Festival del Cinema gay e l’intolleranza in INDONESIA

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Inizia il Q! Film Festival in Indonesia che offre una larga selezione di film del cinema gay, bisessuali, transgender e sui diritti umani in differenti stili e per gusti diversi.

Per dieci giorni la Q-munity che ha organizzato l’evento che va avanti da nove anni consecutivi, presenterà 120 film, due mostre artistiche e varie discussioni in dieci posti differenti nella città di Jakarta e di altre città indonesiane. Tutti gli eventi sono ad entrata libera ma ristretta a chi ha più di 17 anni.

cinema gay LGBT

Uno dei fondatori e direttore artistico, John Badalu dice:

«Abbiamo una vasta varietà di film. Leggeri o musicali, film seri sui diritti umani. Presentiamo anche film sperimentali senza una chiara narrativa ed abbiamo anche documentari… Abbiamo film di ispirazione. Film con storie di gay che vivono repressi in piccole cittadine, come anche di gay che vivono in grandi città e che vanno incontro ad altro tipo di problematiche.»

Per gli entusiasti del cortometraggio c’è il prolifico regista di Singapore Royston Tan come pure una antologia di film brevi dedicati ai ragazzi e all’essere gay col titolo «Boys Will be Boys».
«Si parla dell’amore, delle relazioni, del manifestarsi, ma ancora più importante di ragazzi belli che vanno sullo schermo, ed si ride.»  si legge sul sito web del festival.

C’è anche una sezione dedicata ai cortometraggi indonesiani. Tra i registi indonesiani ci sarà Paul Agusta il cui film ruota attorno ad una donna con un disordine dipolare. Non è un film a tematica omosessuale ma è stato scelto per rappresentare il regista omosessuale come dichiara John Badalu.

John dice anche che sono contenti di non aver molto pubblicizzato il festival:

«Non cerchiamo di farlo diventare grande, più o meno come lo scorso anno, una decina di giorni. La sola differenza è l’aver aumentato il numero di punti di proiezione, dieci in totale, mentre il numero di film rimane lo stesso…. Vogliamo far crescere la coscienza sulle problematiche dei gay, lesbiche, transgender e dare alla gente dei film alternativi da guardare.»

Benché la gente cominci a capire le problematiche, la percezione è ancora negativa, il modo di rappresentare le problematiche nei media è ancora negativo.

Lo scopo del festival del cinema gay è di raggiungere gli individui e dare loro un’ispirazione, un po’ di forza. John dice che in molti sono andati da lui per dirgli di essere diventati più forti e coraggiosi tanto da lasciare i luoghi di lavoro discriminatori e manifestarsi in famiglia.

Secondo John Badalu, l’Indonesia è spesso descritta come moderata, una descrizione che sta bene ai diplomatici occidentali ma che fa irritare le minoranze religiose e non in quanto devono sempre sopportare l’angheria degli estremisti islamici. Una conferenza regionale è stata cancellata a marzo diopo che gruppi di estremisti islamici hanno invaso il luogo e hanno dato la caccia ai partecipanti. In un altro caso è stata una riunione della Commissione Nazionale sui diritti umani che è stata sciolta con la forza dagli estremisti. E non passa giorno che non si hanno notizie di aggressioni, ferimenti e incendi ai danni delle minoranze religiose, nonostante i ripetuti appelli del presidente indonesiano e delle autorità islamiche.

L’omosessualità in Indonesia rimane un tabù nonostante sia legale specie nelle zone islamiche più conservatrici, come Aceh, dove il parlamento provinciale ha cercato di approvare, senza riuscirci, una legge che rendeva punibile l’omosessualità con 100 frustate.

Anche alcuni ministri hanno provato a tagliare i fondi destinati alla lotta all’AIDS facendo la falsa equazione AIDS uguale omosessualità.

C’è quindi una lotta interna che finora però ha potuto garantire l’inizio del festival da parte delle autorità centrali, considerato che è un festival che va avanti da nove anni e i cui organizzatori hanno il gusto e l’intelligenza di presentare cose che possono essere fatte in questa nazione, come ha dichiarato un ministro.

Le proiezioni si faranno in luoghi privati e nei centri culturali delle ambasciate presenti anche nelle altre grandi città indonesiane, un appoggio internazionale e una legittimazione internazionale molto attesa, nella speranza che gli estremisti islamici non oseranno infrangere.

«Il doppio standard dell’Indonesia su questioni come la sessualità, la moralità e il proprio spazio privato lascia spazio per eventi come Q! festival. Gli indonesiani sono generalmente tolleranti verso i gay poiché la gente, vedete, ha doppi standard. Alcuni dichiarano la propria teligiosità ma poi in Internet navigano nei siti porno. Comunque qualunque cosa succeda saremo sempre in giro. Non è che possiamo scomparire»

E gli estremisti non si sono fatti attendere. Centinaia di estremisti, vestiti di bianco, hanno attaccato vari centri culturali francesi, tedeschi e olandesi in varie città indonesiane, strappando posters, entrando nei centri culturali e chiedendo a gran voce di fermare questo festival.
Il leader Salim Alatas, del gruppo FPI, ha minacciato gli organizzatori dando ventiquattro ore di tempo per interrompere il festival in quanto «proietta film che promuovono le relazioni omosessuali».

In una dichiarazione alle agenzie Salim Alatas dichiara durante una manifestazione al Goethe Institut a Menteng:

«Non vogliamo che questo luogo prenda fuoco a causa della decadenza morale».
Ci sono alcune semplici domande che abbiamo già posto in altri articoli sull’Indonesia.

Perché la polizia sta a guardare impotente? Perché si permette a simili individui di agire impuniti, da padroni? Perché i religiosi moderati, gli uomini di cultura non si ribellano a queste minoranze?

E’ la paura che lo stato indonesiano possa andare in pezzi qualora si prova a far applicare quello che è già scritto nella Costituzione e nelle leggi indonesiane?
 

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