Skrzypski

Questa è la ragione esatta per cui il cittadino polacco Jakub Skrzypski si trova in carcere a Wamena.

Skrzypski era sulle alture di Papua con un visto turistico. Cominciò a parlare con la gente del posto come fanno tutti. Si è presentato il tema dell’indipendenza papuana. Fu immediatamente arrestato dalle forze di sicurezza indonesiane.

Nel 2019 Skrzypski fu condannato a cinque anni di carcere per tradimento, poi estesi a sette. E’ il primo straniero ad essere arrestato per questa accusa. Il parlamento europeo lo ha riconosciuto come prigioniero politico, ma l’Indonesia ha ignorato le richieste che fosse riportato in Polonia. Skrzypski è ancora in carcere.

Il reato di Skrzypski fu apparentemente rafforzato dalla stampa indonesiana con l’affermazione che fosse coinvolto in un complotto per contrabbandare armi ai combattenti pro-indipendenza del Movimento per la Papua Libera (OPM-TPNPB), che stanno ancora combattendo sulle montagne della Papua Occidentale contro le forze indonesiane che hanno preso il controllo del loro Paese nel 1963.

Il processo si tenne a Wamena e Skrzypski non potette avere un contatto significativo con il proprio avvocato o con l’Ambasciata Polacca a Giacarta. I militari indonesiani hanno negato loro di potersi recare nella città delle alture, come fanno sempre con l’ONU, con l’alto commissario dei rifugiati dell’ONU e la croce rossa ed i giornalisti.

Occasionalmente Skrzypski può usare un telefono da cui mi manda foto e messaggi. Qualche settimana fa le guardie indonesiane si ubriacarono e minacciarono di ucciderlo. Aveva paura che potessero farlo. C’era qualche trambusto che correva tra prigionieri papuani e indonesiani.

Il carcere a Wamena è estremamente lontano.

Nei messaggi che ci siamo scambiati, Skrzypski dice che ha sette cose che vuole dire.

La prima cosa è su cosa faceva a Papua Occidentale. Non aveva uno scopo preciso, era solo una persona curiosa che si guarda intorno. “Pensai di poter pubblicare una serie di articoli, un libro di viaggio o un documentario amatoriale”.

La seconda cosa è sul suo arresto che avvenne quando viaggiava con Edo Wandik che fu rilasciato poco dopo. In seguito fu collegato un altro uomo Simon Magal a questo caso. Magal parlò a Skrzypski di armi. Il sottoscritto che viene da Papua Occidentale sa che la gente ti chiede sempre di armi. Agli inizi degli anni 2000 quando i giornalisti poterono accedere per un po’ a Papua, mi chiedevano sempre: “A cosa servono le tue storie? Abbiamo bisogno di armi”.

Ovviamente dissi loro che non potevo essere di aiuto. Skrzypski dice che non credeva che Mogal avesse intenzioni serie.

“Mi mandò varie richieste di armi via Facebook, dopo alcune conversazioni innocenti su altre cose. Gli davo solo risposte vaghe e dimenticai la questione perché il tipo non mi parve pericoloso. Dopo mi disse che era uno scherzo. Ma la polizia la prese molto seriamente” scrive Skrzypski

La terza cosa di Skrzypski è questa: “Non ho mai posseduto armi o munizioni né sono stato beccato con qualcosa o intendendo fare qualcosa. Tutte queste informazioni sono confabulazioni indonesiane”.

La quarta cosa è che lui vive in Svizzera e non va in Polonia dal 2009, cosa importante per poter accedere all’assistenza del consolato.

Il quinto punto è che ammette che quando fu arrestato “la polizia potrebbe aver pensato di aver appena scoperto una cosa seria e di aver fatto scalpore sui media”. Quando fu chiaro che non era così, non hanno potuto tirarsi indietro.

“Ben presto si sono accorti di non avere nulla. Temendo di perdere la faccia, hanno deciso di portare avanti la questione con ogni mezzo necessario” dice il cittadino polacco in carcere a Wamena.

Il sesto punto è sul processo a Wamena. Per lui il processo e la sentenza furono insolite ed eccessive. “Sono stato condannato senza una vera prova”

L’ultima cosa è che sono mancati interesse e diplomazia per il suo caso. “Fino ad oggi solo negazioni. Non c’è alcun interesse da parte dei giornalisti, specie stranieri”

Skrzypski sta gestendo bene la situazione e sembra essere di buon umore. Il silenzio sulla sua incarcerazione, tuttavia, lo frustra. Fa notare che altri “turisti” in situazioni simili sono stati semplicemente espulsi, mentre lui è stato imprigionato e nessuno ha detto nulla.

Lo scrivente ha chiamato l’ambasciata polacca a Canberra che ha risposto che non potevano commentare. Mi è stato detto di chiamare Giacarta, cosa che ho fatto. Jakarta ha detto che non poteva commentare e ha indirizzato il sottoscritto agli affari esteri di Varsavia che ha risposto che erano occupati: hanno detto che avevano le mani occupate per la guerra in Ucraina e non avevano tempo per questo cittadino dall’altra parte del mondo.

Alcuni papuani provano ad aiutarlo. Altri detenuti per accuse false di separatismo, che ora le autorità indonesiane chiamano terrorismo, sembrano dargli un po’ di aiuto.

Il governo di Skrzypski sembra incapace di aiutarlo. Il governo indonesiano non permetterà al consolato polacco di visitarlo. Non permetteranno a nessuno che sia ONU oppure ONG di visitarlo.

E’ totalmente isolato ed anche il governo australiano è silenzioso.

Le priorità della Guerra Fredda di tenere l’Indonesia lontano dal campo comunista significò che gli USA persuasero gli Olandesi ad abbandonare le speranze di formare una Papua Occidentale libera ed indipendente, quando si ritirarono dalla regione negli anni 60. Poi il resto è storia.

Gli olandesi se ne andarono e giunsero gli indonesiani che presero il controllo della miniera d’oro più grande al mondo e che iniziarono a sopprimere e soggiogare la popolazione. L’Australia non disse nulla in linea con l’alleato americano.

Questa è una ragione per cui ora non sentiamo di Jakub Skrzypski in carcere.

John Martinkus, The Saturday Paper

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