Elezioni politiche indonesiane: corruzione e la riforma di Jokowi

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Nelle prossime elezioni politiche indonesiane del 9 aprile prossimo per eleggere 560 deputati ci sono tante cose in ballo, ma la stabilità non è certo una di queste. I candidati competono per l’influenza ed il potere tradizionali non per l’anima della nazione. E anche se l’odio diffuso verso la corruzione è il sentimento prevalente, gli strumenti nelle competizioni legislative sono sempre le stesse, denaro e amicizie.

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Non esiste una divisione nazionale amara simile a quella che si osserva in Thailandia. La divisione razziale percepita in Malesia è essenzialmente assente. La conta delle vittime che è così comune nelle elezioni filippine manca. Indonesia che era considerata sull’orlo di una possibile dissoluzione dopo la fine dell’era Suharto nel 1998 si è raddrizzata negli ultimi dieci anni.

Le elezioni politiche indonesiane del 9 aprile determineranno quali partiti dominanti parteciperanno all’elezione presidenziale del 7 luglio, e presagiranno le contrattazioni che fisseranno le coalizioni necessarie per affrontare una soglia ben precisa – 20% dei seggi o 25% del voto popolare per un partito o coalizione – per presentare un candidato presidente. A livello locale, i partiti provano a conquistare i voti con denaro contante e regalie. Sul piano individuale i candidati, alcuni dei quali pagano tanto ai partiti solo per essere candidato, si approntano a riprendersi il loro investimento mediante l’accesso ai fiumi sotterranei di ricchezze che vanno verso i legislatori.

Qualcosa di incasinato, rumoroso, sfacciato e talvolta senza alcuna vergogna. Un quotidiano di Giacarta di questa settimana citava una donna che parlava di ciò che accade: “Frequentavo la campagna elettorale del Partito Democratico non troppo tempo fa e davano due euro. Mio cugino che andava alle manifestazioni del Partito Gerindra allo stadio Karno riceveva anche del denaro”. La donna disse di essere rimasta scocciata quando andò alla campagna elettorale di un partito piccolo e trovò che non avevano elargito denaro.

Dietro le scene, si spendono vaste quantità di denaro mentre l’elite nazionale lotta per avere influenza nelle prossime elezioni. La rivalsa viene dopo sotto forma di scappatoie scritte nella legislazione che si stende in segreto e che può sembrare scioccante quando poi diventa pubblica. Ho incontrato varia gente che ha lavorato per il parlamento che scherzava sulle valigette di denaro che passano per i loro uffici in conseguenza dei vari accordi legislativi.

Può durare questo sistema? Molte recenti indagini mostrano che la corruzione sia la prima questione tra gli elettori, un fatto che alimenta la popolarità del governatore di Giacarta Joko Widodo, o Jokowi, che è stato sostenuto come candidato alla presidenza per il PDI-P. Infatti senza puntare le dita al predecessore al palazzo di città, Jokowi si è messo al lavoro su cambiamenti sensibili quale metter online le raccolte di tasse delle imprese come un modo per eliminare i “mediatori delle tasse” che fanno la cresta dalle entrate intese per il governo.

Ma sembra esserci tra gli elettori una specie di rassegnazione sulla questione corruzione. Un’indagine statistica di percezione sull’integrità elettorale condotta dalla Commissione per la lotta alla Corruzione (KPK) nel 2013 mostrava che il 71% degli intervistati credeva che la pratica della politica del denaro fosse normale. A far riflettere di più è il 67% che dice che la pratica deve continuare.

Quella scoperta sembra adattarsi alla calma durante la stagione elettorale quando le tensioni razziali, etniche e religiose sono pressoché assenti, pochi si aspettano disordini e i partiti religiosi religiosi che scompaiono come fattore elettorale. Nessuno marcia per le strade seriamente. Il sistema può essere corrotto, le persone sembrano dire, ma la nazione va abbastanza bene.

Il declino dell‘Islam politico è un esempio. Sono cinque su dodici i principali partiti politici islamici del paese, ma nessuno di sicuro andrà molto bene. Sono comuni crescenti manifestazioni di pietà islamica, con scialli e vestiti musulmani che diventano comuni nella Giacarta stilizzata, dove un tale vestire era una volta raro, ma non si traduce in poter politico. Si prenda il Partito della Giustizia Prosperosa, PKS.

Un faro della riforma guidata dall’Islam durante i giorni finali di Suharto, il PKS si trovò nel mezzo di uno scandalo di sesso e denaro, legato alla quota di carne da importare lo scorso anno ed è ora fonte di ridicolo. Altri partiti islamici sono caduti nelle lotte intestine mentre la religione torna a farsi da parte rispetto ai partiti laici indipendentemente da quante donne scelgano di coprirsi il capo.

Nel 1998 quando l’Islam Politico divenne per la prima volta un fattore, dopo che per anni Suharto aveva controllato strettamente l’espressione politica dell’Islam, i partiti religiosi ottennero circa il 34% del voto.

Nel 2009 il voto islamico scese al 26%. Questa volta si predice una discesa verso il 15%.
Ora tutti i grandi partiti sono laici. Il PDI-P di orientamento nazionalista, guidato dall’immagine della riforma di Jokowi, non sembra colpito dal fatto che si dica che Jokowi pratichi una forma di Islam sincretico giavanese che è un anatema per i puristi dell’Islam; si pensa che il partito prenderà il 30-35% dei seggi alle elezioni del 9 aprile, molto più di qualunque altro partito. Lo sfidante più vicino di Jakowi, Prabowo Subianto, è sdegnoso dell’intolleranza religiosa e proviene da una famiglia mista musulmana cristiana. Il suo partito Gerindra sta salendo nei sondaggi ma si attesterà appena per porre un candidato presidenziale sulla scheda senza un partner di coalizione. Il terzo maggior partito Golkar fu fondato da Suharto come un veicolo laico, nazionalista per la sua dittatura e resta il partito più coeso nel paese.

E’ difficile prevedere cosa uscirà dalle elezioni legislative se non una possibile pausa prima di una tempesta che cresce, dal momento che elettori sempre più sofisticati non sembrano voler tollerare per sempre la macchia enorme di corruzione. Gli sandali hanno fatto già la propria vittima sul PKS e sul partito del presidente Yudhoyono, il partito democratico; sia Golkar che PDI-P hanno di recente anche loro la quota di legislatori in carcere.

Se dovesse il PDI-P uscire dalle elezioni del 9 aprile con una maggioranza di voti, il messaggio sarà più chiaro. Il partito di Yudhoyono divenne importante con la promessa di lottare contro la corruzione che però lo sta portando a numeri a singola cifra stando ai sondaggi.

Gli elettori sembrano destinato a dare al PDI-P di Jokowi la possibilità di prendere una posizione in favore di una riforma. Indipendentemente dalla calma di superficie nel paese, non sarebbe saggio deludere la gente per una seconda volta.

LIN NEUMANN, ASIA SENTINEL

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