INDONESIA: La foresta pluviale che brucia offusca i cieli del Sudest Asiatico

foresta pluvialeNonostante le numerose promesse del presidente indonesiano Yudhoyono, le foreste pluviali indonesiane continuano a bruciare fino al punto che il fumo è diventato tanto denso da far chiudere le scuole, da cambiare la rotta degli aeroplani e da inquinare l’atmosfera della maggior parte della vicina Malesia.
I vicini stretti dell’Indonesia riporteranno il problema del fumo asfissiante il 22 settembre a Bangkok all’incontro dei ministri dell’ambiente degli stati membri dell’ASEAN, incontro che è parte di una serie annuali di incontri per discutere dei problemi transfrontalieri.

A maggio il presidente Yudhoyono firmò la tanto reclamata moratoria di due anni delle licenze di diboscamento delle foreste vergini come parte di un accordo sul clima con la Norvegia per i crediti delle emissioni per tagliare i livelli globali di gas serra. Nel contempo il ministero delle foreste guadagna milioni di dollari nel rilascio dei permessi alle compagnie di produzione di olio di palma per diboscare foreste pluviali e fare posto alle piantagioni di palma. Gli ambientalisti hanno descritto la moratoria come un disastro a causa delle tante scappatoie che favoriscono le compagnie di produzione dell’olio di palma.

foresta pluvialeL’Indonesia infatti è la più grande produttrice di olio di palma al mondo ed è la quarta categoria produttiva del paese per capacità di esportazione, contribuendo con 8,54% alle esportazioni indonesiane. Inoltre l’agricoltura impiega il 38% della popolazione anche se produce solo il 15,3% del PIL. L’Indonesia è la terza nazione produttrice al mondo dei gas serra, la maggioranza dei quali proviene dal diboscamento illegale della foresta primaria e dalla combustione dei terreni torbosi di risulta della foresta.

Il governo ha detto più volte di voler ridurre le sue emissioni del 26% contro gli attuali livelli che producono 2 miliardi di tonnellate di CO2 annue, che derivano per lo più dalla deforestazione e dal cambiamento di uso della terra. Secondo le Nazioni Unite il 20 % del potenziale di riduzione del gas serra deve provenire dalle foreste e dalla torba.

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Ma oltre al fumo, comunque c’è anche una aria più densa di inerzia burocratica e di corruzione che continua ad essere di ostacolo agli obiettivi del protocollo internazionale conosciuto come REDD (Ridurre le emissioni dalla degradazione della foresta) nel quale sono incluse anche le foreste secondarie oltre alle foreste primarie intatte, di cui ogni anno ne esistono sempre meno. Le cifre ufficiali stimano che 35 milioni di ettari sono stati già degradati. Il ministero della foreste non riesce a dichiarare quanta foresta primaria resta ed è soggetta al REDD, affermando che 55 milioni di ettari di foresta primaria sono soggette alla moratoria. L’ufficio della presidenza comunque dice che dovrebbero essere 64 milioni di ettari di foresta primaria oltre ad altri 20 milioni di ettari di terreni torbosi. Lo scopo di questo progetto originario era di dimostrare che era possibile ricavar profitti dal mantenimento dell’ambiente evitando il taglio delle foreste.

Nonostante i piani complicati per aderire al REDD i fuochi continuano senza sosta e sembra che andrà avanti ancora così. Secondo un articolo della Reuters il progetto multimilionario che copriva 90 mila ettari di foresta sarebbe dovuto esser un progetto guida di salvaguardia delle foreste, mentre in realtà si trova al limite del collasso a causa di una burocrazia labirintica indonesiana, di leggi poco chiare e di una compagnia di olio di palma molto reticente che vuole accaparrarsi le terre torbose per le piantagioni. Dopo una spesa di 2 milioni di dollari in costi di sviluppo, il progetto è stato dimezzato dal ministro della foresta rendendolo inservibile.

Si pensi ce il ministero guadagna 15 miliardi di dollari all’anno per le tasse di concessione della terra da parte degli investitori, tasse che sono considerate una fonte illimitata di corruzione per funzionari e politici. Secondo Indonesia Corruption Watch il diboscamento illegale e le violazioni nella emissione di permessi di uso della foresta mettono in giro guadagni illegali stimati dell’ordine di 2,3 milioni di dollari ogni anno.

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Nel frattempo i vicini indonesiani stanno perdendo la pazienza con questa foschia che ogni anno si rinnova e sembra essere peggiore nel 2011. In una lettera del ministro malese alla sua controparte indonesiana, si lamenta di centinaia di fuochi nell’isola di Sumatra che hanno coperto la nazione con una coperta di fumo. E’ cosa comune che ai bambini di Johor e Negeri Sembilan siano rilasciate migliaia di mascherine a causa del fumo, come pure a Penang risulta danneggiato il turismo a causa del fumo. Secondo l’agenzia di informazioni Bernama il ministro dell’ambiente malese avrebbe spinto nella prossima riunione dell’ASEAN per la creazione di squadre per la repressione dei fuochi a livello regionale.

Le stesse preoccupazioni sono state espresse da Singapore secondo cui i fuochi nella provincia di Riau potrebbero dare problemi alla Formula1 e alle qualificazioni previste per 23 settembre che si svolgeranno di notte nella città stato.

Una compagnia aerea privata indonesiana, Lion Air, ha dichiarato di aver dovuto spostare i voli sulla rotta tra Jambi e Giacarta per la prima volta quest’anno a causa del denso fumo.

L’Indonesia, per alleviare questi problemi dovuti alla foschia più o meno densa, ha provato a indurre le piogge inseminando le nuvole con cristalli di ioduro di argento, mentre nel Borneo e nel Kalimantano centrale le piogge iniziate stanno già alleviando il problema