INDONESIA: Giacarta, l’alluvione e l’inquinamento dei fiumi

Ci si trova di nuovo in quella parte dell’anno quando vaste aree di Giacarta si trovano immerse nell’acqua fino all’anca, vittime non tanto degli alluvioni della stagione quanto della mancanza di acqua e fogna, di un’infrastruttura arretrata e di un sistema fognario inaccettabile.

INDONESIA: Giacarta, l'alluvione e l'inquinamento dei fiumi

Si stima che la salute di quasi 5 milioni di abitanti dei 10 milioni stimati della capitale indonesiana è minacciata dall’acqua del fiume, inquinata da acque di rifiuto domestiche ed industriali. Più di 50 mila persone muoiono ogni anno in Indonesia per la scarsa igiene e la mancanza di servizi igienici secondo uno studio del 2008 della Banca Mondiale, nel quale si stima che almeno 6 milioni di tonnellate di rifiuti sono rilasciati nei corpi idrici del paese senza trattamento.

Sfortunatamente Giacarta non è da sola. Mentre le città si sono ingrandite fino ad un livello per cui non sono più gestibili nel terzo mondo, al contempo il problema è anche influenzato dai cambiamenti climatici che gli studiosi del clima credono abbiano accresciuto gli eventi avversi. In un altro studio della Banca Mondiale, Città e alluvioni, si afferma che nei soli diciotto mesi passati vari alluvioni distruttivi hanno colpito Pakistan Australia, South Africa, Sri Lanka, Filippine, Brasile, Bangkok, il fiume Mississipi negli USA ed altre aree. Secondo il rapporto 178 milioni di persone sono state colpite da alluvioni nel solo 2010.

INDONESIA: Giacarta, l'alluvione e l'inquinamento dei fiumiGiacarta con la sua crescita è diventato un esempio da manuale che spiega quello che succede quando l’urbanizzazione incontra il rischio di alluvioni. La popolazione della città ha continuato a salire inesorabilmente con l’immigrazione di milioni dei suoi 237 milioni di abitanti che cercano un miglioramento della condizione economica. In quello si trova al passo col resto del mondo. Nel 2008 per la prima volta nella storia umana, metà della popolazione vive nelle città, due teri dei quali vive in nazioni a basso o medio reddito. La popolazione urbana mondiale è stimata crescere del 60 % nel 2030 e 70% nel 2050 fino ad un totale di 6,2 miliardi o il doppio della popolazione rurale prevista per il tempo secondo uno studio della Banca Mondiale.

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Giacarta ha lo stesso problema con le alluvioni come dovunque, a parte Manila dove i tifoni dei due anni scorsi hanno buttato massicce quantità di acqua sulle aree basse paralizzando i servizi amministrativi della città costringendo a sentire i disagi dell’alluvione per settimane, oppure Bangkok dove gli abitanti hanno sempre problemi con l’acqua.
Al pari delle città costiere, Giacarta fu costruita su una piana alluvionale poiché quando la città fu fondata l’acqua era il principale mezzo di trasporto. La città è attraversata da 13 fiumi che per la mancanza di dragaggi, cominciati su tre fiumi, si vanno intasando. Quasi il 40% della città si trova sotto il livello del mare, e continua a sprofondare per la subsidenza per la continua estrazione dell’acqua di falda a scopi urbani. Il cemento ha rimpiazzato gli spazi verdi rendendo impossibile la capacità dell’acqua piovana di penetrare il suolo.

Il dragaggio dei fiumi è solo uno dei problemi. In un paese contrassegnato dal grande numero di amministrazioni provinciali e giurisdizioni intrecciate in Giacarta come in tutto il paese, le misure di mitigazione devono cominciare vicino alle sorgenti dei fiumi, piuttosto che nelle aree basse dove le acque dell’alluvione sono più difficili da controllare.

Il vice ministro dell’Ambiente Indonesiano Hendri Bastaman ha detto all’IRIN, il servizio di informazioni dell’ONU, che l’inquinamento dei fiumi a Giava occidentale sta peggiorando specie il Ciliwung e il Citaruma. “La maggioranza dei reflui viene dalle famiglie che usa i fiumi come servizi igienici personali. Abbiamo trovato anche mercurio che sospettiamo proviene dalle industrie o da quelle piccole attività estrattive vicine ai fiumi.”

Il coordinatore di Kruha, una coalizione di ONG dedicate all’accesso all’acqua potabile a Giacarta ha detto all’IRIN che nessun fiume della capitale può essere considerato salubre per uso umano. “Anche chi fornisce acqua a Giacarta non usa l’acqua di qui poiché è altamente inquinata. Invece usano l’acqua dal fiume Citarum che è anche fortemente inquinato. Anche dopo i trattamenti è ancora insalubre per bere.” Il Citarum scorre a Nord di Bandung per circa 300 chilometri fino al Mare di Giava.

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Le alternative di acqua potabile per le comunità povere sono sempre meno e lontane, dice Sahib. “Molti usano acqua di falda, ma a causa della cattiva fogna e della defecazione all’aperto, il 90% dell’acqua di Giacarta è contaminata dal battere dell’escherichia coli che ha causato molte morti di bambini e che rappresenta la principale minaccia di questi fiumi.”

Il portavoce dell’UNICEF indonesiana, Edward Carwardine, ha riferito all’IRIN che a Giava Occidentale l’uso dell’acqua trattata, ottenuta dai rubinetti, pozzi coperti e sorgenti, è molto meno della media nazionale con solo metà della popolazione che ne è servita. “Quando le famiglie non hanno accesso a fonti di acqua trattata le malattie sono molto più probabili. Un quarto delle morti dei bambini sotto i cinque anni in Indonesia sono causate da malattie diarroiche.”
L’OMS stima che a livello nazionale ogni anno muoiono 20 mila bambini attorno ai cinque anni per diarrea. La febbre di Dengue e la malaria, diffuse da zanzare che crescono in acque stagnanti, sono responsabili per un ulteriore 3% di morti complessive di bambini, secondo Carwardine, che aggiunge sarebbe necessaria più attenzione a porre termine alla vasta pratica di defecare all’aperto.

Il ministro dell’ambiente Bastaman ha detto che il governo sta usando campagne di educazione per far comprendere i pericoli di un’acqua non potabile e per porre fine alla defecazione nei fiumi. “Per il Ciliwung abbiamo un piano di dieci anni per riportare in salute il fiume. Ma per il Citarum è impossibile restituirlo allo stato precedente. L’inquinamento è semplicemente troppo.”

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