Divieto del taglio delle foreste vergini. Le eccezioni illustri?

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Giovedì 19 maggio il presidente Indonesiano Yudhoyono ha firmato il decreto che autorizza una moratoria di due anni sulle nuove concessioni di deforestazione di foreste vergini.

Il decreto attua quanto stipulato in un accordo con la Norvegia che garantisce così 1 miliardo di dollari, secondo un progetto delle nazioni unite che ha lo scopo di aiutare le nazioni in via di sviluppo a mantenere le foreste vergini.

olio di palma per foreste vergini

Non sono stati rilasciati al momento informazioni sull’applicazione della moratoria nell’arcipelago che è sede di alcuni tratti ancora intatti di foreste pluviali.

L’Indonesia è la terza al mondo per le emissioni di gas serra a causa della distruzione delle foreste vergini e il loro rimpiazzo con piantagioni di olio di palma.

L’Indonesia ha rivelato una lunga serie di esenzioni alla moratoria di due anni dei nuovi permessi per abbattere le foreste vergini e i terreni ricchi di torba, una concessione alla forte industria delle piantagioni nella più grande nazione produttrice di olio di palma, fortemente osteggiata dai gruppi ambientalisti.

Ovviamente la concessione ha fatto salire le azioni delle industrie dell’olio di palma alla borsa di Giacarta.

Saranno escluse dalla moratoria quei permessi già accorati in linea di principio dal ministero delle foreste e le estensioni dei permessi esistenti, oltre che a progetti per sviluppare fonti di energia, riso e zucchero.

Quindi progetti geotermici, esplorazione di gas e centrali, oltre che per risaie e piantagioni di zucchero, sono stati esclusi dalla moratoria. C’è quindi “un’attenzione” ai settori agricoli ed energetici che sono importanti per una nazione che cresce molto in termini sia di PIL che di popolazione.

Questa lista comunque non prevede ricompense per quelle imprese che non possono espandersi nelle località protette.

Secondo fonti di agenzia, le pressioni delle lobby dell’industria dell’olio da palma hanno funzionato e permesso di raggiungere i loro obbiettivi. Nel contempo anche il ministero delle foreste potrà ancora contare su molte entrate derivanti dal taglio delle foreste.

La posizione di Greenpeace è chiara a riguardo:

“E’ una amara delusione, in quanto non fa nulla per proteggere le foreste vergini indonesiane e i terreni torbosi. Il 75% delle foreste che si intende proteggere da questa moratoria sono già sotto protezione di altre leggi indonesiane e le numerose esenzioni erodono ulteriormente qualunque beneficio ambientale.”

Come se non bastasse, il presidente indonesiano ha anche permesso con un altro decreto le attività di miniera sotterranee nelle foreste protette per venti anni, se le condizioni di impatto ambientale sono verificate, dando quindi una mano di aiuto alle attività minerarie delle ditte Newmont, Eramet e Bumi Resourses.

Il consigliere del presidente aggiunge candidamente: “Non ci sono limitazioni per quelli che vogliono sviluppare piantagioni industriali. Non mettiamo al bando ditte per l’espansione dell’olio di palma. Stiamo solo consigliando loro di farlo su foreste secondarie.”

Secondo il ministero le foreste primarie sono quelle che ci sono da centinaia di anni ed ammontano a 44 milioni di ettari nel diffuso arcipelago dove il diboscamento illegale è comune.

Secondo vari analisti questa moratoria non genera pressioni negative sul settore dell’olio di palma considerato che

“La terra è lì, si possono avere piantagioni che siano accettabili ambientalmente ammesso che ci siano le infrastrutture.” dichiara alla Reuters un analista di Singapore. E che questo sia vero lo si deduce anche dall’accresciuto prezzo delle azioni delle ditte interessate.

L’Indonesia esporta la maggior parte del suo olio da palma anche se stenta a mantenere le riserve energetiche con una crescita della domanda interna crescente a cui soddisfare e che l’ha tenuta al riparo dalla crisi a differenza di altre nazioni.

Mentre le esportazioni di riso sono comunque cresciute, è lo zucchero la materia prima che importa molto e a cui alcuni gruppi di investimento pensano per produrre all’interno delle aree escluse dalla moratoria.

Il Gruppo Rajawali infatti pianifica di fare piantagioni da zucchero nelle lussureggianti foreste dell’Irian Jaya, Papua. Un altro analista dice: “Se essi sono esclusi dalla moratoria, loro continueranno comunque a diboscare… Ci sono tante esclusioni ma c’è coscienza. Dà la base su cui partire per ridurre le proprie emissioni”

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